“Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20)

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    • VienieSeguimi
      VienieSeguimi ha pubblicato un articolo Vangelo 13 Dicembre + commento

      Dal Vangelo secondo Matteo 11,11-15
      In quel tempo, Gesù disse alle folle: «In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono. Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. E, se volete comprendere, è lui quell'Elìa che deve venire. Chi ha orecchi, ascolti!». 

      OMELIA 
      "Non è sorto uno più grande di Giovanni Battista" : è l'elogio che Gesù tesse per colui che grida la sua presenza e l'addìta al mondo come l'"Agnello" che toglie il peccato dal mondo. E' l'elogio della fede autentica e del testimone coraggioso, da annoverare tra coloro che s'impadroniscono del Regno di Dio. Possiamo dire che Giovanni giunge anzitempo alla grotta e s'impegna personalmente a spianare la via al Signore, pronto poi a scomparire quando egli si manifesterà al mondo. Giovanni impersona la figura di Elia, del grande profeta rapito su un carro di fuoco e che deve tornare nella pienezza del tempo. Profezia e realtà s'intrecciano misteriosamente nell'evento del natale di Cristo! Ancora una volta Egli viene, ci sollecita ad un incontro nelle fede per renderci suoi testimoni dinanzi al mondo. (Padri Silvestrini) 

      • Enrico53
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        • VienieSeguimi
          VienieSeguimi ha pubblicato un articolo Vangelo 12 Dicembre + commento

          Dal Vangelo secondo Matteo 11,28-3
          In quel tempo, Gesù disse: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero». 

          OMELIA 
          C'è un bell'invito oggi per tutti noi che stiamo, giorno dopo giorno, entrando nel clima natalizio, carichi dei nostri fardelli e spesso affaticati e oppressi dalle alterne vicende della nostra vita: «Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero». La nostra vita è un libro sempre aperto per il Signore: egli sa delle nostre vicende personali, legge ad ogni istante la storia del mondo ed è costante la sua cura paterna per tutti e per ognuno di noi. Cristo viene a redimere la nostra storia e ci sollecita ad andare con fiducia da lui per liberarci dalle nostre stanchezze e dalle nostre oppressioni. Egli sa che non siamo capaci a portare da soli certi pesi, né siamo capaci di liberarci dalle nostre stanchezze e dalle nostre infelicità e oppressioni. Abbiamo bisogno di un rifugio e di un ristoro sicuri, di una consolazione vera e di una gioia autentica e duratura. Il giogo che egli ci affida, la fatica del nostro ritorno a lui e l'impegno necessario per seguire i suoi precetti è "dolce" e "leggero", perché quel peso e quella fatica se la uniamo alla grande fatica che egli ha sostenuto per noi, portando con la croce, i pesi più grandi, i nostri peccati, concorre ancora ad essere motivo di salvezza e di redenzione. Gesù si definisce "mite ed umile di cuore", proponendosi come nostro modello e indicandoci la via per andare da lui: occorrono mitezza ed umiltà, le virtù che frenano le nostre inquietudini e ci predispongono ad una vera comunione con Cristo e con i nostri fratelli. (Padri Silvestrini) 

          • Enrico53
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            • Enrico53
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              • Aldejes

                LA TRAGEDIA DI CORINALDO HA FATTO TORNARE ALLA MENTE LA LETTERA CHE IL SANTO PADRE SCRISSE SULL'EMERGENZA EDUCATIVA. SE NON CREDIAMO CHE ESISTA UNA VERITA' E NON CI SONO VALORI CERTI, CHE TIPO DI EDUCAZIONE SI PUO' DARE ALLE GIOVANI GENERAZIONI?

                Cari fedeli di Roma,

                ho pensato di rivolgermi a voi con questa lettera per parlarvi di un problema che voi stessi sentite e sul quale le varie componenti della nostra Chiesa si stanno impegnando: il problema dell'educazione. Abbiamo tutti a cuore il bene delle persone che amiamo, in particolare dei nostri bambini, adolescenti e giovani. Sappiamo infatti che da loro dipende il futuro di questa nostra città. Non possiamo dunque non essere solleciti per la formazione delle nuove generazioni, per la loro capacità di orientarsi nella vita e di discernere il bene dal male, per la loro salute non soltanto fisica ma anche morale.

                Educare però non è mai stato facile, e oggi sembra diventare sempre più difficile. Lo sanno bene i genitori, gli insegnanti, i sacerdoti e tutti coloro che hanno dirette responsabilità educative. Si parla perciò di una grande "emergenza educativa", confermata dagli insuccessi a cui troppo spesso vanno incontro i nostri sforzi per formare persone solide, capaci di collaborare con gli altri e di dare un senso alla propria vita. Viene spontaneo, allora, incolpare le nuove generazioni, come se i bambini che nascono oggi fossero diversi da quelli che nascevano nel passato. Si parla inoltre di una "frattura fra le generazioni", che certamente esiste e pesa, ma che è l'effetto, piuttosto che la causa, della mancata trasmissione di certezze e di valori.

                Dobbiamo dunque dare la colpa agli adulti di oggi, che non sarebbero più capaci di educare? E' forte certamente, sia tra i genitori che tra gli insegnanti e in genere tra gli educatori, la tentazione di rinunciare, e ancor prima il rischio di non comprendere nemmeno quale sia il loro ruolo, o meglio la missione ad essi affidata. In realtà, sono in questione non soltanto le responsabilità personali degli adulti o dei giovani, che pur esistono e non devono essere nascoste, ma anche un'atmosfera diffusa, una mentalità e una forma di cultura che portano a dubitare del valore della persona umana, del significato stesso della verità e del bene, in ultima analisi della bontà della vita. Diventa difficile, allora, trasmettere da una generazione all'altra qualcosa di valido e di certo, regole di comportamento, obiettivi credibili intorno ai quali costruire la propria vita.

                Benedetto XVI, LETTERA ALLA DIOCESI E ALLA CITTÀ DI ROMA SUL COMPITO URGENTE DELL’EDUCAZIONE, 21 gennaio 2008

                • Aldejes
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                  • Enrico53
                    Enrico53 ha condiviso un link
                    • Enrico53
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                      • VienieSeguimi

                        Qual è il senso della vita?

                        Che te ne fai della tua vita se non fai felice nessuno?
                        Se non c’è qualcuno che si rallegri per te, che si apra alla gioia quando tu ci sei?
                        E che te ne fai delle tue ricchezze se non servono a spezzare le catene della fame, della solitudine, dello sconforto, affinché qualcuno riprenda a sperare perché ora potrà mangiare, vestirsi, studiare, nutrire i suoi bambini?
                        Se qualcuno ha incominciato a sorridere alla vita, a conoscere un po’ di felicità dall’ora in cui ti ha incontrato, allora tu hai liberato la vita da ulteriori spiegazioni, hai vinto il non senso, a questo punto puoi anche ritenere che la tua stagione è compiuta perché il tuo albero ha maturato i suoi frutti, puoi anche morire perché hai eguagliato Dio. Andare a vivere il dolore dell’altro è la vicinanza incarnata inventata da Dio per venirci a salvare; la vicinanza è la residenza della compassione, lo spazio dove l'amore può operare.
                        Senza la vicinanza l’amore è velleitario, è inutile, perché le ferite del prossimo rimangono aperte e scoperte, senza un po’ di olio che possa lenirle.
                        Lo scopo della vita non è quello di arrivare in qualche luogo, sul posto, ma di arrivare vicino a qualcuno.
                        (Padre Giovanni Marini)

                        • VienieSeguimi
                          VienieSeguimi ha pubblicato 1 immagini

                          Vieni Signore Gesù!

                          • VienieSeguimi
                            VienieSeguimi ha pubblicato un articolo Vangelo 7 Dicembre + commento

                            Dal Vangelo secondo Matteo 9,27-31
                            In quel tempo, mentre Gesù si allontanava, due ciechi lo seguirono gridando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi!». Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: «Credete che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!». Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la vostra fede». E si aprirono loro gli occhi. Quindi Gesù li ammonì dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!». Ma essi, appena usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione. 

                            OMELIA 
                            Ci pènetrano nel profondo le urla dei due ciechi del vangelo di oggi: il buio degli occhi e, ancor più quello dell'anima, creano lo strazio interiore, quello che induce appunto a urlare, a chiedere pietà. Gesù aveva già dichiarato che lo scopo della sua venuta, come aveva profetato Isaia, è quello di ridare la vista ai ciechi. Fa sì che i due si accostino a lui..., è il primo passo da fare per riaprirsi alla luce..., è cerca di far scaturire dal loro buio il chiarore della fede e li interroga: «Credete voi che io possa fare questo?» Il loro "sì" fiducioso fa sgorgare dal Cristo il dono della vista e la pienezza della fede: "«Sia fatto a voi secondo la vostra fede». E si aprirono loro gli occhi". Coloro che sono gratuitamente beneficiati dal Cristo, coloro che hanno il dono della fede non possono e non debbono tacere. Così hanno fatto i due illuminati da Cristo, così affermavano i primi apostoli, così anche «noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato». Per chi crede deve essere necessario, urgente rendere testimonianza di quanto ha ricevuto. (Padri Silvestrini) 

                            • Enrico53
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                              • VienieSeguimi
                                VienieSeguimi ha pubblicato un articolo Vangelo 6 Dicembre + commento

                                Dal Vangelo secondo Matteo 7,21.24-27
                                In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande». 

                                OMELIA 
                                Ritenere di poter entrare nel regno di Dio soltanto perché protagonisti di gesti superficiali e formali di religione o di preghiere dette solo con le labbra..., è una autentica illusione. Gesù proclama ai suoi discepoli ed oggi a noi: "Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli". Vuole dirci Gesù che se la nostra religiosità non ci orienta concretamente a compiere in noi la volontà di Dio, essa è sterile e vana. Di questi falsi religiosi il Signore ha detto: "Questo popolo mi onora con le labbra ma il suo cuore è lontano da me". Dinanzi al giudizio insindacabile di Dio potremmo sentirci dire: "Non vi conosco". Ascoltare e mettere in pratica è il nostro compito di credenti e fedeli a Cristo, se vogliamo che il nostro edificio spirituale sia come la casa costruita sulla roccia, in grado di resistere a tutte le intemperie e a tutte le tentazioni della vita. È la vera saggezza che fa poggiare su Cristo la nostra esistenza: è lui la roccia che rende solida e inattaccabile la vita. Fa sempre molta tristezza invece vedere case in rovina e vite franate perché costruite sulla sabbia. Non smettiamo mai di ammirare la solidità delle vite vissute eroicamente dai santi, loro sì, ci affascinano e ci incoraggiano, loro hanno costruito sulla roccia, non si sono limitati a dire "Signore, Signore", ma hanno ascoltato e messo in pratica anche quando la fatica si faceva dura. (Padri Silvestrini) 

                                • Cettina
                                  Cettina si è appena iscritto/a
                                  • VienieSeguimi

                                    Ecco, viene il Signore a salvare il suo popolo:
                                    beati coloro che sono preparati all'incontro.

                                    • VienieSeguimi
                                      VienieSeguimi ha pubblicato un articolo Vangelo 5 Dicembre + commento

                                      Dal Vangelo secondo Matteo 15,29-37
                                      In quel tempo, Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, lì si fermò. Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì, tanto che la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi guariti, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E lodava il Dio d'Israele. Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino». E i discepoli gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?». Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini». Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene. 

                                      OMELIA 
                                      La scena che oggi ci presenta il vangelo è fonte di grande speranza per noi credenti in Cristo, ma anche per tutta l'umanità: molta gente, una grande folla, si raduna intorno a Gesù "recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì". Il redentore, che si era autodefinito "medico", adempie così la sua missione: guarisce i corpi malati, suscita la fede nei presenti, ridona la vista ai ciechi... Quest'opera divina non è mai cessata: è ancora Lui che sana corpi e anime, è ancora lui a sentire compassione di tutte le nostre miserie e di tutte le nostre infermità. Ha compassione anche della nostra fame e, come allora, è ancora lui che è miracolosamente provvido per soccorrere tutte le nostre necessità fisiche e spirituali. Dinanzi alla folla di allora, dinanzi agli affamati di oggi, egli ripete ancora: «Sento compassione di questa folla... non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non svengano lungo la strada». Se però molti svengono e muoiono lungo le strade del mondo, ciò è dovuto ai nostri egoismi, alla mancanza di amore a Dio e al nostro prossimo. Troppo spesso e per troppo tempo lasciamo gemere nell'attesa i poveri del mondo. Dobbiamo ancora accrescere e dilatare la catena della solidarietà e godere nel costatare come anche oggi i miracoli della carità cristiana, diventino motivo di fede nell'unico vero Dio. Gesù così ha pregato per noi: "risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli". (Padri Silvestrini) 
                                       

                                      • Alessandro
                                        Alessandro si è appena iscritto/a
                                        • VienieSeguimi

                                          OGNI PAROLA DI GESÙ È PROFEZIA. Il cristiano vive nell’attesa che si compia la beata speranza che venga il Signore nostro Gesù Cristo. Questa verità è solo professione di fede o è anche stile e modalità di vita di ogni discepolo di Gesù? Una verità va scritta nel cuore a caratteri indelebili: La Parola di Dio, la Parola di Gesù, incisa nei testi sacri dallo Spirito Santo per mano dei suoi agiografi, infallibilmente si compirà. Gesù ritornerà, ma non più nell’umiltà della sua carne, non più nell’immagine di un Crocifisso, calpestato e vilipeso, rigettato e offeso, insultato e deriso. Verrà su una nube del cielo, verrà come nostro Dio, Signore. Verrà come Giudice dinanzi al quale ogni uomo, dal primo che è stato creato fino all’ultimo che naserà, dovrà piegare il ginocchio e confessare che solo Lui è il Signore e nessun altro. Oggi Cristo viene nella grande umiltà. Viene per annunziare al mondo la sua verità di Salvatore e Signore. Chi accoglie Cristo Gesù, accoglie la verità che è Lui stesso. Dimorando in questa verità, lui diviene vero. Esce da questa verità, lui ritorna nella sua falsità. Ma sappiamo che per odio contro la verità il mondo sia religioso che pagano ha inchiodato la Verità incarnata sulla croce. Ma secondo le profezie, Gesù è risorto ed è stato costituito dal Padre Verità eterna per ogni uomo. Chi vuole la verità sa dove attingerla: in Cristo Gesù, divenendo corpo del suo corpo e vita della sua vita. Tutto è in Cristo, per Cristo, con Cristo. Ma basta entrare nella verità per rimanere verità? È sufficiente che la barca entri in acqua perché si possa dire che ha già raggiunto il porto di destinazione, che per noi è la gloria eterna del cielo? Si parte, ma poi vi è un lungo cammino da percorrere. Tutti i figli di Israele sono usciti dall’Egitto, dalla sua dura schiavitù. Ma degli adulti soli due sono entrati nella Terra Promessa. neanche Mosè è entrato e neppure Aronne e Maria. Tutti morirono nel deserto a causa della loro non perseveranza nella fede nel loro Dio e Signore. Gesù ci mette in guardia contro tre grandi ostacoli: le dissipazioni, le ubriachezze e gli affanni della vita. Attenzione! Non sono tre tentazioni momentanee. Neanche quelle di Gesù vissute nel deserto sono tentazioni momentanee. Sono raccontate in una sola pericope, ma sono le tentazione di tutta la sua permanenza nel deserto del mondo. Appena battezzati è come se noi fossimo posti in tre grandi fiumi da percorre: il fiume delle dissipazioni, il fiume dell’alcool e di altre bevande inebrianti o cose stupefacenti che privano l’uomo della capacità di governare la sua vita, e infine gli affanni della vita. La nostra barca deve navigare questi tre grandi fiumi, ma mettendo ogni impegno, ogni attenzione, ogni sapienza e diligenza, ogni fortezza nello Spirito Santo, perché neanche una sola goccia di queste acque di morte entri in essa. Non si sta attenti per un giorno, ma per tutti i giorni sulla terra. Questo perché la tentazione sa trasformare in apparenza di vita, bene, necessità, bisogno, misericordia, carità, santità, tutto il veleno di morte che scorre in questi tre grandi fiumi. Se non si è ben piantati e radicati in Cristo Gesù e nel suo Santo Spirito, diviene difficile separare, distinguere l’acqua della vita dal veleno di morte. I nostri occhi sono incapaci di distinguere acqua e veleno. Anche se riuscissimo a distinguere ogni cosa, c’è la debolezza e la fragilità della volontà incapace di prendere la decisione del più grande bene per noi. Si può stare attenti, ma rispettando le regole dateci da Gesù. La prima regola è la nostra dimora nella Parola del Vangelo, Parola scritta, scolpita sulla carta, sulle tavole di pietra, sul papiro, sul bronzo. Non appena si esce dalla Parola scritta si è già nel grande fiume del veleno del pensiero dell’uomo. Questa regola può essere osservata se vi è il costante e perseverante ascolto della Parola degli Apostoli, per tutti Parola del Parroco, nella parrocchia di appartenenza. La seconda regola esige la nostra immersione nella grazia dei sacramenti, in modo particolare nel sacramento dell’Eucaristia, che dona nutrimento, forza e sostegno nello Spirito Santo alla grazia e allo Spirito Santo ricevuto negli altri sacramenti. La terza regola è la preghiera, che dovrà essere ininterrotta, sia preghiera personale e sia preghiere comunitaria, sia preghiera pubblica che preghiera privata. Dalla preghiera si attinge ogni grazia necessaria perché la barca della nostra vita non venga invasa e sommersa dalle acque velenose dei tre fiumi sui quali siamo chiamati a navigare. Altra regola da osservare sono le opere di carità sia spirituali che materiali. Sono queste opere che rivelano la verità del nostro buon cammino verso il raggiungimento della patria eterna. Se mancano le opere sia di carità materiale che spirituale, è segno che siamo già annegati o stiamo per annegare nelle acque avvelenate dei tre fiumi che stiamo navigando in vista del nostro approdo nella beatitudine eterna nei cieli.. Madre di Dio, ottienici ogni fortezza e ogni sapienza nello Spirito Santo. (Mons. Di Bruno)

                                          • VienieSeguimi

                                            #Avvento è il tempo opportuno per aprire il nostro cuore, per farci domande concrete su come e per chi spendiamo la nostra vita.
                                            Papa Francesco

                                            A volte non basta una vita intera, a volte tutto accade in un istante. Altre volte ancora, accade un Incontro che cambia la vita.
                                            Un momento preciso, che porti scolpito nel cuore, come Giovanni che annota nel Vangelo persino l'orario, "erano circa le quattro del pomeriggio".
                                            Da quell'incontro passano molti anni, un cammino di coscienza e affidamento a Cristo. E dopo molti anni, quando scrive il Vangelo, non può dimenticare quell'ora.
                                            L'incontro, quel primo incontro, lo cerchi, lo brami anche in mezzo ai dolori e le croci della vita che ti sbattono fino a toccare il fondo.
                                            Per me, proprio in quel momento, quando avevo toccato il fondo, si è aperto il cuore. Disarmato e senza difese...

                                            #corxiii #avvento2018

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