“Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20)

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    • VienieSeguimi
      VienieSeguimi ha pubblicato un articolo Vangelo 12 Novembre + commento

      Dal Vangelo secondo Luca 17,1-6
      In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono. È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi! Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: "Sono pentito", tu gli perdonerai». Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: "Sràdicati e vai a piantarti nel mare", ed esso vi obbedirebbe». 

      OMELIA 
      Tutto ciò che è peccato, il male in tutte le sue esterne manifestazioni, costituisce motivo di scandalo. Poiché queste tristi esperienze fanno parte della nostra vita quotidiana, anche il giusto pecca sette volte al giorno, gli scandali, lo afferma lo stesso Gesù, sono in una certa misura inevitabili. Guai però a chi si rende responsabile di questo terribile male. È come un seme malefico che viene gettato nel terreno insieme al seme buono. Nascerà la gramigna con il rischio di soffocare il grano buono. Gesù scandisce una dura sentenza contro l'autore dello scandalo: «È meglio per lui che gli sia messa al collo una pietra da mulino e venga gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli». Assume quindi una particolare gravità lo scandalo quando a soffrirne sono i più piccoli, coloro che per la loro tenera età o per la debolezza del loro spirito non sono in grado di difendersi. Ai nostri giorni i nuovi e potenti mezzi di comunicazione sociale, offrono delle magnifiche opportunità, ma allo stesso tempo possono essere usati e purtroppo spesso lo sono, per diffondere il male, adescare i più deboli, infangare l'innocenza dei bambini. Non si contano più le povere vittime della pornografia, della pedofilia e delle mille sozzure che impiastrano di male il nostro mondo. È più che mai urgente creare della solide barriere di difesa da questi luridi assalti. Bisogna formare le coscienze e mettere in atto le migliori regole di prudenza. La correzione fraterna, che è il secondo argomento del vangelo odierno, nasce ancora dalla prudenza e dalla carità. Ammonire nel modo giusto spesso può significare guadagnare a Dio un fratello, lo afferma lo stesso Gesù: «Se il tuo fratello commette una colpa, và e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello». Il tutto deve poi sgorgare dalla fede, quella meravigliosa virtù teologale che ci apre al cielo e ci 
      immerge in Dio. È un dono gratuito, ma possiamo e dobbiamo accrescerlo ed alimentarlo con la preghiera e con le opere. La fede ci consente di recuperare la vista dell'anima, molto annebbiata dal peccato iniziale e da quelli attuali che ancora ci insidiano. (Padri Silvestrini) 

      • VienieSeguimi
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                      Ciascuno di noi, ha le proprie situazioni a cui si svende, situazioni a cui non riusciamo a dire:”Basta”. Possono essere atteggiamenti sbagliati, relazioni sbagliate, vizi. Se non riesci a individuarle, chiedi al Signore di illuminarti, di farti capire quali siano. Se le conosci già, ricordati che vali la vita di Cristo. E chediGli l'aiuto, la forza per liberarti da quella situazione. Vali troppo per essere trattato da mercato.
                      (Fabrizio Francesco Campus Ft)

                      • VienieSeguimi

                        Quanto ci farebbe bene anche a noi una frusta di cordicelle che spazzasse via dal nostro cuore tutte le cose superflue e inutili, le incrostazioni ostinate, le convinzioni false su Dio e su noi stessi. In effetti, però, certi momenti di depressione o di turbamento nella nostra vita non sono sciagure inevitabili ma il segno che Lui sta lavorando per purificarci, per far uscire la parte vera di noi, quella che fino ad ora non era mai venuta fuori perché troppo intenti a difenderci. Il problema nostro è che viviamo di contraddizioni: vogliamo essere liberati ma nello stesso tempo vogliamo salvaguardare la nostra autodeterminazione. Oh se ci lasciassimo totalmente lavorare da Lui, anche se questo significasse per un istante dolore e fatica... (Gabriele Di Blasi)

                        • VienieSeguimi

                          Pregare è ad un tempo la cosa più difficile e più facile da farsi. Al pari dell'appetito, che viene mangiando, anche il desiderio di pregare viene pregando. È quindi difficile pregare, se non lo si è mai fatto e di conseguenza non si ha voglia di farlo. Ma quando arriva a visitarci una pesante sofferenza, viene messo a nudo ed in forte rilievo tutto ciò che noi siamo veramente. Non si è più quelli di prima, perché non c'è persona al mondo che fa finta di nulla quando ha dentro di sè quel dolore che lo preme, l'opprime, lo perseguita. Voglia Nostro Signore che ci si possa sentire inizialmente "costretti" a pregarlo (chiedendo, supplicando, ringraziando, magnificando) per poi non riuscire più a farne a meno. E altresì non permetta che la bestemmia maledicente e disperata abbia il sopravvento.
                          Beata l'umana sofferenza (fisica, morale e spirituale), senza la quale non è possibile mettere alla prova la nostra Fede, con la quale pregare incessantemente, nelle più differenti modalità, il nostro Creatore che ci ama ben più di quanto vorrebbe essere amato da noi in esclusiva.
                          (Antonio Pellegrini)

                          • VienieSeguimi

                            Molti cristiani vivono la fede come una limitazione, riducendola a un peso da portare.
                            Questa impostazione della fede cristiana è molto diffusa e toglie ogni gioia alla propria fede.
                            Il motivo? Semplice: il cristianesimo è stato ridotto a una morale, a un dovere. Si è persa la sorpresa della scoperta, la percezione della grande fortuna avuta. (Paolo De Martino)

                            • VienieSeguimi

                              #PadreJozo ha detto: “Le vostre #famiglie sono un deserto. Manca l'acqua. Avete i #dirittiumani, avete i posti di #lavoro, molti di voi possiedono denaro, ma non avete la benedizione di Dio.
                              Perché c'è tanta #sofferenza nelle vostre famiglie? Perché non c'è la gioia? Da dove é venuto questo deserto? È venuto quando avete detto che non avete tempo per pregare ed allora, la luce all'interno delle vostre famiglie, si è spenta.

                              • Irene Tosatto
                                Irene Tosatto si è appena iscritto/a
                                • VienieSeguimi
                                  VienieSeguimi ha pubblicato un articolo Vangelo 8 Novembre + commento

                                  Dal Vangelo secondo Luca 15,1-10
                                  In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l'ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: "Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta". Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione. Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: "Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto". Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

                                  OMELIA 
                                  Non è facile oggi riconoscere la necessità di convertirsi. L'educazione e la catechesi ce ne danno una prova. Bisogna essere soddisfatti delle proprie azioni e non rimettere in questione né se stessi né gli altri. Perché far sprofondare l'uomo nel dubbio di sé, dal momento che porta già il pesante fardello della vita? Fa male riconoscersi peccatore, rompere con il proprio passato e ripartire in direzione opposta. Far sì che il fedele riconosca i propri sbagli non è più l'interesse prioritario dei pastori della Chiesa. Nel migliore dei casi, l'invito alla conversione viene lanciato indirettamente, poiché i pastori temono che le chiese vengano disertate ancora di più. Anche nella nostra vita privata, spesso, chiudiamo gli occhi di fronte agli sbagli dei fratelli, perché non vogliamo rischiare di perderli. L'illusione della non colpevolezza imprigiona anche i cristiani. Ma l'approvare o lo scusare va contro tutta la tradizione biblica, a cominciare dai profeti dell'Antico Testamento fino alla predicazione dell'ultimo apostolo. Ma non è tutto: tale tendenza pastorale non ha un sostegno spirituale realistico né un fondamento nella catechesi. È raro che l'uomo sia felice come quando risponde all'invito alla conversione. "Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più" (Gv 8,11). Che cosa potrebbe darci una gioia più profonda del ritorno al Padre che ci ama, che già ci attende e ci offre il suo perdono senza nulla chiederci in cambio? Se il senso del peccato e della conversione tende a scomparire del tutto dai messaggi pastorali, bisogna cercarne la ragione nella società che ci circonda, che si è allontanata da Dio. Solo chi è toccato dalla maestà e dalla santità di Dio prende coscienza del peccato, in se stesso e negli altri. La conversione diventa allora la sua parola chiave non soltanto perché essa concede agli uomini di pregustare la felicità eterna, ma perché allora Dio esulta di gioia. Quando Gesù parla del "cielo" (Lc 15,7), allude in realtà a Dio. E nella corte celeste (Lc 15,10) si effonde una gioia di cui molti cristiani non sanno conoscere l'intensità e la profondità. Questo brano di Vangelo è davvero una Buona Novella. Chi non se ne dimentica, non può mai perdere la speranza, in qualunque situazione si trovi. E tale Buona Novella esorterà gli uomini a seguire maggiormente Gesù per annunciare alle pecore smarrite la misericordia del Padre affinché Dio ne abbia gioia. 

                                  • VienieSeguimi

                                    Il Signore è così, ama avere a che fare con i peccatori, con quelli che il mondo (compresi noi, quando ragioniamo su noi stessi) segna indelebilmente, etichetta, condanna. Ama non smettere mai di cercare ciò che tutti lasciano perdere, dimenticano, la nostra umanità, il bello che c'è dentro ciascuno di noi. Ama me e te. E quando io e te, arriviamo a riconoscerci peccatori, malati, è lì che possiamo tirare un sospiro di sollievo. È lì che possiamo gioire pienamente, perché possiamo finalmente incontrarLo e fare esperienza di questo Amore senza fine, senza logiche, calcoli. Essere amati così, è ciò che cerchiamo da quando veniamo al mondo. Questo Vangelo, mi fa sempre pensare a un esempio che, forse, può essere banale, ma che credo renda l'idea. Penso a quando qualcuno che amiamo ci fa un dono, soprattutto piccolo. Magari una foto, una lettera. Come ci sentiamo quando non lo troviamo e pensiamo di averlo perso? Daremmo tutto pur di ritrovarlo, perché quel dono, seppur piccolo, ha un valore immenso per noi. È impregnato della presenza di quella persona. Ecco, Dio ci cerca così. Anzi, infinitamente di più di così. Agli occhi nostri e del mondo, magari, passiamo inosservati, però agli occhi Suoi, valiamo tutto. Del resto, ha dato la Sua vita per ciascuno di noi. Che questo pensiero, ci accompagni in questa giornata. Che ci ricordi che è questo Amore a dire chi siamo e quanto valiamo.
                                    #dalvangelodioggi #IndialogoconTe

                                    • VienieSeguimi
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                                      Non tutto ciò che esiste va accettato (il male minore è sempre male)

                                      chihaorecchiintenda.altervista.org

                                      Non tutto ciò esiste è buono e va accettato per il solo fatto che esiste. Il male minore resta sempre e comunque male.

                                      • VienieSeguimi
                                        VienieSeguimi ha condiviso un link

                                        Il silenzioso, tiepido e mondano Cristianesimo fai da te

                                        chihaorecchiintenda.altervista.org

                                        Il silenzioso, tiepido e mondano Cristianesimo fai da te è uno dei problemi odierni che noto sempre più spesso nella Chiesa Cattolica ...

                                        • VienieSeguimi
                                          VienieSeguimi ha pubblicato un articolo Vangelo 7 Novembre + commento

                                          Dal Vangelo secondo Luca 14,25-33
                                          In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: "Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro". Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l'altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo». 

                                          OMELIA 
                                          Noi soffriamo ogni volta che la fede e la Chiesa vengono attaccate. Ci impegniamo contro le tendenze politiche che minacciano le forme cristiane della vita sociale e umana, contro una certa "cultura" dei mezzi di comunicazione che si prende gioco di ogni tabù, che bestemmia e ridicolizza Dio. Noi ci difendiamo, a buon diritto. Infatti noi siamo garanti che il nome di Dio sia santificato, che i comandamenti che Dio impartisce agli uomini in vista della loro salvezza trovi un'eco in tutti i cuori. Dobbiamo fare in modo che l'inquinamento spirituale non ci soffochi e non soffochi i nostri cari. Ma la lotta fra Dio e l'uomo, forse oggi più forte che in passato, assume un senso positivo alla luce del Vangelo di oggi. Gli ambienti cristiani permettevano un tempo un'adesione spontanea alla Chiesa. Oggi, invece, la società, spesso ostile alla fede, obbliga l'individuo a prendere posizione. Ognuno di noi si trova coinvolto personalmente nel cercare di comprendere ciò che rappresenta per lui il messaggio cristiano e nel cercare di capire se è pronto ad accettarlo in prima persona. Infatti è esigente seguire Cristo, anche se con il sostegno e la stima della comunità cristiana. Il contrario non corrisponderebbe né al grado di colui che lo chiama, né alla dignità del discepolo. Certo, sarebbe per noi più piacevole fingere di non intendere quanto il Signore esige da noi, vedere meno da vicino il suo disegno di costruzione della torre e la spesa da affrontare... Ma il Signore non fa alcuna concessione. Sembra, anzi, portato - in modo diverso da un tribuno o da un capo politico -, proprio in ragione della moltitudine di coloro che lo seguono, a tale precisione provocante e rischiosa. Portare la propria croce è il prezzo da pagare, egli dice ai suoi discepoli, che devono porre in secondo piano ogni sicurezza umana, fino a mettere in gioco la propria vita. È questo che si chiede al cristiano! E ciò si concretizza di fronte agli attacchi recenti di un mondo materialistico. Chi, di fronte a tali principi, saprebbe essere così coraggioso da continuare a seguire Cristo? Non lo si può certo fare per una scelta personale. Ma diventa possibile se ciò ci è dato: "Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi" (Gv 15,16). 

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