“Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20)

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      • Mario German
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        LE MARTIRI DELLA RIVOLUZIONE FRANCESE (2)
        DAL LORO INTERROGATORIO

        COMPIÈGNE (BEATE TERESA DI S. AGOSTINO E CONSORELLE)
        † 1794

        Ogni monaca venne convocata singolarmente: a ognuna il presidente «annunciava (testualmente!) di essere apportatore di libertà, e la invitava a parlare senza timore e a dichiarare se voleva uscire di clausura e tornarsene in famiglia...» . Un segretario intanto prendeva accuratamente nota delle risposte, la cui veridicità è perciò garantita dagli stessi «oppositori».

        La priora, convocata per prima, dichiarò «di voler vivere e morire in quella santa casa» .
        Un'anziana disse «che era suora da cinquantasei anni e ne avrebbe desiderati ancora altrettanti per consacrarli tutti al Signore».
        Una suora disse d'essersi fatta religiosa «di suo pieno gradimento e di propria volontà» e di essere «fermamente risoluta a conservare il proprio abito, anche a prezzo del proprio sangue».
        Un'altra spiegò che «non c'era felicità così grande come quella di vivere da carmelitana» e che «il suo più ardente desiderio era di vivere e di morire tale» .
        Un'altra ancora insisté che «se avesse avuto mille vite tutte le avrebbe consacrate allo stato che aveva scelto, e che nulla poteva convincerla ad abbandonare la casa dove abitava e dove aveva trovato la sua felicità» .
        Un'altra aggiunse che «approfittava di quella occasione per rinnovare i suoi voti religiosi, e anzi ne approfittava anche per regalare ai magistrati una poesia che aveva appena finito di scrivere, sull'argomento della sua vocazione» (ma quelli, andandosene, lasciarono il foglio sul tavolo, con disprezzo).
        E un'altra ancora precisò che «se avesse potuto raddoppiare i vincoli che la legavano a Dio, lo avrebbero fatto con tutte le forze e con immensa gioia» .
        La più giovane professa, infine – che aveva emesso i voti proprio in quell'anno – osservò che «una sposa ben nata resta col suo Sposo, e che perciò niente la poteva indurre ad abbandonare il suo Sposo divino, Nostro Signore Gesù Cristo». Le sedici carmelitane condotte da Madre Thérèse de Saint-Augustin (Madeleine-Claudine Lidoine), loro madre superiora, presero il cammino della ghigliottina. Per tutta la lunghezza del percorso che le conduceva al luogo dell'esecuzione, le carmelitane cantarono degli inni sacri. Vestite con i loro mantelli bianchi, le religiose discesero dai carretti e si misero in ginocchio e intonarono il Veni Creator Spiritus. Gli assistenti di Charles-Henri Sanson vennero a cercare la prima: Suor Constance de Jésus. Era la più giovane tra di loro, una novizia. Ella fece la genuflessione davanti alla propria madre superiora per domandarle il permesso di morire, poi, salendo gli scalini della ghigliottina, intonò il Laudate Dominum (il salmo 116, salmo cantato dalla fondazione delle carmelitane, con la simbologia di fondare in Cielo una nuova comunità). Le quindici altre carmelitane furono giustiziate in seguito: suor Marie Henriette de la Providence, l'infermiera, come penultima e la madre superiora per ultima. I canti delle religiose che salivano il patibolo impressionarono fortemente la folla che assisteva a questa esecuzione.

        • VienieSeguimi
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          Con gioia annunciamo la pubblicazione dell’Editto di apertura della causa di beatificazione e canonizzazione delle Serva di Dio Chiara Corbella.

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            sito Vieni e Seguimi

            www.freeonline.org

            Recensione sito Vieni e Seguimi: Social Network Cristiano dedicato a chiunque abbia un cammino di Fede, a chiunque sia in ricerca, a chiunque sia dubbioso o abbia esperienze diverse ma abbia il piacere di confrontarsi, a chiunque voglia condividere...

            • VienieSeguimi
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              Con gioia annunciamo la pubblicazione dell’Editto di apertura della causa di beatificazione e canonizzazione delle Serva di Dio Chiara Corbella.

              • VienieSeguimi
                VienieSeguimi ha pubblicato un articolo Vangelo 18 Luglio + commento

                In quel tempo, Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».

                Contemplo:
                La nostra fatica
                Dio ha compassione della gente che fa fatica a capirlo, ha compassione di noi che, pur avendo ricevuto tante grazie e tanti doni, pur percorrendo un vero cammino di sequela sacrificale, siamo ancora lontani. Scopriamo che il Vangelo è misericordia di Gesù che conosce il cuore dell’uomo, che conosce la creta di cui siamo fatti, le nostre debolezze. Il Signore, nella persona di Gesù Cristo, si presenta come colui che deve soffrire proprio per la nostra fatica a capirlo. La sequela del Signore è una sequela radicale , totale, che però non esige superuomini o superdonne; esige, semplicemente persone che riconoscono innanzitutto la propria debolezza, per lasciarsi poi redimere e salvare dalla sua passione.

                Commento al Vangelo del giorno:
                “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.”
                Qual è la differenza tra “un grande” e “un piccolo”? Che i piccoli sono coloro che sono disposti ad ascoltare, mentre invece i sapienti quelli che non ascoltano perché pensano di sapere già tutto. Non si può rivelare niente a chi pensa di sapere già tutto. Mentre si può rivelare tutto a coloro che con gli occhi sgranati e le orecchie spalancate sono attenti ad ascoltarti. Chissà perché Dio trova i suoi migliori interlocutori nella gente semplice, nei bambini, in coloro che sanno sorridere, godere di un tramonto, capire il valore del silenzio, essere capaci di pudore ma anche di generosità. I più grandi teologi sono stati innanzitutto dei “grandi piccoli”. Immaginiamo san Bonaventura, sant’Agostino, san Tommaso. Davanti a Dio si sono comportati come bambini affezionati e innamorati. E i loro libri, le loro penne, i loro fogli altro non erano che armamenti da gioco. Solo chi ascolta, conosce. Se tu vuoi conoscere Dio fatti piccolo, cioè ascoltalo. Se tu vuoi conoscere tuo figlio, fatti piccolo, ascoltalo. Se tu vuoi conoscere tua madre, fatti piccolo, ascoltala. Se tu vuoi conoscere la Chiesa, fatti piccolo, ascoltala. Ma anche tu Chiesa, se vuoi conoscere il mondo, fatti piccola, ascoltalo.

                • VienieSeguimi
                  VienieSeguimi ha pubblicato 1 immagini

                  Con gioia annunciamo la pubblicazione dell’Editto di apertura della causa di beatificazione e canonizzazione delle Serva di Dio Chiara Corbella.

                  • Aldejes
                    Aldejes ha pubblicato un articolo PREPARARSI ALLA SCELTA D’AMORE

                    Parto da questa affermazione tratta da un articolo di “Familia Oggi” di Luglio 2008:

                    “Il fenomeno della dissoluzione matrimoniale va sempre più diffondendosi. Attualmente riguarda oltre due milioni di italiani e ogni anno si contano, tra separazioni e divorzi, 130 mila nuovi casi. Annualmente vi è una rottura coniugale ogni due nuovi matrimoni. In Italia, tuttavia, si divorzia meno che nel resto d’Europa.”

                    Non è una novità che i divorzi e le separazioni siano in costante crescita da molti anni a questa parte. Non è una novità affermare che la famiglia si sta pian piano sgretolando e che oggi moltissimi giovani rinunciano alla bellezza della scelta matrimoniale per mancanza di fiducia e speranza sia nell’istituzione che nel sacramento Matrimonio. Molti giovani oggi preferiscono altre soluzioni alternative ad esso.

                    Ma perché molte famiglie arrivano allo sfascio ? Perché due persone si promettono vicendevolmente Amore e Fedeltà in ogni avversità che verrà, in ogni circostanza buona o cattiva, nella ricchezza e nella povertà, nella salute e nella malattia, per poi ricorrere ai propri avvocati per separarsi ?

                    E’ evidente che c’è un’incongruenza tra il comportamento precedente alla scelta di sposarsi e quello seguente a tale scelta. Appare più che lecito domandarsi se quelle persone si siano veramente conosciute visto come passano, a volte in breve tempo peraltro, dal promettersi amore “finchè morte non ci separi” al decidere di spezzare quella promessa e cominciare una serie infinita e costosa di liti legali.

                    Perché si giunge a tanto ? Andiamo un po’ ad analizzare alla radice il problema, facendo un ragionamento primordiale sulla scelta del partner.

                    Perché dobbiamo rammentarci che la persona che abbiamo sposato o che sposeremo, è frutto di una nostra scelta. C’è dunque da chiedersi come abbiamo maturato tale scelta.

                    La premessa è che tutti cerchiamo l’Amore, qualcuno da amare a cui affidare la nostra vita e di cui prenderci cura, qualcuno che ci capisca e ci stia accanto nelle difficoltà, qualcuno che ci sopporti e che ci ascolti quando ne abbiamo bisogno. Voglio anche dare per scontato che tutti cerchiamo un partner che sia uno/a sposo/a fedele, un/a marito/moglie amabile e gentile, un/a padre/madre forte e tenero/a per i nostri figli e che ami i bambini. Tutti cerchiamo l’Amore e vorremmo che duri, come da promessa, il più possibile, ossia fino allo spengersi per sempre dei nostri occhi.

                    Il punto di partenza, se è questo, appare quindi più che eccellente. Le intenzioni sono ottime e la meta è splendente. Che succede però nei fatti ?

                    Possibile che tutte le persone cambiano dopo che si sposano ? O forse non ci si è conosciuti bene prima di giungere a tale unione ?

                    Siamo sicuri che i nostri criteri di scelta rispecchino quella premessa di cui sopra e che anche noi ci comportiamo secondo quei parametri che auspichiamo per la nostra metà ?

                    Tante volte forse succede che mentre nel nostro cuore cerchiamo quelle cose, concretamente riduciamo i nostri parametri di ricerca e scelta a quelli suggeriti/imposti da questa cultura moderna che non ha alla base quei valori sani e preziosi che tanto riempiono le fondamenta del nostro cuore.

                    Essendo una società profondamente edonistica e superficiale, sterile nei contenuti e fondata sulla ricerca spasmodica del benessere individuale, avrà dei criteri di autosoddisfazione e autocompiacimento che mal si accompagnano ai desideri succitati.

                    Essa suggerirà dei criteri di scelta basati sulla parte più superficiale di noi stessi e sulla ricerca del piacere immediato e dell’allontanamento del dolore e di qualsiasi tipo di sacrificio.

                    Accade dunque che tante coppie stanno insieme per i motivi più disparati tranne che per inseguire quell’Amore che in fondo cercano nel proprio cuore.

                    Pur sapendo nella profondità del loro anima e in coscienza che l’Amore è fedele, è premuroso, è accogliente, è rispettoso, è umile, è gratuito, è perdono, è impegno e servizio, è guardare al bene dell’altro e mette al centro l’altro, molte persone si scelgono per attrazione fisica o per non affrontare la paura di restare soli, o per colmare quel bisogno di affetto per cui non riescono ad essere autonome e indipendenti, o per passare il tempo e svagarsi come se una relazione fosse un passatempo, ecc.

                    Sembra assurdo quanto affermo, ma se ci guardiamo intorno scopriamo che non è una mia fantasia. Molte persone che stanno insieme, pur conoscendo nel loro animo l’essenza dell’Amore, non lo vivono nelle loro relazioni. E pur non vivendolo, accettano questa situazione passivamente deviando su altri mini-obiettivi e su altri percorsi che, però, non porteranno da nessuna parte.

                    In genere queste storie finiscono, magari dopo molti anni; e ci si accorge di non aver costruito nulla con quella persona, di non averla conosciuta veramente per quella che era; ci si accorge di sapere che non era la persona adatta per passarci una vita insieme eppure si è tirata per le lunghe una relazione che non aveva motivo di andare per le lunghe.

                    Può accadere invece che alcune coppie di questo tipo resistano al periodo del fidanzamento e giungano al Matrimonio, con tutti i rischi e i pericoli del caso. Non ci si stupisca se poi si finisce con una separazione.

                    Quanto può durare infatti una relazione in cui si è scelto il partner in base alla bellezza esteriore e si è rimasti su quel livello di superficialità ? Probabilmente non molto, giusto il tempo di far sfiorire quella bella apparenza.

                    Quanto può durare una relazione basata sul reciproco proprio soddisfacimento ? Probabilmente non molto, perché non si può entrare nel matrimonio continuando a soddisfare se stessi e a fare quello che si faceva quando si era single. Presto o tardi, il coniuge diventerà un ostacolo a quella vita precedente quella matrimoniale che si vorrebbe continuare a  vivere.

                    Quanto può durare una relazione basata sul non volere o sapere restare soli, basata sul fatto che si ha bisogno di qualcuno per essere realizzati ? Probabilmente non molto, perché ci sono solitudini che nessun marito e nessuna moglie possono scacciare, ci sono solitudini che sono nostre e che fanno parte della vita e che magari devono esserci, che vanno affrontate e superate da soli. Quando ci si accorgerà che il coniuge non è in grado di sopperire a queste mancanze e a questi vuoti, quell’euforia iniziale lascerà il passo ad una crescente insoddisfazione personale. L’alternativa può essere che si vivrà in totale e assoluta dipendenza dal coniuge, al quale ci si attaccherà morbosamente come ancora di salvezza. Tutte queste cose porteranno a relazioni vissute male con elevati rischi di crisi e rottura.

                    Dove voglio arrivare con tutte queste paranoie ?

                    Al fatto che manca una preparazione adeguata al grande passo che è il Matrimonio.

                    Manca un discernimento serio e ben costruttivo che porti i due futuri sposi ad imparare ad amarsi a vicenda secondo quelle caratteristiche tipiche dell’Amore che abbiamo elencato sopra.

                    Andando con ordine, manca anzitutto una preparazione individuale ad amare sé stessi e a stare bene con sé stessi, lavorando sulla propria autostima e sullo sviluppo della propria maturità e identità di persona adulta capace di essere responsabile e di affrontare la vita. Questo passo, che potremmo definire una “preparazione alla vita e alle relazioni in generale”, quindi la premessa anche all’avvicinamento ad una altra persona, è fondamentale.

                    Infatti, come oseremo avvicinarci ad una altra persona se dentro di noi mancherà quella propensione ad avvicinarsi all’altro con la curiosità di scoprirne tutti i lati misteriosi e meravigliosamente unici che lo contraddistinguono  come essere umano unico e irripetibile ?

                    Molto spesso ci avviciniamo all’altro con l’unico interesse di soddisfare qualche nostro bisogno, affettivo, psicologico, sessuale, umano, sociale. In conseguenza di ciò, l’altro diventerà strumentale ai nostri obiettivi di autorealizzazione personale, e questo poco ha a che fare con l’Amore di cui si parlava poc’anzi.

                    Senza questa prima preparazione individuale a stare bene con sé stessi e con il mondo circostante, dunque, si vivrà una immaturità tale che non renderà certamente facili le relazioni che si avranno.

                    Prima di passare al fidanzamento, inoltre, occorrerà un certo tempo più o meno lungo di frequentazione nella quale scoprire se vi sia un interesse per l’altra persona che vada approfondito, al di là dell’attrazione fisica che senza dubbio all’inizio vi è, ed è anche normale e bello che vi sia.

                    In questa fase l’attrazione prevale e molto facilmente partiranno dei processi di idealizzazione dell’altro, che ancora si conosce poco (e proprio per questo si idealizza), e che sommati ai processi interni di insicurezza e bisogni propri vari, porteranno la persona a pensare che l’altro sia la soluzione ad ogni infelicità ed insoddisfazione. Questa è la parte euforica del rapporto che dipende dalla novità e dall’idealizzazione di cui sopra.

                    Piccola parentesi, tutte queste cose (l’attrazione fisica, l’euforia iniziale, un pizzico di idealizzazione) sono per lo più passaggi inevitabili ed anche del tutto normali. Non c’è nulla di male in essi; come tutte le cose però, bisogna dargli il giusto ruolo, la giusta priorità e bisogna imparare a viverle nella maniera più utile.

                    Dicevamo dunque che durante questa frequentazione già potrà capitare di voler accelerare i tempi verso un fidanzamento, basando tale decisione sul fatto che si è attratti l’un l’altro e si sta bene con l’altro. Invece proprio qui ci vuole un pizzico di calma, perché anche questa fase del rapporto  (che è una vera e propria fase anche se ancora non si sta insieme ed anche se forse non si starà mai insieme all’altro) è importantissima per entrambi. E’ bello poterla vivere bene, è bello godersi questa fase in cui ci si comincia a scoprire un po’, ci si frequenta da amici per conoscersi meglio nelle cose anche più superficiali o apparentemente banali (ma nulla è mai banale).

                    Non deve esserci fretta, se è una cosa seria va fatta con i dovuti modi e tempi, con tutto ciò che è necessario a rendere davvero preziosa e importante la tale relazione.

                    Potrebbe essere la persona giusta, perché non trattarla come la donna della propria vita fin dalla frequentazione iniziale, usando la massima attenzione, delicatezza e purezza ? Se poi non dovesse essere la persona con cui ci si fidanzerà, si avrà comunque ricevuto tantissimo dall’altra persona, senza dimenticare il fatto che non si sarà corso il rischio di mettersi in situazioni imbarazzanti o da cui è poi difficile uscirne senza danni più o meno gravosi.

                    Non bisogna infatti dimenticare che ogni persona ha una propria sensibilità e che accelerare i tempi e fidanzarsi e magari terminare la relazione senza motivi reali e legittimi potrebbe far soffrire l’altro e perché no, creargli delle fragilità, delle insicurezze, delle diffidenze o paure, nei casi peggiori persino dei traumi, comunque delle chiusure. Dunque, mentre si frequenta l’altra persona può essere utile considerare fin da questa fase il tipo di atteggiamenti che essa tiene e quale tipo di maturità e di interesse dimostra di avere.

                    Avere gli occhi aperti insieme al cuore carico di affetto e sentimento non guasta mai, anzi, sarà utile per bene indirizzare tutto quel pieno di incoscienza affettiva.

                    Altro aspetto fondamentale da considerare subito dopo è il Fidanzamento. Tanto sottovalutato, ed invece estremamente importante.

                    E’ in esso che ci si gioca il futuro, che si può anticiparlo, comprenderlo, cambiarlo, renderlo più triste o più felice. E’ in buon fidanzamento che risiede il segreto di un felice matrimonio.

                    Ma come deve essere un fidanzamento per essere considerato buono ?

                    Anzitutto, esso va considerato per quello che è, ossia un vero e proprio tempo di “preparazione al matrimonio”. Si sta insieme ad un’altra persona per arrivare al matrimonio, non per gioco, non per soddisfarsi, non per i motivi visti in precedenza.

                    A volte si vedono e ascoltano persone che non pensano minimamente al matrimonio come obiettivo finale del loro fidanzamento. Non si capisce dunque perché stiano insieme alla persona con cui stanno.

                    Partiamo dalla considerazione che il fidanzamento è tempo di preparazione, di conoscenza reciproca, di innamoramento e scoperta dell’altro, di raccolta dei segni che indicano che l’altra persona è quella giusta.

                    Se è tempo di preparazione per una vita insieme, allora è chiaro che parlare molto e in tutta onestà può aiutare tantissimo a conoscersi.

                    Vi siete mai chiesti, ad esempio, quali obiettivi vuole raggiungere il vostro partner nella vita ? Quale concezione ha della vita e come quindi vuole affrontarla ? Sapete quali sono i sostegni a cui il vostro compagno si appoggerà nei momenti difficili ? Sapete se ama i bambini e che tipo di educazione vorrebbe dare loro ?

                    Sono solo alcuni esempi, ma possono aiutare a capire una cosa tanto banale quanto spesso dimenticata. È ovvio che se io ho come obiettivo della mia vita divertirmi a più non posso, viaggiare continuamente per il mondo e godermi la vita spendendo tutto il mio stipendio e campando alla giornata, difficilmente potrò scegliere di stare con una ragazza che vorrebbe una famiglia numerosa a cui dedicarsi. Le due cose non possono integrarsi e conciliarsi. E’ un esempio banale per far comprendere una cosa ovvia: se non si cammina verso la stessa meta, si camminerà ognuno per i propri sentieri, ed una coppia che non sia unita nell’affrontare le complessità e le responsabilità presenti nella vita familiare, finirà per dissolversi inevitabilmente.

                    Dunque, conoscersi. È fantastico conoscere qualcuno di nuovo. Scoprire un altro essere umano che è diverso dagli altri sei miliardi di esseri umani. Sono sempre affascinato dalle persone. Ognuna ha le sue caratteristiche, ognuna le sue peculiarità, ognuna ha le sue bellezze. A quale bellezza deciderò di dedicare la mia vita ? Non è una scelta semplice.

                    Tornando però alle nostre buone intenzioni iniziali, possiamo notare come oggi non si cerchi tanto un uomo che sia maturo, che sappia amare, che sia saggio, che sia un buon educatore, che possa essere quindi un ottimo padre e un marito che sia vero compagno di questa avventura che è la vita.

                    Oggi si preferisce un uomo che sia anzitutto bello, magari benestante, perché no intrigante, che sia in forma, che vesta alla moda, che sia competitivo, che sia ambizioso, che sia curato nell’immagine esteriore. Quanti uomini così si vedono al giorno d’oggi. La città in cui vivo è piena zeppa di quarantenni in superforma che fanno avanti e indietro tra lavoro, palestra, calcetto, pub e serate danzanti trascurando i propri doveri familiari e l’educazione dei propri figli e le proprie mogli.

                    Dall’altra parte, oggi non si cerca una donna che sia saggia, che sappia gestire e governare bene la casa, che sia amorevole e dolce, che sia femminile, che sia una madre che dia la vita per i propri figli, che sappia amare il proprio marito e farsi bella solo per lui. Una donna la cui bellezza risplenda nel suo essere mamma e moglie che adempia a questi ruoli come solo una donna sa fare.

                    Oggi si preferisce una donna che sia anzitutto bella e appariscente, sempre in forma e che curi in maniera esagerata l’aspetto esteriore. Quante donne così si vedono al giorno d’oggi. Donne quarantenni che fanno invidia alle ventenni. Donne che non sembrano mamme di due o tre figli, non solo per l’eccellente forma fisica in cui si trovano, ma perché facendo avanti tra lavoro, palestra e uscite varie, abbandonano quei figli (troppo pesanti per prendersene cura) alle baby-sitter o ai nonni. Una donna d’oggi non può sfiorire nella sua bellezza per amore dei suoi figli. Non può rinunciare ai suoi hobbies perdendo tempo nell’educazione dei propri figli.

                    Che tipo di persona stiamo cercando dunque ? Che tipo di vita vogliamo condurre ? Qual è la felicità che vogliamo ? Che tipo di amore vogliamo vivere ?

                    Ebbene, badate attentamente a cosa cercate in una relazione, poiché da quello che cercherete trarrete il suo frutto. Fate in modo di cercare le cose che veramente valgono in una persona che dovrà farvi compagnia per la vita. La vita non è facile, siamo d’accordo. La vita vale solo nell’Amore, d’accordissimo. La vita bisogna saperla vivere per goderla appieno, giustissimo.

                    Per tutte queste ragioni, cercate una persona che sia matura nell’Amore, che sappia amarvi davvero. Cercatela sapiente perché sappia vivere davvero la vita in ciò che la rende saporita. Cercatela che abbia il vostro stesso obiettivo e che quell’obiettivo sia l’Amore.

                    Vivete un buon fidanzamento e in esso imparate a vivere il rispetto, la pazienza, l’attesa, la fedeltà nelle piccole e nelle grandi cose, la speranza, il sostenersi a vicenda, l’affrontare insieme gli ostacoli, l’abbandono dei propri egoismi per amore dell’altro, la rinuncia ad un piacere personale per servire un bisogno del compagno. Imparate ad amare nel fidanzamento, correggetevi a vicenda, siate chiari e onesti fin dall’inizio.

                    Prendetevi sul serio l’un l’altro e prendete sul serio il fidanzamento, poiché ogni vostro giorno è prezioso e può essere usato per fare grandi cose piuttosto che per perdere tempo in una storia che non vi insegni ad amarvi l’un l’altro. Prendete sul serio gli impegni e le promesse che vi fate. Amatevi nella verità, ditevi la verità, sempre.

                    Non cercate le emozioni e le euforie degli eccessi ma la sapienza di un cuore saldo che sappia amare oltre ogni tempesta.

                    Vivete un fidanzamento nella libertà e nella fiducia reciproca, poiché senza libertà e fiducia non c’è Amore.

                    Vivete nella castità dei vostri occhi, delle vostre azioni, dei vostri pensieri e dei vostri cuori. E’ una delle cose più difficili da mettere in pratica a mio avviso nella società e nella cultura odierna, ma se vi tratterete come strumenti di piacere fine a sé stesso, si allontanerà da voi la bellezza di guardarvi l’un l’altro con desiderio puro di donazione vicendevole. Se invece riuscirete ad essere padroni della vostra sessualità e non schiavi, allora sarete padroni di voi stessi e il vostro donarvi l’un l’altro sarà frutto di una libera scelta e non di una spinta passionale e focosa, che si spegne in pochi minuti. La fiamma del vostro amore brucerà per sempre se sarete casti nel vostro cuore e se userete bene il vostro corpo.

                    Vivete il perdono, esperienza più alta d’Amore. Imparate la misericordia e l’umiltà.

                    Mettetevi continuamente in discussione, personalmente e in coppia. Osservate il vostro cammino comune e vedete dove vi sta conducendo. Pretendete la felicità dal vostro rapporto. Non accontentatevi di vivere nella mediocrità di una vita egoistica, ma imparate ad amare perché è nell’Amore che giace il segreto per essere felici.

                    Niente altro vale.

                    Cercate dunque l’Amore quando cercate la persona giusta. E se il fidanzamento sarà un periodo per provarsi e un conoscersi reciprocamente in questo Amore, il matrimonio sarà l’inizio di una avventura meravigliosa. Naturalmente in due. E finché morte non vi separi.

                    Aldo Li Volsi

                    DAL FIDANZAMENTO AL MATRIMONIO

                    Si vede che il passaggio dall’innamoramento al fidanzamento e poi al matrimonio esige diverse decisioni, esperienze interiori. Come ho detto, è bello questo sentimento dell’amore, ma deve essere purificato, deve andare in un cammino di discernimento, cioè devono entrare anche la ragione e la volontà; devono unirsi ragione, sentimento e volontà. Nel Rito del Matrimonio, la Chiesa non dice: «Sei innamorato?», ma «Vuoi», «Sei deciso». Cioè: l’innamoramento deve divenire vero amore coinvolgendo la volontà e la ragione in un cammino, che è quello del fidanzamento, di purificazione, di più grande profondità, così che realmente tutto l’uomo, con tutte le sue capacità, con il discernimento della ragione, la forza di volontà, dice: «Sì, questa è la mia vita». Io penso spesso alle nozze di Cana. Il primo vino è bellissimo: è l’innamoramento. Ma non dura fino alla fine: deve venire un secondo vino, cioè deve fermentare e crescere, maturare. Un amore definitivo che diventi realmente «secondo vino» è più bello, migliore del primo vino. E questo dobbiamo cercare. E qui è importante anche che l’io non sia isolato, l’io e il tu, ma che sia coinvolta anche la comunità della parrocchia, la Chiesa, gli amici. Questo, tutta la personalizzazione giusta, la comunione di vita con altri, con famiglie che si appoggiano l’una all’altra, è molto importante e solo così, in questo coinvolgimento della comunità, degli amici, della Chiesa, della fede, di Dio stesso, cresce un vino che va per sempre. Auguri a voi!
                    (Benedetto XVI)

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                      Io sono tu che mi ami. In Te, dico “basta!”

                      www.ilcattolico.it

                      Io sono tu che mi ami, per questo, in Te, dico “basta!”

                      • Aldejes

                        Ora chiediamoci: Chi è Gesù per noi? Se si dovesse rispondere con verità storica, attuale, si dovrebbe dire che Cristo Signore è stato ridotto ad una idea, pura idea. È stato privato della sua verità eterna, divina, umana. Non lo si vede più come il solo Re Dio Uomo, dal quale è la salvezza per ogni popolo, nazione, lingua. Molti lo vedono come una invenzione dei cristiani. Per altri è solo il Salvatore dei Cristiani. Quasi tutti oggi più non lo considerano. Lo si è spogliato della veste della sua purissima identità. Lo si vuole nudo da ogni sua verità di essenza. Non si vuole che Lui parli al mondo neanche da Crocifisso, muto, appeso ad una parete. Deve essere tolto perché nessuno si deve turbare o pensare altro solo vedendolo. Il nostro è un tempo di totale oscuramento della verità e di ogni luce che scende dall’Alto. Nel nostro mondo vi è solo spazio per quanto invece viene dalle tenebre dell’inferno. Non potrebbe essere se non così. Essendo solo Lui la luce del mondo, se Lui viene oscurato, ogni luce si oscura. Ma se la luce si oscura, non c’è più vita sulla terra. Non si riesce più neanche a concepire e quella poca vita che si concepisce la si espelle dall’utero materno, perché le tenebre hanno deciso così. Secondo la profezia del Deuteronomio, ogni frutto dell’utero vivrà senza vita. Senza vita sarà il frutto del tuo grembo e il frutto del tuo suolo, i parti delle tue vacche e i nati delle tue pecore (Cfr. Dt 28,18). Urge il ritorno a Cristo Gesù. Ma nessuno potrà tornare a Cristo se non mette nel suo cuore la sua verità divina, eterna, umana, di salvezza, redenzione che è per tutto il genere umano. Possiamo anche mettere Cristo al bando, ognuno sappia però che è l’umanità che viene messa al bando. Senza Cristo siamo condannati a vivere nella morte.

                        Madre di Dio, Angeli, Santi, aiutaci a portare Cristo Gesù nel nostro mondo, nel nostro cuore. (Mons. Costantino Di Bruno)

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                          KWASNIEWSKI: "DIO TI AMA COSI' COME SEI"? NIENTE AFFATTO

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                          Peter Kwasniewski dice che oggi nella Chiesa di parla spesso di "cambiamento di paradigma" ma questo è profondamente sbagliato. Cristo è l'unico paradigma.

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                            • Chi prega si salva - Padre Pio
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                                  Con gioia annunciamo la pubblicazione dell’Editto di apertura della causa di beatificazione e canonizzazione delle Serva di Dio Chiara Corbella.

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                                    Con gioia annunciamo la pubblicazione dell’Editto di apertura della causa di beatificazione e canonizzazione delle Serva di Dio Chiara Corbella.

                                    • Alessio
                                      Alessio si è appena iscritto/a
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                                        • Mario German
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                                          SUCCEDEVA OGGI...

                                          IL MARTIRIO DELLE CARMELITANE DI COMPIEGNE (1)

                                          Arrestate, viaggiarono tutto il giorno e tutta la notte su una carretta scortata da due gendarmi, un maresciallo e nove dragoni: al pomeriggio del giorno dopo venivano gettate nella Conciergerie, il carcere della morte. Nello scendere dalla carretta, ognuna si aiutò come poteva; la più anziana, di settantanove anni, con le braccia legate e senza il suo bastone, non ci riusciva e venne perciò gettata di peso sul lastricato. La credettero morta, ma si rialzò sanguinante e con estrema fatica: «Non ve ne voglio, – disse. Vi ringrazio di non avermi uccisa. Avrei perduto la felicità del martirio che aspetto».
                                          Erano le sei del 17 Luglio quando, con le mani legate dietro la schiena, salirono su due carrette per essere condotte verso la Barriera di Vincennes dove era innalzata la ghigliottina. Qualcuno dice che le suore fossero riuscite a riavere i loro bianchi mantelli; certo è che su quella carretta, sull'imbrunire, cantarono la loro Compieta, e poi il Miserere, il Te Deum, la Salve Regina. Di solito i convogli dovevano farsi largo tra due ali di folla ubriaca e vociante. Dicono i testimoni che quella carretta passò tra un silenzio di folla «di cui non si ha altro esempio durante la Rivoluzione». Dalla folla, un prete travestito da rivoluzionario, diede loro l'ultima assoluzione. Giunsero al patibolo, nella vecchia piazza del Trono, verso le otto di sera.

                                          La Priora chiese e ottenne dal boia la grazia di morire per ultima, in modo da poter assistere e sostenere, come Madre, tutte le sue religiose, soprattutto le più giovani. Volevano morire assieme, anche spiritualmente, come se compissero un unico e ultimo «atto di comunità». Fu un gesto liturgico. La Priora chiese ancora al boia di voler attendere un po', e ottenne anche questo: intonò allora il Veni Creator Spiritus e lo cantarono interamente; poi tutte rinnovarono i loro voti. Al termine la Madre si mise di lato davanti al patibolo, tenendo nel cavo della mano una piccola statua di terracotta della Santa Vergine, che era riuscita a nascondere fino ad allora.

                                          La prima fu la giovane novizia; si inginocchiò davanti alla Priora, le chiese la benedizione e il permesso di morire, baciò la statuina della Vergine e salì i gradini del patibolo «contenta – dissero i testimoni – come se andasse a una festa» e, mentre saliva intonò il salmo «Laudate Dominum omnes gentes», ripreso dalle altre che una alla volta la seguirono con la stessa pace e la stessa gioia, anche se bisognò aiutare a salire le più anziane. Ultima salì la Priora, dopo aver consegnata la statuetta a una persona che si trovava vicino (ed è stata conservata, ed è ancor oggi nel monastero di Compiègne).

                                          «Il colpo della basculla, il rumore secco del taglio, il suono sordo della testa che cade... Non un grido, niente applausi o grida scomposte (come invece abitualmente accadeva). Anche i tamburi sono muti. Su questa piazza, ammorbata dall'odore del sangue fetido, corrotto dal calore estivo, un silenzio solenne scese su chi assisteva, e forse la preghiera della Carmelitane aveva già loro toccato il cuore»

                                          • Mario German
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                                            SUCCEDEVA OGGI...

                                            IL MARTIRIO DELLE CARMELITANE DI COMPIEGNE (1)

                                            Arrestate, viaggiarono tutto il giorno e tutta la notte su una carretta scortata da due gendarmi, un maresciallo e nove dragoni: al pomeriggio del giorno dopo venivano gettate nella Conciergerie, il carcere della morte. Nello scendere dalla carretta, ognuna si aiutò come poteva; la più anziana, di settantanove anni, con le braccia legate e senza il suo bastone, non ci riusciva e venne perciò gettata di peso sul lastricato. La credettero morta, ma si rialzò sanguinante e con estrema fatica: «Non ve ne voglio, – disse. Vi ringrazio di non avermi uccisa. Avrei perduto la felicità del martirio che aspetto».
                                            Erano le sei del 17 Luglio quando, con le mani legate dietro la schiena, salirono su due carrette per essere condotte verso la Barriera di Vincennes dove era innalzata la ghigliottina. Qualcuno dice che le suore fossero riuscite a riavere i loro bianchi mantelli; certo è che su quella carretta, sull'imbrunire, cantarono la loro Compieta, e poi il Miserere, il Te Deum, la Salve Regina. Di solito i convogli dovevano farsi largo tra due ali di folla ubriaca e vociante. Dicono i testimoni che quella carretta passò tra un silenzio di folla «di cui non si ha altro esempio durante la Rivoluzione». Dalla folla, un prete travestito da rivoluzionario, diede loro l'ultima assoluzione. Giunsero al patibolo, nella vecchia piazza del Trono, verso le otto di sera.

                                            La Priora chiese e ottenne dal boia la grazia di morire per ultima, in modo da poter assistere e sostenere, come Madre, tutte le sue religiose, soprattutto le più giovani. Volevano morire assieme, anche spiritualmente, come se compissero un unico e ultimo «atto di comunità». Fu un gesto liturgico. La Priora chiese ancora al boia di voler attendere un po', e ottenne anche questo: intonò allora il Veni Creator Spiritus e lo cantarono interamente; poi tutte rinnovarono i loro voti. Al termine la Madre si mise di lato davanti al patibolo, tenendo nel cavo della mano una piccola statua di terracotta della Santa Vergine, che era riuscita a nascondere fino ad allora.

                                            La prima fu la giovane novizia; si inginocchiò davanti alla Priora, le chiese la benedizione e il permesso di morire, baciò la statuina della Vergine e salì i gradini del patibolo «contenta – dissero i testimoni – come se andasse a una festa» e, mentre saliva intonò il salmo «Laudate Dominum omnes gentes», ripreso dalle altre che una alla volta la seguirono con la stessa pace e la stessa gioia, anche se bisognò aiutare a salire le più anziane. Ultima salì la Priora, dopo aver consegnata la statuetta a una persona che si trovava vicino (ed è stata conservata, ed è ancor oggi nel monastero di Compiègne).

                                            «Il colpo della basculla, il rumore secco del taglio, il suono sordo della testa che cade... Non un grido, niente applausi o grida scomposte (come invece abitualmente accadeva). Anche i tamburi sono muti. Su questa piazza, ammorbata dall'odore del sangue fetido, corrotto dal calore estivo, un silenzio solenne scese su chi assisteva, e forse la preghiera della Carmelitane aveva già loro toccato il cuore»

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