“Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20)

Attività dell'intero sito

    • VienieSeguimi
      VienieSeguimi ha commentato la Richiesta Amore non corrisposto
        Giovanni
        Richiesta di Giovanni

        Buona pasqua a tutti, è da 8 mesi che soffro in silenzio per una ragazza che non mi considera, io la vorrei al mio fianco e non riesco a dimenticarla in nessun modo, che Dio mi aiuti.

        • VienieSeguimi

          “L'annuncio pasquale: 'è risorto' - che è il nucleo originario delle fede cristiana - dice che Gesù di Nazareth, un uomo morto duemila anni fa sulla croce, oggi è vivo, realmente, corporalmente vivo. Vivo in sé stesso: non nel suo messaggio, nel suo esempio, nel suo influsso ideale sulla storia umana; non nei poveri, nei fratelli, nella comunità”
          (Card. Giacomo Biffi)

          Gesù è vivo!
          Unico Re, unico Dio, unico Salvatore, unica Via, unica Verità, unica Vita.
          Da nessuna altra parte troverete la Vita Eterna.
          Diffidate da chi vi dice che tutte le religioni sono uguali, che la verità si trova ovunque, che ci si può salvare in altro modo che non attraverso la conversione a Cristo Signore.
          Diffidate da chi pensa di salvarsi con le sue buone opere, da chi pensa di salvarsi vivendo lontano da Dio.
          Diffidate da chi pensa che la Chiesa abbia come missione quella terrena di salvare gli uomini dalla fame di pane, dalle catene della schiavitù, dalla tristezza della povertà economica e sociale.
          La vera Chiesa di Gesù Cristo ha la missione di annunciare e portare ad ogni uomo la salvezza di Gesù Risorto, di togliere da ogni uomo la fame di Dio, di saziare gli affamati di pace vera, di verità profonda, di amore totale e gratuito, di portare liberazione dal peccato per vivere nella gioia dei figli di Dio, di donare la vera ricchezza che è stare sempre con Dio Padre e rimanere nel Suo Amore.
          Gesù è vivo!

          • Enrico53
            Enrico53 ha condiviso un link
            • Giovanni
                Giovanni
                Richiesta di Giovanni

                Buona pasqua a tutti, è da 8 mesi che soffro in silenzio per una ragazza che non mi considera, io la vorrei al mio fianco e non riesco a dimenticarla in nessun modo, che Dio mi aiuti.

                • Giovanni
                  Giovanni ha creato la Richiesta Amore non corrisposto

                  Buona pasqua a tutti, è da 8 mesi che soffro in silenzio per una ragazza che non mi considera, io la vorrei al mio fianco e non riesco a dimenticarla in nessun modo, che Dio mi aiuti.

                  • VienieSeguimi
                    VienieSeguimi ha condiviso un link
                    • VienieSeguimi

                      Buon giorno. Oggi giorno di silenzio. Questo è il periodo in cui un Cristiano, se crede sul serio, si concentra sulle ultime ore di dolore della vita di Cristo. Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi: quia per sanctam Crucem tuam redemisti mundum. Questa è la formula che si è ripetuta per secoli che è l’essenza del Cristianesimo. La Via Crucis non è l’occasione per parlare di altro. Nella Via Crucis, dall’amore di Cristo, nascerà la Carità. Carità cristiana e solo carità cristiana. Una carità fatta in nome di Cristo che abbia come primo scopo far amare Cristo a colui che viene soccorso e solo come secondo scopo soccorrerlo. Una carità fatta non in nome di Cristo dove Cristo non viene nominato, nel cristianesimo non ha valore. Cristo viene a convertire, non a fondare una onlus, viene a salvare le anime. Una carità imposta dallo stato, senza nemmeno il nome di carità , ma il nome più laico e forse un pochino massonico di solidarietà e accoglienza, non ha valore Cristiano. Durante la Passione di Cristo si ricorda solo Cristo, con l’unica eccezione di coloro che muoiono e soffrono per Lui, che oggi vengono perseguitati e uccisi, i nigeriani bruciati nelle loro chiede, i copti fatti saltare nelle loro. Il giorno della Passione si ricorda Cristo e chi è morto per Lui. (Silvana De Mari)

                      • VienieSeguimi

                        “Li amò sino alla fine” (Gv 13,1).

                        Sino alla fine. E oltre ogni fine.

                        Ti sei mai chiesto: “Se qualcuno mi conoscesse veramente, intimamente, mi amerebbe?”.
                        Questa domanda può attraversare la nostra interiorità, “scomodandola”. E quando pensiamo che sicuramente no, non mi amerebbe, possiamo entrare in una trappola molto sottile, anche senza accorgercene: rinunciare ad essere, per essere amati. Una trappola, che può rivelarsi un gigantesco boomerang: difatti, avremo facilmente la percezione che l’amore, in qualche modo ricevuto, non è rivolto realmente a noi.
                        Ciò non significa che, su noi stessi, bisogna sempre dire tutto a tutti. Ovviamente. Allo stesso tempo, dentro di noi, a seconda delle relazioni, il nostro intimo può inviarci dei segnali di maggiore o minore autenticità. È come se ci dicesse: “Qui ti stai ponendo in modo autentico, qui no”.
                        Ora questi tre giorni, giovedì, venerdì e sabato, entrano direttamente in dialogo con questa domanda, radicata dentro di noi: “Se qualcuno mi conoscesse, mi amerebbe?”. Sono infatti i giorni dell’Amore totale, integrale: “li amò sino alla fine”.
                        “Sino alla fine”, è da intendere certamente in senso temporale: è un Amore che non ti abbandona a metà strada, o a quasi fine percorso, ma che rimane. Allo stesso tempo, si riferisce ad una dimensione “spaziale”, esistenziale: “sino alla fine”, infatti, significa in ogni fibra della tua storia e della tua persona. In tutto quello che sei, che stai vivendo e sperimentando. Nelle tue primavere e nei tuoi inverni. Nei tuoi sorrisi e nelle tue lacrime. In ciò di cui sei fiero e in ciò di cui ti vergogni.
                        “Sino alla fine”: non c’è ambito della tua vita, che sia escluso da quest’Amore. Non lo è la “sporcizia dei tuoi piedi”, né la solitudine dell’incomprensione. Non lo è la tua fragilità, quella che fa piangere amaramente come Pietro, né il tradimento, di te stesso o altrui. Non lo è l’esperienza della perdita, né la sensazione che i tuoi sogni siano, ormai, ermeticamente rinchiusi dentro un sepolcro sigillato.
                        Proprio qui, nelle “situazioni limite”, si gioca la sfida più delicata dell’esistenza: lo dico con grande tenerezza, consapevole di trovarmi davanti ad un “punto” estremamente sensibile. Si tratta di situazioni “di confine”, o perché realmente estreme, o perché percepite tali. Ora, di fronte a queste “pagine estreme” della nostra storia, possiamo essere sopraffatti dalla sensazione, o dalla convinzione, che lì l’Amore non abbia un posto, non possa raggiungerci.
                        Di conseguenza, rischiamo di rimanere prigionieri in spirali di “non-Amore”, che possono manifestarsi in varie forme: l’aspra autoaccusa, la rassegnata e cinica disperazione, il triste compromesso esistenziale, la riduzione dei propri orizzonti interiori… Spirali che sono una “morte interiore”, sempre più asfissiante, sempre più paralizzante.
                        “Li amò sino alla fine”: ecco la sfida di questi tre giorni. In altre parole: se fosse invece possibile riconoscere un Amore, che ci raggiunge nelle nostre “situazioni limite”? Un po’ come accade nel film, commovente, “Collateral beauty”.
                        Un Amore che arriva proprio lì, in quelle pagine estreme, attraversandole in ogni riga, fino in fondo. E che ci “provoca” ad abitare le nostre esperienze “di confine”, nella luce di questo medesimo Amore.
                        Che significa concretamente? Cosa vuol dire vivere nella luce dell’Amore? Ovviamente, non esiste una ricetta unica, ma soltanto l’attivazione dell’intuizione del cuore, magari con l’aiuto sapiente di qualcuno… e di Qualcuno. Infatti, l’Amore ha, o meglio è, infinite sfumature: a volte è agire, a volte aspettare; a volte parlare, a volte tacere; a volte avvicinarsi, a volte allontanarsi; a volte restare, a volte partire; a volte lasciar andare, a volte accogliere; a volte abbracciare, a volte lasciarsi abbracciare… a volte tutte queste cose insieme…
                        In definitiva l’Amore, rivolto all'interno e fuori di sé, è. Sì, è. L’Amore è. Ed è sempre. Dovunque. Ecco la sfida di questi giorni: non cercare surrogati d’Amore, ma l’Amore autentico, a partire da quel che stiamo vivendo.
                        Infatti, solo l’Amore può far attraversare questi tre giorni, che si ripresentano sempre nella nostra vita. Può far attraversare ogni “morte interiore”. Attraversare, non bypassare. Attraversare, sapientemente. Per aprirci a quell’”oltre” inimmaginato di Vita, che in realtà ci viene incontro già adesso, al presente, non appena ci apriamo al movimento dell’Amore.
                        È un Amore che desidera. Sì. Desidera che tu sia. Sempre. “Sino alla fine”. E oltre ogni fine.
                        Sì, desidera che tu sia.
                        A costo di risorgere.

                        (short version on Instagram)

                        #biblicalmeditation #love

                        • VienieSeguimi

                          VIA CRUCIS

                          Prima stazione: Gesù è condannato a morte
                          IL PADRE: O mio popolo, o figlio mio, tu percuoti le labbra che cercavano la tua anima e vuoi
                          uccidere la Vita e mettere a morte l'Amore. Tu istituisci un tribunale per giudicare la Giustizia,
                          oscuri la Luce e percuoti con le verghe la sola carne veramente casta del Figlio dell'uomo, e leghi
                          le mani del Creatore come se temessi il suo abbraccio.

                          L'ANIMA: Sono diventato un figlio delle tenebre colpendo le palpebre del Sole nascente venuto
                          a visitarci. Ho condannato il mio Salvatore e ho lasciato inaridire la fonte della mia vita. Pietà,
                          Signore, perdona nella tua grande misericordia l'umanità che cerca di sbarazzarsi del suo solo
                          mezzo di salvezza. Liberaci attraverso il sangue di colui che abbiamo messo in catene.

                          GESÙ: Tu sia benedetto, Padre, per la potenza del tuo amore che mi ha restituito il giudizio e
                          mi ha permesso di prendere su di me la condanna che pesava sul genere umano. Ti benedico
                          per la gloriosa libertà dei tuoi figli, acquisita attraverso la vittoria riportata sulle potenze delle
                          tenebre.

                          Seconda stazione: Gesù è caricato della croce
                          IL PADRE: Figlio mio, mio Unico, mio Prediletto, al quale tengo infinitamente più di quanto non
                          potesse tenere Abramo ad Isacco, ecco che giunge a me la domanda del figlio che portava sulle
                          spalle il legno del suo olocausto: "Dov'è l'agnello del sacrificio?". Figlio mio, mio Amore, tu sei
                          la risposta che lo spirito suggerì ad Abramo: "Dio provvederà". Tu sei la fine di ogni fatalità e
                          di ogni maledizione.

                          L'ANIMA: Ho tagliato, nella mia follia di figlio rabbioso e infelice, l'albero che Dio aveva piantato
                          al centro del giardino. L'albero della vita io l'ho maledetto, ed eccolo ora come strumento di
                          morte sulle spalle di colui le cui membra porteranno i frutti della vita e faranno di questo luogo
                          di tormenti un nuovo Eden.

                          GESÙ: Ho tolto la trave che era nel tuo occhio, e lo splendore di ciò che tu ora percepisci ti
                          rende cieco. Sii paziente in questa prova, caricati della mia croce, essa ti condurrà; tu vedrai che
                          l'amore alleggerisce il giogo di chiunque si affidi alla mia scuola, vedrai come è dolce il fardello
                          di colui che porta gli altri, di colui che porta i poveri. E perciò egli porta Dio, porta il mondo.

                          Terza stazione: Gesù cade per la prima volta
                          IL PADRE: Spargerò la mia sapienza come un vento impetuoso e folle per confondere la sapienza
                          dei saggi, e spargerò una debolezza nuova e santa che confonderà la forza dei potenti. Ecco la
                          mia saggezza, ecco la follia dell'amore che bacia la polvere dalla quale ho creato gli uomini. Ecco
                          la mia debolezza, e la potenza della mia umiltà: voi non avete voluto tornare a me e il vostro
                          Dio si è convertito alla vostra natura umana, ma ormai è nella polvere che noi abbiamo
                          appuntamento.

                          L'ANIMA: Non posso sopportare di vederti cadere come un idolo di pietra. Mi sembra di
                          osservare la mia propria caduta, e non posso sopportarlo. Le tue mani sono legate alla trave e
                          tu cadi senza poter proteggere il Santo Volto. Insegnami il vero abbandono, insegnami a non
                          cercare di attutire le mie cadute con l'autogiustificazione. Insegnami a prendere su di me la
                          violenza dell'umiliazione, perché crescano in me la dolcezza e l'umiltà.

                          MARIA: È caduto mio Figlio, è caduto il mio piccolo Bambino, è caduto come quando gli
                          insegnavo a camminare nella polvere delle vie di Nazaret. E oggi una nuova umanità fa i suoi
                          primi passi e cade, e sa subito rialzarsi poiché non conta più sulla sua forza ma su quella di Dio.
                          Essa tace e benedice silenziosamente i suoi carnefici, poiché non è più essa che vive, è mio Figlio
                          che vive in essa come ha vissuto in me.

                          Quarta stazione: Gesù incontra sua Madre
                          IL PADRE: Mio popolo, la tua miseria mi sconvolge più dei tuoi peccati, è arrivato a me il grido
                          che non posso contenere: "Consolate, consolate il mio popolo". E ciò che nessun profeta ha
                          potuto fare, lo fa una giovinetta. Tra le figlie di Eva, ella ha trovato grazia ai miei occhi; ecco la
                          Sposa del Consolatore. E, attraverso di lei, io consolo mio Figlio che porta l'afflizione del mondo.

                          L'ANIMA: Maria, che fa tuo Figlio? Perché cammina verso la morte? Resti con noi, poiché si è
                          levata una nube e le tenebre presto oscureranno la terra. Donna, chi sei tu perché egli ti guardi
                          così, che cosa c'è tra te e lui? È il tuo sguardo di dolore e di forza, di gioia segreta e di agonia
                          misteriosa e le vostre anime che si toccano e si appoggiano l'una all'altra, e si riposano e
                          comunicano alle radici della sofferenza! È mai esistita una tale intima unione tra l'uomo e la
                          donna?

                          GESÙ: O Madre, tu sei venuta, attratta dalla mia umanità divina come lo era Davide dall'arca
                          dell'Alleanza. Tu mi cercavi nella città come la fidanzata tra le guardie. Tu mi hai trovato, amata
                          dalla mia anima, e il tuo sguardo trafigge il mio cuore con la sicurezza della lancia del soldato,
                          e io so che nel vedermi il tuo cuore è già trafitto, e si unisce perfettamente al mio.

                          Quinta stazione: Simone di Cirene aiuta Gesù a portare la sua croce
                          IL PADRE: Miei piccoli figli, miei poveri figli, volevo sinceramente che voi viveste nel mio amore
                          e nella condivisione della mia gioia, ed ecco salire grida di dolore, gemiti di sorde sofferenze,
                          e l'amarezza del vivere si mischia anche ai vostri piaceri. Essa trasmette la vostra guarigione;
                          fatela vostra, prendete la croce, se amate la vita.

                          L'ANIMA: Tu mi inviti a portare la tua croce quando io so appena portare il peso dei miei giorni
                          e delle mie pene; soffro come uomo, come potrei portare la sofferenza di Dio? Ma tu mi dici che
                          il tuo fardello non mi schiaccerà, che aprirà il mio cuore e che, se avrò diviso la croce di un altro,
                          la mia tristezza si tramuterà in gioia e questa gioia nessuno potrà togliermela.

                          GESÙ: Il mio corpo è il tuo corpo. Il mio corpo è immenso e tutte le croci non sono che una sola
                          croce, e tutte le sofferenze ne formano una sola e si posano sulle mie spalle, e pesano sul mio
                          cuore. Ma il mio corpo è anche il tuo corpo, e il mio cuore è anche il tuo cuore. Io ti do la forza
                          e ti associo come l'amico più prezioso alla redenzione del mondo.

                          Sesta stazione: Veronica asciuga il volto di Gesù
                          IL PADRE: O mia immagine infranta! Chi ha visto il Figlio ha visto il Padre. Ed ecco che si
                          manifestano i tratti del grande dolore dell'amore messo alla porta e il tormento della
                          misericordia. Figlio mio, io amo te e il tuo viso, ti amo sfigurato dalla lebbra del peccato, ti amo
                          come una madre coccola il suo figlio malato, il suo piccolo deforme; egli è unico perché è il suo.

                          VERONICA: Ricevi il bacio di questo panno, o viso dell'amore, più bello tra i figli degli uomini.
                          Il nuovo Adamo sta per nascere, lo vedo in questo miscuglio di acqua, sangue e fango. Più che
                          su questo panno, posati come un sigillo sul mio cuore, imprimi per sempre la tua immagine nella
                          carne del cuore dell'uomo.

                          GESÙ: Ama ogni uomo che porti questo viso. Ama al di sopra di ogni cosa colui che è stato
                          percosso senza motivo, o con ragione, ama colui che ha ricevuto gli sputi del disprezzo e
                          dell'anatema. Ama la diversità ogni volta che la incontri, sappi che essa porta la mia immagine.
                          Segui l'insegnamento di questa donna che, trasportata dal suo amore, si è precipitata verso di
                          me come Francesco verso i lebbrosi.

                          Settima stazione: Gesù cade per la seconda volta
                          IL PADRE: "Ecco deserta la città celebre, la città gioiosa! Anche i suoi giovani cadranno ai loro
                          posti...". Eppure l'avevo promesso: "Il suo piede non si scontrerà con la pietra". Ma io amo le
                          pietre di questo cammino di dolore, ognuna di esse potrà diventare un figlio dell'alleanza se io
                          non trattengo mio Figlio che si dona all'umanità che è caduta e rimane a terra. Non è forse
                          venuto per la caduta e per il risollevarsi di una moltitudine?

                          L'ANIMA: Mio Dio, non ho né il coraggio né il desiderio di rialzarmi. E un sottile orgoglio mi dice:
                          a cosa serve mantenersi in piedi e tendere al cielo quando sei fatto per la terra che ti attira?
                          Oh, la vanità dei miei giorni che volevano innalzarsi fino a te e che ritornano inesorabilmente
                          verso la notte originale! Vorrei che tu mi lasciassi alla mia miseria ma mi affascina la tua forza
                          nella prova della via della croce.

                          GESÙ: Risollevo Adamo dalla sua caduta ripetuta infinitamente, e questa forza che si rinnova
                          nelle mie braccia te la prometto e te la darò ogniqualvolta ti avvicinerai al sacramento della
                          riconciliazione. Se tu ti spogli, verrò a cercarti come ho cercato Adamo che, nella sua vergogna,
                          si nascondeva a Dio. L'Amore non sa null'altro che amare e l'Amore copre una moltitudine di
                          peccati.

                          Ottava stazione: Gesù incontra le donne di Gerusalemme
                          IL PADRE: O mistero della donna che rallegra la creazione, o figlie di Sion venute a consolare
                          il cuore di Dio! Maria, Veronica, e voi figlie di Gerusalemme, figlie della città che uccide i profeti.
                          In mezzo a voi è colei il cui cuore sarà trafitto, l'onore della vostra razza. Silenziosa, ella
                          camminerà tra di voi nelle fiamme della sinagoga incendiata dagli pseudosoldati di Cristo, ella
                          camminerà fra voi nelle fiamme di tutte le Auschwitz scaturite dall'odio degli uomini verso Dio,
                          fino a quanto tutto Israele sarà salvato.

                          L'ANIMA: Dov'ero, Signore, nell'ora della tua angoscia? Cos'ho detto per consolarti? Quale mano
                          rassicurante ti ho teso? Solamente le donne si avvicinano a te; dove sono i discepoli di cui faccio
                          parte? Eppure l'amore perfetto annienta la paura, e io ho una tale vergogna della mia mancanza
                          d'amore e di questa terribile cecità! Uniscimi ulteriormente alla tua passione affinché io ti ami
                          di una passione così forte da dimenticare i miei tormenti.

                          GESÙ: Quanto siete benedette tra le donne, voi che capite che la rovina di Gerusalemme è
                          vicina, poiché è il Tempio che sta per essere abbattuto. Dimenticate la mia sofferenza, che essa
                          non sia per voi che un incoraggiamento a soffrire i dolori di una genesi terribile e nuova. Siate
                          benedette per la vostra misericordia; vi sarà fatta misericordia nella stessa misura nel giorno
                          della disgrazia. Siano benedetti coloro che dimenticano le proprie pene per consolare gli altri.

                          Nona stazione: Gesù cade per la terza volta
                          IL PADRE: Ho mandato mio figlio pensando che l'avrebbero risparmiato, ma ecco che essi
                          uccidono il mio Amore, se ne burlano e lo beffeggiano. Il suo viso non ha più un aspetto umano.
                          Questo viso essi lo cercheranno dappertutto, ma hanno infranto lo specchio e ucciso le loro
                          anime. Nonostante questo, essi sono sempre miei figli; se essi conoscessero il mio dolore,
                          capirebbero fino a che punto sono amati. Cesserebbero di sfigurare il Volto dell'Amore.

                          L'ANIMA: Ho commesso l'irreparabile e soffocato in me la voce ancora capace di chiamare Dio.
                          Non so più chi sia. Abramo non può ottenere la grazia per Sodoma e il fuoco del cielo consuma
                          il vizio, il suicidio e l'assassinio, la vertigine dei drogati e degli alcolisti. Non vi è più speranza.

                          GESÙ: Io sono il giusto, il solo a giustificare tutte le Sodoma della terra. È per te, è per loro che
                          io cado più in basso della più profonda decadenza umana, perché è Dio che cade e attraverso
                          la sua caduta viene a cercare e a salvare coloro che erano perduti. E il fuoco che era destinato
                          a te mi divora in un battesimo d'amore, la mia lingua è incollata al mio palato e il grido che sale
                          in me giustifica il mondo: "Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno".

                          Decima stazione: Gesù è spogliato dei suoi vestiti
                          IL PADRE: Ecco che i fratelli omicidi hanno preso il mantello di Giuseppe prima di far scendere
                          nelle tenebre colui che li libererà dalle tenebre d'Egitto. Essi non sanno quello che fanno, essi
                          accelerano l'ora del trionfo di colui che perseguitano. Il mantello del nuovo Elia sconfiggerà le
                          acque della morte. Coloro che hanno spogliato Cristo, io li rivestirò di Cristo per la Pasqua
                          eterna, ed essi appariranno davanti a me vestiti di lui come d'un vestito nuziale.

                          L'ANIMA: Il Padre si è fatto mediatore d'amore. Egli non possedeva che una sola pecora e, come
                          mio padre Davide, gliel'ho rubata, gli ho preso il suo solo abito. Attraverso la tua nudità, o
                          Cristo, voglio ormai rivestire coloro che sono nudi nel mondo. Colmare di tenerezza i maltrattati,
                          colmare di giustizia e di misericordia coloro che sono stati privati del pane e della dignità,
                          colmare del tuo Santo Spirito coloro che hanno fame e sete di conoscerti. Non vivrò abbastanza
                          per riparare alla vergogna della tua nudità.

                          GESÙ: Non viene soltanto strappato il velo del Tempio, viene denudato Dio. Il cuore che ha
                          tanto amato gli uomini si scopre, pronto a ricevere il colpo di lancia. Vi restituisco il mantello che
                          copriva la mia carne per restituire a mio Padre il vestito della mia carne e dirgli: "Non ho altro
                          abito che il sudore del sangue dell'angoscia dei tuoi figli, che il fango della loro miseria. Ora,
                          Padre, rivestimi della tua gloria, affinché a mia volta io possa avvolgerli nel mantello della
                          misericordia".

                          Undicesima stazione: Gesù è messo in croce
                          IL PADRE: Sono io che vi ho creato e voi mi inchiodate le mani perché non benedica più, perché
                          cessi l'opera delle mie mani. Trafitte, esse diventano sorgenti di vita abbondante e gli angeli si
                          chinano su questo mistero grande e bello. Voi legate l'Amore e, attraverso questi legami,
                          l'Amore vi legherà a me in modo indissolubile. Per una sfida suicida, volete estinguere l'Amore
                          per mezzo di tutte queste torture, ma alla fine dell'Amore vi è ancora l'Amore del mio figlio
                          prediletto.

                          L'ANIMA: Gesù, fa' di me l'amante della tua croce. Concedimi di desiderare l'attraversamento
                          di ogni opacità perché sia identificato in te, fa' passare attraverso le mie ferite la luce della gloria
                          che hai acquisito. Soffrire con te non è più soffrire, e la sofferenza della croce apre una fonte
                          inesauribile di gioia. La prova di colui che è inchiodato con te, prigioniero dell'Amore, apre
                          l'immenso campo della libertà spirituale.

                          GESÙ: Padre, tu non hai voluto sacrificio né olocausto, è la misericordia che volevi; essa aveva
                          disertato il frutto delle tue mani, ma tu mi hai dato un corpo e io ti dico: Eccomi qui per fare la
                          tua volontà. È arrivata l'ora della grande messa per il mondo ed eccomi, ostia elevata sopra la
                          terra. Che io ami i chiodi, che io ami la croce e l'acqua con l'aceto, e tutti gli elementi di questa
                          liturgia che salva il mondo!

                          Dodicesima stazione: Gesù muore sulla croce
                          IL PADRE: Il grande grido dell'Amore è giunto fino a me. Risuonerà eternamente; nulla ormai
                          lo farà tacere. Si alzerà in ogni istante, ad ogni eucaristia, ad ogni atto di carità, ad ogni
                          sacrificio di santi che sono altri "Cristo", della folla immensa dei fratelli dei quali mio Figlio è il
                          primogenito. Mai più sarà proclamata la vittoria della morte e della distruzione. Il grido che sale
                          fino a me copre le grida di odio e le grida blasfeme.

                          L'ANIMA: O mio re, piego le ginocchia davanti alla tua sovranità. O mio unico amore, vorrei
                          rispondere alle tue sette parole d'amore ma nessuna parola può fare eco all'infinito. Ho preso
                          con me tua madre e il mio cuore si è aperto ancora di più, la mia casa è grande come il cielo che
                          risuona del canto della lode dei cori angelici. O mia attesa superata, come ti restituirò tutto il
                          bene che mi hai fatto?

                          GESÙ: La Vita non muore. Il grappolo è spremuto, non è più frutto ma vino novello. Ed è in
                          questo nuovo inebriamento, fatto di dolore e di amore, che io mi addormento sul petto del
                          Padre, poiché tutto è compiuto.
                          Ora sappi che nulla potrà fermarti nel tuo cammino verso il regno. Regola i tuoi passi su quelli
                          di colui che ha camminato sul mare e domato gli elementi scatenati. Dov'è l'odio degli uomini
                          nell'ora della mia morte? L'amore ha avuto l'ultima parola.

                          Tredicesima stazione: Gesù è deposto dalla croce
                          IL PADRE: Si compie l'elevazione mediante la quale l'Agnello, al quale ritorna la beatitudine:
                          "Beati i miti", prende possesso della terra e la strappa alla forza del nemico. Tenevo il corpo di
                          Adamo tra le mie braccia divine, che egli non avrebbe mai dovuto abbandonare, come non si
                          sarebbe mai dovuto interrompere il bacio attraverso il quale gli donavo il soffio vitale. Golgota,
                          dove si è appena giocata la felicità dell'umanità, luogo del cranio, luogo dove ho visto morire
                          Adamo.
                          Se l'uomo avesse conosciuto il grande dolore che provavo vedendo morire il primo uomo, il mio
                          grande dolore nel vedere il figlio dell'Eterno scendere nel regno dei morti! E il dolore nel vedere
                          la terribile agonia di mio Figlio, l'agonia della mia anima che mette fine ad ogni disperazione!
                          La morte è morta, l'Amore è vita e seme di vita.

                          MARIA: Mio Dio, abbandonato nelle mie braccia, Figlio mio, mio Amore e mio Dio. Mio Signore,
                          totalmente abbandonato, come nel giorno di Natale il Figlio nelle mie braccia. E in questo
                          silenzio dopo le tenebre un altro patto si compie, nel quale non è più il mio ventre ad aprirsi ma
                          il mio cuore. E nel dolore di questa rivelazione, io avverto il Corpo di mio Figlio, la Chiesa, più
                          grande del mondo.
                          O Figlio mio, il cielo e la terra sono pieni dell'eco della tua morte e del tuo amore.

                          Quattordicesima stazione: Gesù è portato al sepolcro
                          IL PADRE: Si è fatto silenzio, il silenzio della pienezza che precedeva l'istante della creazione,
                          l'esplosione luminosa, l'estasi dell'Amore che partorì l'uomo e la bellezza del mondo e di tutto
                          ciò che esso contiene. In silenzio il mio Verbo scende nel regno dei morti. La luce della Vita apre
                          gli occhi di coloro che brancolavano nella valle dell'ombra. In silenzio egli ritorna, tenendo
                          Adamo ed Eva per mano. Non li lascerà mai più; insieme essi ritorneranno perché esploda il
                          grande Alleluia di Pasqua.

                          MARIA: Il Padre ha riempito il mio cuore del balsamo della saggezza e io veglio come la sola
                          Vergine saggia di un mondo divenuto folle. E tutta la speranza del mondo e tutta la sua fede
                          ardono nel mio cuore. E il soffio dello Spirito mi colma e dice: "No, tuo Figlio non è morto,
                          dorme. E nel silenzio di questo grande sabato del mondo io offro tutte le sofferenze, tutte le
                          umiliazioni e tutta la miseria degli uomini".

                          • Aldejes

                            + Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni 18,1- 19,42
                            In quel tempo, Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cèdron, dove c'era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo, perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli. Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi. Gesù allora, sapendo tutto quello che doveva accadergli, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?». Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse loro «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno». Gesù replicò: «Vi ho detto: sono io.! Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano», perché si compisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato». Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l'orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?». Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli infatti era suocero di Caifa, che era sommo sacerdote quell'anno. Caifa era quello che aveva consigliato ai Giudei: «È conveniente che un solo uomo muoia per il popolo». Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme a un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote. Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell'altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare Pietro. E la giovane portinaia disse a Pietro: «Non sei anche tu uno dei discepoli di quest'uomo?». Egli rispose: «Non lo sono». Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava. Il sommo sacerdote, dunque, interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e al suo insegnamento. Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto». Appena detto questo, una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?». Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov'è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». Allora Anna lo mandò, con le mani legate, a Caifa, il sommo sacerdote. Intanto Simon Pietro stava lì a scaldarsi. Gli dissero: «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?». Egli lo negò e disse: «Non lo sono». Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l'orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?». Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò. Condussero poi Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l'alba ed essi non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Pilato dunque uscì verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest'uomo?». Gli risposero: «Se costui non fosse un malfattore, non te l'avremmo consegnato». Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra Legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno». Così si compivano le parole che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire. Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Gli dice Pilato: «Che cos'è la verità?». E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui colpa alcuna. Vi è tra voi l'usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante. Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. Poi gli si avvicinavano e dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi. Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna». Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l'uomo!». Come lo videro, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui non trovo colpa». Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio». All'udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura. Entrò di nuovo nel pretorio e disse a Gesù: «Di dove sei tu?». Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». Gli rispose Gesù: «Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall'alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più grande». Da quel momento Pilato cercava di metterlo in libertà. Ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque si fa re si mette contro Cesare». Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette in tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Parascève della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». Ma quelli gridarono: «Via! Via! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i capi dei sacerdoti: «Non abbiamo altro re che Cesare». Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso. Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall'altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l'iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: "Il re dei Giudei", ma: "Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei"». Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto». I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato –, e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d'un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: «Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte». E i soldati fecero così. Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell'ora il discepolo l'accolse con sé. Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l'aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.
                            (Qui ci si genuflette e si fa una breve pausa)
                            Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all'uno e all'altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso». E un altro passo della Scrittura dice ancora: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto». Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di áloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parascève dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.

                            • Aldejes

                              Orario della Passione dopo la notte di torture e i tribunali di notte:
                              + Ore 7 tribunale del sinedrio /
                              + Ore 8 da Pilato /
                              + Ore 9 da Erode
                              + Ore 10 di nuovo da Pilato. Barabbas scelto
                              + Ore 10.30 la flagellazione seguita dall'incoronamento di spine
                              + Ore 11 Ecce Uomo. Pilato si lava le mani.
                              + Ore 11.30 Via crucis
                              + Ore 12 Gesù spogliato dai suoi vestiti e inchiodato alla Croce.
                              + Dalle ore 12 alle ore 15: le 7 parole in croce.
                              + Ore 15 Gesù muore sulla croce.
                              + Dalle ore 15 alle ore 18: il corpo morto di Gesù sulla croce/ Solitudine di Maria SS Addolorata.
                              + Ore 18 Gesù è staccato dalla croce e dato a Maria Ss. Il corpo di Gesù è portato alla tomba. Unto di aromati sulla pietra dell'unzione. Deposto nella tomba.
                              + Ore 19 Solitudine della Madonna che si ritira con San Giovanni al Cenacolo.
                              Oggi È il giorno in cui si parla della passione di Cristo. Se siamo credenti. Non del clima e non di altro. (cit. Silvana De Mari) #SilvanaDeMari

                              • Aldejes
                                Aldejes ha pubblicato 1 immagini
                                • Aldejes

                                  19.04.2019 Ufficio delle letture SECONDA LETTURA

                                  Dalle «Catechesi» di san Giovanni Crisostomo, vescovo

                                  *La forza del sangue di Cristo*

                                  Vuoi conoscere la forza del sangue di Cristo? Richiamiamone la figura, scorrendo le pagine dell'Antico Testamento.
                                  «Immolate, dice Mosè, un agnello di un anno e col suo sangue segnate le porte» (cfr. Es 12, 1-14). Cosa dici, Mosè? Quando mai il sangue di un agnello ha salvato l'uomo ragionevole? Certamente, sembra rispondere, non perché è sangue, ma perché è immagine del sangue del Signore. Molto più di allora il nemico passerà senza nuocere se vedrà sui battenti non il sangue dell'antico simbolo, ma quello della nuova realtà, vivo e splendente sulle labbra dei fedeli, sulla porta del tempio di Cristo.
                                  Se vuoi comprendere ancor più profondamente la forza di questo sangue, considera da dove cominciò a scorrere e da quale sorgente scaturì. Fu versato sulla croce e sgorgò dal costato del Signore. A Gesù morto e ancora appeso alla croce, racconta il vangelo, s'avvicinò un soldato che gli aprì con un colpo di lancia il costato: ne uscì acqua e sangue. L'una simbolo del Battesimo, l'altro dell'Eucaristia. Il soldato aprì il costato: dischiuse il tempio sacro, dove ho scoperto un tesoro e dove ho la gioia di trovare splendide ricchezze. La stessa cosa accadde per l'Agnello: i Giudei sgozzarono la vittima ed io godo la salvezza, frutto di quel sacrificio.
                                  E uscì dal fianco sangue ed acqua (cfr. Gv 19, 34). Carissimo, non passare troppo facilmente sopra a questo mistero. Ho ancora un altro significato mistico da spiegarti. Ho detto che quell'acqua e quel sangue sono simbolo del battesimo e dell'Eucaristia. Ora la Chiesa è nata da questi due sacramenti, da questo bagno di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito santo per mezzo del Battesimo e dell'Eucaristia. E i simboli del Battesimo e dell'Eucaristia sono usciti dal costato. Quindi è dal suo costato che Cristo ha formato la Chiesa, come dal costato di Adamo fu formata Eva.
                                  Per questo Mosè, parlando del primo uomo, usa l'espressione: «ossa delle mie ossa, carne della mia carne» (Gn 2, 23), per indicarci il costato del Signore. Similmente come Dio formò la donna dal fianco di Adamo, così Cristo ci ha donato l'acqua e il sangue dal suo costato per formare la Chiesa. E come il fianco di Adamo fu toccato da Dio durante il sonno, così Cristo ci ha dato il sangue e l'acqua durante il sonno della sua morte.
                                  Vedete in che modo Cristo unì a sé la sua Sposa, vedete con quale cibo ci nutre. Per il suo sangue nasciamo, con il suo sangue alimentiamo la nostra vita. Come la donna nutre il figlio col proprio latte, così il Cristo nutre costantemente col suo sangue coloro che ha rigenerato.

                                  • Raffaele
                                    Raffaele si è appena iscritto/a
                                    • Aldejes

                                      Nel 2006 Papa Benedetto XVI durante le Udienze del Mercoledì presentò le figure di tutti gli apostoli. Il 18 Ottobre lasciò tutti stupiti tracciando anche il profilo di Giuda Iscariota. Quasi un’intera udienza riservata al traditore di Gesù, mai successo prima nella storia della Chiesa. Vi doniamo, a commento dell’ultimo Vangelo prima del solenne Triduo Pasquale, questo memorabile testo. Buona lettura. Padre Maurizio Botta

                                      BENEDETTO XVI

                                      UDIENZA GENERALE

                                      Piazza San Pietro
                                      Mercoledì, 18 ottobre 2006

                                      Giuda Iscariota e Mattia

                                      Cari fratelli e sorelle,

                                      terminando oggi di percorrere la galleria dei ritratti degli Apostoli chiamati direttamente da Gesù durante la sua vita terrena, non possiamo omettere di menzionare colui che è sempre nominato per ultimo nelle liste dei Dodici: Giuda Iscariota. A lui vogliamo qui associare la persona che venne poi eletta in sua sostituzione, cioè Mattia.

                                      Già il semplice nome di Giuda suscita tra i cristiani un’istintiva reazione di riprovazione e di condanna. Il significato dell’appellativo “Iscariota” è controverso: la spiegazione più seguita lo intende come “uomo di Keriot” con riferimento al suo villaggio di origine, situato nei pressi di Hebron e menzionato due volte nella Sacra Scrittura (cfr Gs 15,25; Am 2,2). Altri lo interpretano come variazione del termine “sicario”, come se alludesse ad un guerrigliero armato di pugnale detto in latino sica. Vi è, infine, chi vede nel soprannome la semplice trascrizione di una radice ebraico-aramaica significante: “colui che stava per consegnarlo”. Questa designazione si trova due volte nel IV Vangelo, cioè dopo una confessione di fede di Pietro (cfr Gv 6,71) e poi nel corso dell’unzione di Betania (cfr Gv 12,4). Altri passi mostrano che il tradimento era in corso, dicendo: “colui che lo tradiva”; così durante l’Ultima Cena, dopo l’annuncio del tradimento (cfr Mt 26,25) e poi al momento dell’arresto di Gesù (cfr Mt 26,46.48; Gv 18,2.5). Invece le liste dei Dodici ricordano il fatto del tradimento come ormai attuato: “Giuda Iscariota, colui che lo tradì”, così dice Marco (3,19); Matteo (10,4) e Luca (6,16) hanno formule equivalenti. Il tradimento in quanto tale è avvenuto in due momenti: innanzitutto nella progettazione, quando Giuda s’accorda con i nemici di Gesù per trenta monete d’argento (cfr Mt 26,14-16), e poi nell’esecuzione con il bacio dato al Maestro nel Getsemani (cfr Mt 26,46-50). In ogni caso, gli evangelisti insistono sulla qualità di apostolo, che a Giuda competeva a tutti gli effetti: egli è ripetutamente detto “uno dei Dodici” (Mt 26,14.47; Mc 14,10.20; Gv 6,71) o “del numero dei Dodici” (Lc 22,3). Anzi, per due volte Gesù, rivolgendosi agli Apostoli e parlando proprio di lui, lo indica come “uno di voi” (Mt 26,21; Mc 14,18; Gv 6,70; 13,21). E Pietro dirà di Giuda che “era del nostro numero e aveva avuto in sorte lo stesso nostro ministero” (At 1,17).

                                      Si tratta dunque di una figura appartenente al gruppo di coloro che Gesù si era scelti come stretti compagni e collaboratori. Ciò suscita due domande nel tentativo di dare una spiegazione ai fatti accaduti. La prima consiste nel chiederci come mai Gesù abbia scelto quest’uomo e gli abbia dato fiducia. Oltre tutto, infatti, benché Giuda fosse di fatto l’economo del gruppo (cfr Gv 12,6b; 13,29a), in realtà è qualificato anche come “ladro” (Gv 12,6a). Il mistero della scelta rimane, tanto più che Gesù pronuncia un giudizio molto severo su di lui: “Guai a colui dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito!” (Mt 26,24). Ancora di più si infittisce il mistero circa la sua sorte eterna, sapendo che Giuda “si pentì e riportò le trenta monete d’argento ai sommi sacerdoti e agli anziani, dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente»” (Mt 27,3-4). Benché egli si sia poi allontanato per andare a impiccarsi (cfr Mt 27,5), non spetta a noi misurare il suo gesto, sostituendoci a Dio infinitamente misericordioso e giusto.

                                      Una seconda domanda riguarda il motivo del comportamento di Giuda: perché egli tradì Gesù? La questione è oggetto di varie ipotesi. Alcuni ricorrono al fattore della sua cupidigia di danaro; altri sostengono una spiegazione di ordine messianico: Giuda sarebbe stato deluso nel vedere che Gesù non inseriva nel suo programma la liberazione politico-militare del proprio Paese. In realtà, i testi evangelici insistono su un altro aspetto: Giovanni dice espressamente che “il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo” (Gv 13,2); analogamente scrive Luca: “Allora satana entrò in Giuda, detto Iscariota, che era nel numero dei Dodici” (Lc 22,3). In questo modo, si va oltre le motivazioni storiche e si spiega la vicenda in base alla responsabilità personale di Giuda, il quale cedette miseramente ad una tentazione del Maligno. Il tradimento di Giuda rimane, in ogni caso, un mistero. Gesù lo ha trattato da amico (cfr Mt 26,50), però, nei suoi inviti a seguirlo sulla via delle beatitudini, non forzava le volontà né le premuniva dalle tentazioni di Satana, rispettando la libertà umana.

                                      In effetti, le possibilità di perversione del cuore umano sono davvero molte. L’unico modo di ovviare ad esse consiste nel non coltivare una visione delle cose soltanto individualistica, autonoma, ma al contrario nel mettersi sempre di nuovo dalla parte di Gesù, assumendo il suo punto di vista. Dobbiamo cercare, giorno per giorno, di fare piena comunione con Lui. Ricordiamoci che anche Pietro voleva opporsi a lui e a ciò che lo aspettava a Gerusalemme, ma ne ricevette un rimprovero fortissimo: “Tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini” (Mc 8,32-33)! Pietro, dopo la sua caduta, si è pentito ed ha trovato perdono e grazia. Anche Giuda si è pentito, ma il suo pentimento è degenerato in disperazione e così è divenuto autodistruzione. E’ per noi un invito a tener sempre presente quanto dice san Benedetto alla fine del fondamentale capitolo V della sua “Regola”: “Non disperare mai della misericordia divina”. In realtà Dio “è più grande del nostro cuore”, come dice san Giovanni (1 Gv 3,20). Teniamo quindi presenti due cose. La prima: Gesù rispetta la nostra libertà. La seconda: Gesù aspetta la nostra disponibilità al pentimento ed alla conversione; è ricco di misericordia e di perdono. Del resto, quando, pensiamo al ruolo negativo svolto da Giuda dobbiamo inserirlo nella superiore conduzione degli eventi da parte di Dio. Il suo tradimento ha condotto alla morte di Gesù, il quale trasformò questo tremendo supplizio in spazio di amore salvifico e in consegna di sé al Padre (cfr Gal 2,20; Ef 5,2.25). Il Verbo “tradire” è la versione di una parola greca che significa “consegnare”. Talvolta il suo soggetto è addirittura Dio in persona: è stato lui che per amore “consegnò” Gesù per tutti noi (cfr Rm 8,32). Nel suo misterioso progetto salvifico, Dio assume il gesto inescusabile di Giuda come occasione del dono totale del Figlio per la redenzione del mondo.

                                      A conclusione, vogliamo anche ricordare colui che dopo la Pasqua venne eletto al posto del traditore. Nella Chiesa di Gerusalemme furono due ad essere proposti dalla comunità e poi tirati a sorte: “Giuseppe detto Barsabba, soprannominato Giusto, e Mattia” (At l,23). Proprio quest’ultimo fu il prescelto, così che “fu associato agli undici Apostoli” (At 1,26). Di lui non sappiamo altro, se non che anch’egli era stato testimone di tutta la vicenda terrena di Gesù (cfr At 1,21-22), rimanendo a Lui fedele fino in fondo. Alla grandezza di questa sua fedeltà si aggiunse poi la chiamata divina a prendere il posto di Giuda, quasi compensando il suo tradimento. Ricaviamo da qui un’ultima lezione: anche se nella Chiesa non mancano cristiani indegni e traditori, spetta a ciascuno di noi controbilanciare il male da essi compiuto con la nostra limpida testimonianza a Gesù Cristo, nostro Signore e Salvatore.

                                      • Enrico53
                                        Enrico53 ha condiviso un link
                                        • VienieSeguimi

                                          SENZA DIO, SIAMO SENZA BUSSOLA, E IL MALE PROLIFERA

                                          Una società nella quale Dio è assente - una società che non lo conosce più e lo tratta come se non esistesse - è una società che perde il suo cri­terio. Nel nostro tempo è stato coniato il motto della «morte di Dio». Quando in una società Dio muore, essa diviene libera, ci è stato assicurato. In verità, la morte di Dio in una società significa anche la fine della sua libertà, perché muore il senso che offre orientamento. E perché vie­ne meno il criterio che ci indica la direzione insegnandoci a distinguere il bene dal male. La società occidentale è una società nella quale Dio nella sfera pubblica è assente e per la quale non ha più nulla da dire. E per questo è una società nella quale si perde sempre più il criterio e la misura dell’umano. In alcuni punti, allora, a volte diviene improvvisa­mente percepibile che è divenuto addirittura ovvio quel che è male e che distrugge l’uomo. È il caso della pedofilia. Teorizzata ancora non troppo tempo fa come del tutto giusta, essa si è diffusa sempre più. E ora, scossi e scandalizzati, riconosciamo che sui nostri bambini e giovani si commet­tono cose che rischiano di distruggerli. Che questo potesse diffondersi anche nella Chiesa e tra i sacerdoti deve scuoterci e scandalizzarci in misura particolare.

                                          Benedetto XVI, appunti sugli abusi nel clero, aprile 2019

                                          • Enrico53
                                            Enrico53 ha condiviso un link
                                            • Marilù
                                              Marilù si è appena iscritto/a
                                              • Alfonsa
                                                Alfonsa si è appena iscritto/a