“Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20)

VIGNA E FRUTTI (Monsignor Costantino Di Bruno)

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    La vigna piantata dal Signore prima di ogni cosa è l’uomo stesso. La prima vite piantata da Dio è Adamo, da Adamo e per Adamo, ha piantato Eva, come vera vite a lui corrispondente. È questo il mistero dell’uomo, nella sua differenza di genere e di missione. Oggi questa vite si è totalmente separata dal suo Signore. Ha rotto ogni legame di origine. Addirittura nega finanche di essere di origine divina per creazione. Si dice essere il frutto di un cieco evoluzionismo e di un concorso di cause accidentali. Così la creatura più alta e nobile dell’intero universo creato da Dio, si dichiara essere frutto del nulla. Ma questa sua origine dal nulla, che è contraria al suo essere e al suo operare, è proclamata in odio al Creatore e Signore. È dichiarata perché con Lui non si vuole alcun legame. Nessun vincolo deve esistere con l’Autore della vita. Tutte le decisioni di amoralità che sempre sfociano nella più nefanda e abominevole immoralità trovano in questo falso principio la loro origine. Perché far dipendere l’uomo da una Entità soprastorica e soprannaturale, se l’uomo viene dal caso? Perché imporgli una legge di natura, se l’uomo non ha una natura a cui obbedire, dal momento che la sua natura è evoluzione? La natura di ieri non è natura di oggi e la natura di oggi non sarà natura di domani. Perché legare la natura all’evoluzione di ieri e non aprirla all’evoluzione di oggi e di domani? Perché imporle delle regole, se essa è senza alcuna regola fin dal suo sorgere e dal suo apparire sulla terra? Dobbiamo confessare una sostanziale differenza tra ieri e oggi in ordine alla profezia. Ieri il Signore chiamava alcuni uomini e li costituiva suoi profeti. Essi si recavano dal suo popolo e annunziavano la parola del Signore, chiedendo ad essa ogni obbedienza. Dall’obbedienza era la vita, dalla disobbedienza era la morte. Oggi manca al Signore la profezia. Gli manca non perché lui non chiami e non costituisca i suoi profeti, ma perché i profeti chiamati e costituiti non credono alla parola di Dio e la sostituiscono con la propria. Questa separazione del profeta da Dio, dal suo Signore, genera un duplice danno. Prima di ogni cosa priva l’uomo dell’ascolto della Parola vera. Questa privazione ostacola o impedisce ogni cammino di conversione, di ritorno dell’uomo nella sua verità. Il secondo danno è un radicamento ancora più profondo dell’uomo nella sua falsità, menzogna, errore nel quale ha posto la sua vita. Come potrebbe non essere così dal momento che il profeta neanche lui più crede nella Parola del suo Signore? Dal momento anche che il suo annunzio, la sua parola non solo contraddice la Parola del suo Dio, ma nega persino l’esistenza di una Parola ancora in vigore del suo Dio? Non sono oggi i profeti del Dio vivente e di Cristo Gesù che negano la verità oggettiva contenuta nella Parola del loro Dio e Signore? Non sono essi che dicono che la Parola di ieri non è più legge per il Signore? Non sostengono forse che bene e male sono stabiliti dalla coscienza di ciascuno? C’è possibilità di uscire da questo disastro veritativo, morale, spirituale, che trasforma tutta la realtà nel tempo e nell’eternità? La via per uscire è una sola: che il profeta, chi è stato chiamato e costituito profeta perché faccia risuonare nel mondo la vera Parola di Dio, creda lui per primo nella Parola, la viva e poi la gridi ad ogni uomo con semplicità, purezza, linearità, completezza. La gridi con bellezza di verità attuale, secondo ogni insegnamento dello Spirito Santo. Se il profeta non crede nella Parola, cambia la Parola, trasforma la Parola, egli non è più profeta. Non serve né a Dio e né al mondo. Chi è costituito profeta di Cristo Gesù perché ricordi la Parola di Cristo Gesù, deve fermarsi solo a questa missione. Mai deve creare confusioni, aggiungendo altre cose ad essa. Lo esige prima di tutto l’obbedienza alla missione, ma anche lo richiede l’uomo al quale la Parola deve essere annunziata. Lui non può essere da noi condotto a confusione, ad errore, a pensare altro perché noi gli abbiamo mostrato altro. Se noi, profeti di Dio, crediamo in Dio e nel mondo, nella Parola di Dio e in quella del mondo, nella scienza di Dio e nella scienza del mondo, preferendo la scienza del mondo alla scienza di Dio, conduciamo nell’errore coloro presso i quali siamo mandati per dire la Parola. In verità la Parola neanche più la diciamo, perché il mondo già ci ha conquistati, sedotti, soggiogati, schiacciati. Madre di Dio, fa’ che i profeti siano profeti in un mondo che vuole essere mondo.