“Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20)

LETTURE E MEDITAZIONI

Ultimo aggiornamento di Angelo Cicirelli

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Da qui, si dipartono oltre 100 Omelie formulate da Sant'Agostino a Commento del Vangelo di San Giovanni, TUTTE DI INESTIMABILE VALORE SPIRITUALE-UMANO PROFONDAMENTE ISPIRATE E TALI DA RENDERE GLORIA A DIO E SALVEZZA UMANA ETERNA, PER CHI NE SEGUE GLI INSEGNAMENTI SEMPLICI E COMPRENSIBILI PER CHIUNQUE BENCHE' CONTENGANO VERITA', LA SOLA ED UNICA VERITA'.



CIO' PREMESSO, QUINDI, UMILMENTE CHIEDO AD OGNUNO E CON QUESTO BREVE MESSAGGIO TRASMETTO, SE MI E' POSSIBILE, QUANTO DI PIU' GRANDE HO PERSONALMENTE LETTO, APPREZZATO E FORSE APPRESO, SICURO OLTRE OGNI DUBBIO, CHE TUTTI POSSANO, COME ME, TRARNE GIOVAMENTO DALLA LETTURA E RIFLESSIONE PROFONDA CHE DIO GUIDERA' SUL SENTIERO DELLA SUA COMPRENSIONE.

PROVARE PER CREDERE E CREDERE PROVANDO . --->>> 

Sant'Agostino - Commento al Vangelo di San Giovanni  http://www.augustinus.it/italiano/commento_vsg/index2.htm 



« Il credere in Dio è il fondamento incrollabile di ogni ordinamento sociale e di ogni responsabilità sulla terra, perciò tutti quelli che non vogliono l’anarchia e il terrore devono energicamente adoperarsi perché i nemici della religione non raggiungano lo scopo da loro così apertamente proclamato » Enciclica Caritate Christi



« Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: "Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli" » (Lc 11,1). È in risposta a questa domanda che il Signore affida ai suoi discepoli e alla sua Chiesa la preghiera cristiana fondamentale. San Luca ne dà un testo breve (di cinque domande),1 san Matteo una versione più ampia (di sette domande).2 La tradizione liturgica della Chiesa ha sempre usato il testo di san Matteo (Mt 6,9-13).



Padre nostro che sei nei cieli,

sia santificato il tuo nome,

venga il tuo regno,

sia fatta la tua volontà

come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

e rimetti a noi i nostri debiti

come noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male.

Amen



I Figli della Luce 

I Figli della Luce si nutrono di Pace, Libertà, Amore, Giustizia, Grazia, Benevolenza, Comprensione, Compassione, Generosità, Bontà, Luce, Verità, Positività, trasmettendo tutto questo intorno a loro. 

Ognuno dentro di sé ha la capacità e la possibilità di diventare un Figlio di Luce e di operare miracoli d’Amore. 

Quando l’Essere comincia a togliere dal suo Io interiore i vari strati che lo rivestono, comincia a liberarsi. Deve spogliarsi del vestito dell’orgoglio, della camicia dell’avidità, della tunica dell’avarizia, dei calzoni dell’egoismo, della giacca dell’invidia, del cappotto della cupidigia, del mantello dell’odio, del maglione della crudeltà. 

La Luce Amore porta alla creatura vestiti di Pace, Giustizia, Libertà, Grazia, Benevolenza, Amore, Comprensione, Generosità, Bontà, Compassione, Calore: questi sono i Veri Cibi e i veri Vestiti dei Figli della Luce. 



Amore ad ogni cuore, Libertà ad ogni anima prigioniera, Pace ad ogni lacrima versata nel dolore, Luce ad ogni occhio che non vede, Giustizia ad ogni sentimento tradito, Comprensione ad ogni parola non capita, Compassione per ogni essere che soffre, Comunione per ogni Pensiero di Luce, Bontà per tutti gli sguardi ricercatori d’Amore, Dolcezza per tutte le azioni pesanti, Perdono per i torti subiti, Accettazione per i continui rifiuti, un Sorriso per tutti gli sguardi tristi, ogni bene a tutti i Figli della Luce. 



I Figli della Luce operano sempre nel Bene, amano tutte le creature e tutte le forme di vita, lottano per la Giustizia e la Libertà, aborriscono ogni forma di sopruso e repressione, dedicano la loro esistenza all’Amore Puro e, finché lavorano nella loro Opera di Luce, nessun male oscuro può toccarli ed inquinarli, perché la potenza dell’infinito Amore è superore a tutto, è Potenza e Grandezza. 



Opera, oh Figlio di Luce, l’Amore è con te. 



10 agosto 2004



UNA LUCE DIVERSA

La luce materiale illumina sia gli uomini che gli animali, ma c’è una luce che appartiene esclusivamente agli uomini.

Consideriamo la distanza che ci separa dagli animali, e comprenderemo che cosa significhi “luce degli uomini”.

Non per altro ci distinguiamo dagli animali, se non per l’intelletto: non cerchiamo altrove il nostro vanto.

Siamo fieri della nostra forza? Le belve sono più forti di noi.

Siamo fieri della nostra velocità? La mosca ci vince.

Ci vantiamo della nostra bellezza? Quanta bellezza nelle penne del pavone!

Da dove viene dunque la nostra superiorità? Dall’essere noi immagine di Dio.

“Poi Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, e abbia dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina” (Ge 1:26-27).

Allora dov’è questa immagine di Dio?

Certamente non per le sembianze fisiche perché Dio non ha corpo, ma per lo spirito, l’anima e tutti i doni dell’anima: libertà, volontà, amore sentimento.

Fra tutte le creature della terra solo l’uomo è libero e capace di volere e di amare.

L’uomo è la creatura più nobile, più perfetta fra tutte le cose create che sono a lui soggette. Noi portiamo l’immagine del nostro Creatore nella nostra mente, nell’intelletto.

“Nei suoi fini adorabili, Dio intendeva servirsi dell’uomo per la propria gloria, e perciò lo arricchì di un dono speciale, col quale lo elevò al disopra di tutte le creature. Quel dono consiste nella luce intellettuale, morale e spirituale, procedente dalla vita che gli fu data”.

Se dunque siamo superiori agli animali perché abbiamo una mente capace di comprendere ciò che non è possibile agli animali, se per questo l’uomo è superiore all’animale, ebbene la luce degli uomini è la luce delle menti.

Questa luce delle menti è Dio attraverso la Sapienza creatrice, attraverso la sua Parola, attraverso l’uomo Cristo Gesù, colui appunto per mezzo del quale furono fatte tutte le cose (Gv 1:3).

Gesù, la luce del mondo

Gesù stesso si presenta arditamente come luce: “Io sono la luce del mondo”, proclamò nel tempio di Gerusalemme (Gv 8:12). Parola che ripeté più volte, dandone segni concreti come quando diede la luce ad un cieco, o quando insegnando, illuminò, in modo che chi lo seguì non camminò più nelle tenebre, ma ebbe “la luce della vita” (Gv 8:12).

La vita di Gesù, fatta di opere e di insegnamento, sarà come il riverbero della sua luce.

Percorse le strade della sua terra per illuminare col suo messaggio di luce:

“Chi mi segue non camminerà più nelle tenebre (non si perderà), ma avrà la luce della vita” (Gv 8:12).

Nelle sue parole, nelle sue parabole, nei suoi miracoli, nei suoi gesti d’amore rivela il volto di Dio, del Padre misericordioso di cui i credenti sono figli: possono chiamarlo col dolce nome di “Padre” perché è tale, e tra loro devono riconoscersi fratelli e sorelle perché sono tali.

I Farisei compresero subito la portata delle affermazioni di Gesù e cercarono di smentirlo: “Tu testimoni di te stesso; la tua testimonianza non è vera” (Gv 8:13), non è cioè confortata da nessuna prova attendibile.

Gesù rispose che la loro eccezione non aveva valore per lui, perché solo lui poteva rendere testimonianza della sua origine divina:

“La mia testimonianza è vera perché so da dove sono venuto e dove vado; ma voi non sapete da dove io vengo ne dove vado” (Gv 8:14).

Il giudizio dei Farisei era superficiale, essi guardavano solo alle apparenze: “Dov’è tuo padre?” (Gv 8:19).

Constatata la loro colpevole ignoranza il Signore Gesù cercò amorevolmente di rimuovere questo grande ostacolo dicendo:

“Voi non conoscete né me né il Padre mio; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio” (Gv 8:19). Egli affermò solennemente di essere l’unico mezzo per cui gli uomini possono conoscere Dio, perché solo lui lo conosce, essendone Figlio:

“Ogni cosa mi è stata data in mano dal Padre mio; e nessuno conosce il Figlio, se non il Padre; e colui al quale il Figlio voglia rivelarlo” (Mt 11:27). Nonostante queste sue parole i suoi ascoltatori non lo molestarono e nessuno tentò di arrestarlo perché “l’ora sua non era ancora venuta” (Gv 8:20).

Un solenne avvertimento

A questo punto il Signore Gesù rivolse loro un preciso avvertimento:

“Se non credete, se non avete fede, che «io sono», morirete nei vostri peccati” (Gv 8:24).Pieni di disprezzo e di incredulità i Giudei, incapaci di comprendere, totalmente accecati, lo considerarono un indemoniato.

“In verità, in verità vi dico che se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte. I Giudei gli dissero: «Ora sappiamo che tu hai un demonio»” (Gv 8:51-52).

Accecati dall’odio, per esporlo al disprezzo popolare, gli fecero osservare che, nonostante la loro grandezza, Abramo e i profeti erano morti. Gesù rispose alle loro parole con una solenne affermazione riguardante la sua natura:

“In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse nato, io sono” (Gv 8:58).

Ancora una volta Gesù ribadisce la sua divinità e la sua preesistenza (“Io sono”), dichiarandosi Signore della libertà e della vita. 

I Giudei compresero chiaramente che egli dichiarava di essere il Messia, il Figlio di Dio,e come prescriveva la legge (Le 24:16) cercarono di lapidarlo, ma egli si ritirò non solo dal tempio, ma anche da tutto ciò che esso rappresentava (Gv 8:59).

La responsabilità dell’uomo

La luce è alla portata di ogni uomo.

Un contatto con Gesù Cristo, un semplice gesto di fede ed egli non camminerà più nelle tenebre, ma troverà la porta della salvezza. Entrerà per quella porta e come dice Gesù, gusterà la vita, la vera vita, quella che si gode nel cielo.

La scelta è tra la luce che è Cristo e le tenebre che sono il mondo in cui opera il maligno (Gv 8:12).

Le opere dell’uomo non precedono la fede, ma ne rivelano l’esistenza. 

Ci si salva per fede: le opere “buone” ne sono la conseguenza.

Chi dà retta al maligno è nelle tenebre, cioè si nasconde a Dio come Caino (Ge 4:14), per non essere giudicato dalle sue stesse opere.

La responsabilità di questa scelta appartiene all’uomo.

Ma attenzione!

“La luce è ancora per poco tempo tra voi, dice il Signore. Camminate mentre avete la luce, affinché non vi sorprendano le tenebre, chi cammina nelle tenebre, non sa dove va. Mentre avete la luce, credete nella luce, affinché diventiate figli della luce” (Gv 12:35-36).

Chi non ne approfitta, chi non usa la luce sceglie di essere condannato alle tenebre di fuori, sbaglia la porta, si priva della benedizione qui in terra e della felicità nell’aldilà.

Dio ci lascia sempre liberi di decidere cosa fare: per questo possiamo dire che ci ama veramente.

“Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io riconoscerò lui davanti al Padre mio che è nei cieli. Ma chiunque mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io rinnegherò lui davanti al Padre mio che è nei cieli” (Mt 10:32-33).



I cristiani: portatori di luce

La luce portata da Cristo deve essere diffusa. L’uomo, il cristiano, non brilla di luce propria, ma di luce riflessa, per questo siamo detti: “figli di luce” (Efesini 5:8).

Gesù esorta i suoi discepoli e noi a farsi lampade che risplendano:

“Voi siete la luce del mondo...” (Mt 5:14).

L’apostolo Paolo afferma:

“Il frutto della luce consiste in tutto ciò che è bontà, giustizia e verità” (Ef 5:9).

Dove c’è la luce vera (Cristo) non possono esserci l’oscurità e il male.

Vivere nella luce di Cristo significa ardere e risplendere per gli altri, allontanarsi dalla luce (da Cristo) significa condannarsi per l’eternità.

L’itinerario si staglia chiaro, preciso.

Dapprima il Rabbi è solo “quell’uomo” (9:11); poi viene riconosciuto come “profeta” (9:17); poi ancora come“venuto da Dio” (9:33); e infine come Dio.

Ma il prezzo della fede è alto: la scomunica, l’espulsione dalla sinagoga con l’accusa di essere un peccatore.

Anche nella nostra civiltà la fede ha il suo prezzo che si paga con: indifferenza, ironia, presunzione, scherno, punizione, persecuzione, allontanamento, menzogna, vendetta, omicidio . 

Ma il credente sa che la sua fede è cammino verso il cielo; è risposta necessaria al dono: che ha bisogno di crescere per resistere a tutte le sfide, per fare più luce possibile:

“Nessuno vi seduca con vani ragionamenti; infatti è per queste cose che l’ira di Dio viene sugli uomini ribelli. Non siate dunque loro compagni; perché in passato eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore.Comportatevi come figli di luce” (Ef 5:6-8).

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