“Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20)
    • Aldejes
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      MEDITAZIONE - MAESTRO, CHE COSA DEVO FARE PER EREDITARE LA VITA ETERNA? Se oggi venisse un uomo dinanzi ad un cristiano della Chiesa una, santa, cattolica, apostolica e gli chiedesse: “Signor cristiano, cosa devo fare per ereditare la vita eterna?” La risposta non sarebbe certamente dalla Scrittura, dal Vangelo, dalla verità rivelata. Sarebbe dalle sue tendenze ideologiche, politiche, filosofiche, psicologiche. Sarebbe dalla cordata da lui abbracciata, ma non certo dalla verità della Scrittura, che dice con taglio nettissimo ciò che è bene e va fatto per ereditare la vita eterna e ciò che è male e va evitato se non si vuole finire nella morte eterna. Dico questo perché oggi ormai è convinzione di ognuno che il paradiso è per tutti, che l’inferno è un genere letterario del passato, che Dio non giudica nessuno, che sempre la sua misericordia ha l’ultima parola e tutti accoglie nel suo regno di luce. Non vi è neanche necessità di appellarsi alla misericordia del Signore. L’inferno è già stato dichiarato non esistente. Al massimo, se c’è, è vuoto. Non si capirebbe in questo caso perché il Signore abbia creato l’inferno per poi lasciarlo vuoto. Qualcuno potrebbe pensare: Dio si è pentito di aver creato una cosa così grave, contraria alla sua misericordia. Si sa bene che tutti questi discorsi sono in netta opposizione, contrasto con la Parola del Signore. Non però con la parola di Dio immaginata dall’uomo, ma con la Parola consegnata dallo Spirito Santo agli agiografi e da essi alla carta. La risposta di Gesù invece è ben diversa. Lui manda lo scriba, conoscitore della Scrittura, alla Legge. Tu sei scriba. Conosci la Legge. Cosa è scritto in essa? Al suo scritto ti devi attenere. E infatti lo scriba conosce bene la Legge e recita quanto è scritto nel Deuteronomio al Capitolo VI e quanto viene insegnato nel Levitico al Capitolo XIX. Si eredita la vita eterna osservando i due comandamenti principali della carità: amando Dio obbedendo alla sua Legge. Amando il prossimo obbedendo sempre alla sua Legge. Non c’è nell’amore volontà, pensiero, desiderio, decisione dell’uomo. L’amore vero, puro, l’amore che ci conduce alla vita eterna è obbedienza alla Parola di Dio, Parola che rivela come Dio va adorato, amato, ascoltato e Parola che ci rivela come il prossimo va amato, rispettato, servito. Se non c’è obbedienza alla Parola che detta i diritti di Dio e del prossimo non c’è amore. Noi oggi abbiamo spostato l’asse dell’amore: dall’obbedienza alla Legge di Dio, a tutta la Legge di Dio, siamo passati al nostro sentimento. Non si predica più la Legge come fondamento dell’amore, non ci si riferisce più al Vangelo come punto da cui partire per amare Dio e il Prossimo secondo la volontà di Dio, si parte e si insegna il sentimento personale di questo o di quell’altro. Le conseguenze sono altamente disastrose. Si abortisce e si ama. Si distrugge la famiglia e si ama. Si desidera la donna d’altri e si ama. Si pratica ogni genere di superstizione e si ama. Si calunnia e si rende falsa testimonianza e si ama. Si compiono mille azioni nefande e si ama. L’amore non è più obbedienza, ma solo sentimento. Lo scriba pone una ulteriore domanda a Gesù: “E chi è il mio prossimo?”. La risposta di Gesù va ben compresa. Noi spesso la leggiamo senza il prima, senza cioè l’obbedienza alla Legge. Ne abbiamo fatto una legge a se stessa. Nell’obbedienza perfetta alla Legge dell’amore verso Dio e verso il prossimo, chi è il mio prossimo? Prossimo è chi è dinanzi a te. Come si ama concretamente chi è dinanzi a te? Lo si ama secondo il momento particolare in sui si trova. Si trova un uomo lasciato mezzo morto dai briganti, aiutare quest’uomo è obbligo primario. Gli altri obblighi vanno abbandonati. Anche le regole dell’inimicizia vanno abbandonate. Salvare la vita a quest’uomo è priorità assoluta. Ma sempre si devono abbandonare le altre Leggi particolari? Solo in caso di urgente necessità e secondo la gravità del bisogno. Per tutti gli altri casi, la carità si organizza, si struttura. Organizzare la carità è permettere a ciascuno di servire il prossimo dalla sua missione, vocazione, sacramento, carisma. Un presbitero deve dedicarsi alla Parola e alla preghiera. È questa la sua missione. In caso di urgente bisogno lascia la sua missione, soccorre, poi ritorna a fare ciò che è suo obbligo fare. La Legge della propria missione mai va sospesa in modo permanente. Amare il prossimo infatti non è solo amare il corpo, è anche amare l’anima e lo spirito. È amare soprattutto la sua eternità di salvezza e di vita beata nel Paradiso. Per questo il ministro della Parola, della grazia, dei misteri Dio, per Cristo Gesù, nello Spirito Santo, mai deve lasciare la sua missione. Se l’abbandonasse, condannerebbe l’uomo alla morte eterna. Amare il prossimo secondo la Parola di Gesù, è amarlo nella pienezza del suo essere che è corpo, anima, spirito. È amarlo nella pienezza del suo tempo, che è anche eternità. è amarlo nella pienezza della sua vita. Il dono della vita eterna deve essere la prima carità. La più alta carità di un presbitero è la predicazione del Vangelo e la celebrazione dei sacramenti e la guida delle coscienza sulla via della pace. Per la carità verso il corpo nella Chiesa esistono i diaconi. Per questo sono stati istituiti. Madre di Dio, fa’ che sempre operiamo dalla Legge e mai dal sentimento. Sempre dall’obbedienza alla nostra missione e secondo i doni che lo Spirito Santo ci ha elargiti.

      http://mastrosblindo.altervista.org/monsdibruno/

      • Aldejes

        Incomincia con l’ammirare ciò che Dio ti mostra, e non avrai il tempo per cercare ciò che egli ti nasconde. (A. Dumas)

        • Aldejes

          Incomincia con l’ammirare ciò che Dio ti mostra, e non avrai il tempo per cercare ciò che egli ti nasconde. (A. Dumas)

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            Il Magistero di Benedetto XVI
            Esortazione Apostolica post-sinodale Sacramentum caritatis, n.88

            Tante volte i Vangeli ci riportano i sentimenti di Gesù nei confronti degli uomini, in special modo dei sofferenti e dei peccatori (cfr Mt 20,34; Mc 6,34; Lc 19,41). Egli esprime attraverso un sentimento profondamente umano l'intenzione salvifica di Dio per ogni uomo, affinché raggiunga la vita vera. Ogni Celebrazione eucaristica attualizza sacramentalmente il dono che Gesù ha fatto della propria vita sulla Croce per noi e per il mondo intero. Al tempo stesso, nell'Eucaristia Gesù fa di noi testimoni della compassione di Dio per ogni fratello e sorella. Nasce così intorno al Mistero eucaristico il servizio della carità nei confronti del prossimo, che « consiste appunto nel fatto che io amo, in Dio e con Dio, anche la persona che non gradisco o neanche conosco. Questo può realizzarsi solo a partire dall'intimo incontro con Dio, un incontro che è diventato comunione di volontà arrivando fino a toccare il sentimento. Allora imparo a guardare quest'altra persona non più soltanto con i miei occhi e con i miei sentimenti, ma secondo la prospettiva di Gesù Cristo ». In tal modo riconosco, nelle persone che avvicino, fratelli e sorelle per i quali il Signore ha dato la sua vita amandoli « fino alla fine » (Gv 13,1). Di conseguenza, le nostre comunità, quando celebrano l'Eucaristia, devono prendere sempre più coscienza che il sacrificio di Cristo è per tutti e pertanto l'Eucaristia spinge ogni credente in Lui a farsi « pane spezzato » per gli altri, e dunque ad impegnarsi per un mondo più giusto e fraterno. Pensando alla moltiplicazione dei pani e dei pesci, dobbiamo riconoscere che Cristo ancora oggi continua ad esortare i suoi discepoli ad impegnarsi in prima persona: « Date loro voi stessi da mangiare » (Mt 14,16). Davvero la vocazione di ciascuno di noi è quella di essere, insieme a Gesù, pane spezzato per la vita del mondo.

            • VienieSeguimi

              Ci sono tanti modi per iniziare a seguire Gesù. C’è chi lo segue perché lo ha incontrato direttamente con un’esperienza spirituale…c’è chi lo ha conosciuto perché qualcun altro gliene ha parlato. C’è chi non lo riesce a seguire subito…perché pone delle resistenze e aspetta dei segni diretti…dei segni più chiari.
              A volte le persone rimangono bloccate… la loro ragione…la loro intelligenza…le loro abitudini…ma anche le loro convinzioni…diventano un impedimento nell’incontro e nella conoscenza di Dio. Sono convinte di conoscerlo o, peggio, sono convinte che più di quello che sanno non possono sapere. E non parlo di conoscenza intellettuale della teologia o della Bibbia…no, magari sanno di essere ignoranti in materia…ma pensano che più di quello che hanno sperimentato del rapporto con Dio non possono andare…non possono sperimentare. Non è così!
              L’incontro con Dio è sempre in crescita e richiede solo una cosa: l’umiltà di non sentirsi arrivati. Puoi sperimentare la sua grandezza, puoi sperimentare tutto il suo amore…puoi sperimentare cose grandi e anche sconvolgenti nella tua vita…ma solo, se deciderai di farlo…veramente entrare dentro di te!
              Padre Antonio Mancuso