“Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20)

La bacheca di VienieSeguimi

    • VienieSeguimi

      “L'annuncio pasquale: 'è risorto' - che è il nucleo originario delle fede cristiana - dice che Gesù di Nazareth, un uomo morto duemila anni fa sulla croce, oggi è vivo, realmente, corporalmente vivo. Vivo in sé stesso: non nel suo messaggio, nel suo esempio, nel suo influsso ideale sulla storia umana; non nei poveri, nei fratelli, nella comunità”
      (Card. Giacomo Biffi)

      Gesù è vivo!
      Unico Re, unico Dio, unico Salvatore, unica Via, unica Verità, unica Vita.
      Da nessuna altra parte troverete la Vita Eterna.
      Diffidate da chi vi dice che tutte le religioni sono uguali, che la verità si trova ovunque, che ci si può salvare in altro modo che non attraverso la conversione a Cristo Signore.
      Diffidate da chi pensa di salvarsi con le sue buone opere, da chi pensa di salvarsi vivendo lontano da Dio.
      Diffidate da chi pensa che la Chiesa abbia come missione quella terrena di salvare gli uomini dalla fame di pane, dalle catene della schiavitù, dalla tristezza della povertà economica e sociale.
      La vera Chiesa di Gesù Cristo ha la missione di annunciare e portare ad ogni uomo la salvezza di Gesù Risorto, di togliere da ogni uomo la fame di Dio, di saziare gli affamati di pace vera, di verità profonda, di amore totale e gratuito, di portare liberazione dal peccato per vivere nella gioia dei figli di Dio, di donare la vera ricchezza che è stare sempre con Dio Padre e rimanere nel Suo Amore.
      Gesù è vivo!

      • VienieSeguimi
        VienieSeguimi ha condiviso un link
        • VienieSeguimi

          Buon giorno. Oggi giorno di silenzio. Questo è il periodo in cui un Cristiano, se crede sul serio, si concentra sulle ultime ore di dolore della vita di Cristo. Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi: quia per sanctam Crucem tuam redemisti mundum. Questa è la formula che si è ripetuta per secoli che è l’essenza del Cristianesimo. La Via Crucis non è l’occasione per parlare di altro. Nella Via Crucis, dall’amore di Cristo, nascerà la Carità. Carità cristiana e solo carità cristiana. Una carità fatta in nome di Cristo che abbia come primo scopo far amare Cristo a colui che viene soccorso e solo come secondo scopo soccorrerlo. Una carità fatta non in nome di Cristo dove Cristo non viene nominato, nel cristianesimo non ha valore. Cristo viene a convertire, non a fondare una onlus, viene a salvare le anime. Una carità imposta dallo stato, senza nemmeno il nome di carità , ma il nome più laico e forse un pochino massonico di solidarietà e accoglienza, non ha valore Cristiano. Durante la Passione di Cristo si ricorda solo Cristo, con l’unica eccezione di coloro che muoiono e soffrono per Lui, che oggi vengono perseguitati e uccisi, i nigeriani bruciati nelle loro chiede, i copti fatti saltare nelle loro. Il giorno della Passione si ricorda Cristo e chi è morto per Lui. (Silvana De Mari)

          • VienieSeguimi

            “Li amò sino alla fine” (Gv 13,1).

            Sino alla fine. E oltre ogni fine.

            Ti sei mai chiesto: “Se qualcuno mi conoscesse veramente, intimamente, mi amerebbe?”.
            Questa domanda può attraversare la nostra interiorità, “scomodandola”. E quando pensiamo che sicuramente no, non mi amerebbe, possiamo entrare in una trappola molto sottile, anche senza accorgercene: rinunciare ad essere, per essere amati. Una trappola, che può rivelarsi un gigantesco boomerang: difatti, avremo facilmente la percezione che l’amore, in qualche modo ricevuto, non è rivolto realmente a noi.
            Ciò non significa che, su noi stessi, bisogna sempre dire tutto a tutti. Ovviamente. Allo stesso tempo, dentro di noi, a seconda delle relazioni, il nostro intimo può inviarci dei segnali di maggiore o minore autenticità. È come se ci dicesse: “Qui ti stai ponendo in modo autentico, qui no”.
            Ora questi tre giorni, giovedì, venerdì e sabato, entrano direttamente in dialogo con questa domanda, radicata dentro di noi: “Se qualcuno mi conoscesse, mi amerebbe?”. Sono infatti i giorni dell’Amore totale, integrale: “li amò sino alla fine”.
            “Sino alla fine”, è da intendere certamente in senso temporale: è un Amore che non ti abbandona a metà strada, o a quasi fine percorso, ma che rimane. Allo stesso tempo, si riferisce ad una dimensione “spaziale”, esistenziale: “sino alla fine”, infatti, significa in ogni fibra della tua storia e della tua persona. In tutto quello che sei, che stai vivendo e sperimentando. Nelle tue primavere e nei tuoi inverni. Nei tuoi sorrisi e nelle tue lacrime. In ciò di cui sei fiero e in ciò di cui ti vergogni.
            “Sino alla fine”: non c’è ambito della tua vita, che sia escluso da quest’Amore. Non lo è la “sporcizia dei tuoi piedi”, né la solitudine dell’incomprensione. Non lo è la tua fragilità, quella che fa piangere amaramente come Pietro, né il tradimento, di te stesso o altrui. Non lo è l’esperienza della perdita, né la sensazione che i tuoi sogni siano, ormai, ermeticamente rinchiusi dentro un sepolcro sigillato.
            Proprio qui, nelle “situazioni limite”, si gioca la sfida più delicata dell’esistenza: lo dico con grande tenerezza, consapevole di trovarmi davanti ad un “punto” estremamente sensibile. Si tratta di situazioni “di confine”, o perché realmente estreme, o perché percepite tali. Ora, di fronte a queste “pagine estreme” della nostra storia, possiamo essere sopraffatti dalla sensazione, o dalla convinzione, che lì l’Amore non abbia un posto, non possa raggiungerci.
            Di conseguenza, rischiamo di rimanere prigionieri in spirali di “non-Amore”, che possono manifestarsi in varie forme: l’aspra autoaccusa, la rassegnata e cinica disperazione, il triste compromesso esistenziale, la riduzione dei propri orizzonti interiori… Spirali che sono una “morte interiore”, sempre più asfissiante, sempre più paralizzante.
            “Li amò sino alla fine”: ecco la sfida di questi tre giorni. In altre parole: se fosse invece possibile riconoscere un Amore, che ci raggiunge nelle nostre “situazioni limite”? Un po’ come accade nel film, commovente, “Collateral beauty”.
            Un Amore che arriva proprio lì, in quelle pagine estreme, attraversandole in ogni riga, fino in fondo. E che ci “provoca” ad abitare le nostre esperienze “di confine”, nella luce di questo medesimo Amore.
            Che significa concretamente? Cosa vuol dire vivere nella luce dell’Amore? Ovviamente, non esiste una ricetta unica, ma soltanto l’attivazione dell’intuizione del cuore, magari con l’aiuto sapiente di qualcuno… e di Qualcuno. Infatti, l’Amore ha, o meglio è, infinite sfumature: a volte è agire, a volte aspettare; a volte parlare, a volte tacere; a volte avvicinarsi, a volte allontanarsi; a volte restare, a volte partire; a volte lasciar andare, a volte accogliere; a volte abbracciare, a volte lasciarsi abbracciare… a volte tutte queste cose insieme…
            In definitiva l’Amore, rivolto all'interno e fuori di sé, è. Sì, è. L’Amore è. Ed è sempre. Dovunque. Ecco la sfida di questi giorni: non cercare surrogati d’Amore, ma l’Amore autentico, a partire da quel che stiamo vivendo.
            Infatti, solo l’Amore può far attraversare questi tre giorni, che si ripresentano sempre nella nostra vita. Può far attraversare ogni “morte interiore”. Attraversare, non bypassare. Attraversare, sapientemente. Per aprirci a quell’”oltre” inimmaginato di Vita, che in realtà ci viene incontro già adesso, al presente, non appena ci apriamo al movimento dell’Amore.
            È un Amore che desidera. Sì. Desidera che tu sia. Sempre. “Sino alla fine”. E oltre ogni fine.
            Sì, desidera che tu sia.
            A costo di risorgere.

            (short version on Instagram)

            #biblicalmeditation #love

            • VienieSeguimi

              VIA CRUCIS

              Prima stazione: Gesù è condannato a morte
              IL PADRE: O mio popolo, o figlio mio, tu percuoti le labbra che cercavano la tua anima e vuoi
              uccidere la Vita e mettere a morte l'Amore. Tu istituisci un tribunale per giudicare la Giustizia,
              oscuri la Luce e percuoti con le verghe la sola carne veramente casta del Figlio dell'uomo, e leghi
              le mani del Creatore come se temessi il suo abbraccio.

              L'ANIMA: Sono diventato un figlio delle tenebre colpendo le palpebre del Sole nascente venuto
              a visitarci. Ho condannato il mio Salvatore e ho lasciato inaridire la fonte della mia vita. Pietà,
              Signore, perdona nella tua grande misericordia l'umanità che cerca di sbarazzarsi del suo solo
              mezzo di salvezza. Liberaci attraverso il sangue di colui che abbiamo messo in catene.

              GESÙ: Tu sia benedetto, Padre, per la potenza del tuo amore che mi ha restituito il giudizio e
              mi ha permesso di prendere su di me la condanna che pesava sul genere umano. Ti benedico
              per la gloriosa libertà dei tuoi figli, acquisita attraverso la vittoria riportata sulle potenze delle
              tenebre.

              Seconda stazione: Gesù è caricato della croce
              IL PADRE: Figlio mio, mio Unico, mio Prediletto, al quale tengo infinitamente più di quanto non
              potesse tenere Abramo ad Isacco, ecco che giunge a me la domanda del figlio che portava sulle
              spalle il legno del suo olocausto: "Dov'è l'agnello del sacrificio?". Figlio mio, mio Amore, tu sei
              la risposta che lo spirito suggerì ad Abramo: "Dio provvederà". Tu sei la fine di ogni fatalità e
              di ogni maledizione.

              L'ANIMA: Ho tagliato, nella mia follia di figlio rabbioso e infelice, l'albero che Dio aveva piantato
              al centro del giardino. L'albero della vita io l'ho maledetto, ed eccolo ora come strumento di
              morte sulle spalle di colui le cui membra porteranno i frutti della vita e faranno di questo luogo
              di tormenti un nuovo Eden.

              GESÙ: Ho tolto la trave che era nel tuo occhio, e lo splendore di ciò che tu ora percepisci ti
              rende cieco. Sii paziente in questa prova, caricati della mia croce, essa ti condurrà; tu vedrai che
              l'amore alleggerisce il giogo di chiunque si affidi alla mia scuola, vedrai come è dolce il fardello
              di colui che porta gli altri, di colui che porta i poveri. E perciò egli porta Dio, porta il mondo.

              Terza stazione: Gesù cade per la prima volta
              IL PADRE: Spargerò la mia sapienza come un vento impetuoso e folle per confondere la sapienza
              dei saggi, e spargerò una debolezza nuova e santa che confonderà la forza dei potenti. Ecco la
              mia saggezza, ecco la follia dell'amore che bacia la polvere dalla quale ho creato gli uomini. Ecco
              la mia debolezza, e la potenza della mia umiltà: voi non avete voluto tornare a me e il vostro
              Dio si è convertito alla vostra natura umana, ma ormai è nella polvere che noi abbiamo
              appuntamento.

              L'ANIMA: Non posso sopportare di vederti cadere come un idolo di pietra. Mi sembra di
              osservare la mia propria caduta, e non posso sopportarlo. Le tue mani sono legate alla trave e
              tu cadi senza poter proteggere il Santo Volto. Insegnami il vero abbandono, insegnami a non
              cercare di attutire le mie cadute con l'autogiustificazione. Insegnami a prendere su di me la
              violenza dell'umiliazione, perché crescano in me la dolcezza e l'umiltà.

              MARIA: È caduto mio Figlio, è caduto il mio piccolo Bambino, è caduto come quando gli
              insegnavo a camminare nella polvere delle vie di Nazaret. E oggi una nuova umanità fa i suoi
              primi passi e cade, e sa subito rialzarsi poiché non conta più sulla sua forza ma su quella di Dio.
              Essa tace e benedice silenziosamente i suoi carnefici, poiché non è più essa che vive, è mio Figlio
              che vive in essa come ha vissuto in me.

              Quarta stazione: Gesù incontra sua Madre
              IL PADRE: Mio popolo, la tua miseria mi sconvolge più dei tuoi peccati, è arrivato a me il grido
              che non posso contenere: "Consolate, consolate il mio popolo". E ciò che nessun profeta ha
              potuto fare, lo fa una giovinetta. Tra le figlie di Eva, ella ha trovato grazia ai miei occhi; ecco la
              Sposa del Consolatore. E, attraverso di lei, io consolo mio Figlio che porta l'afflizione del mondo.

              L'ANIMA: Maria, che fa tuo Figlio? Perché cammina verso la morte? Resti con noi, poiché si è
              levata una nube e le tenebre presto oscureranno la terra. Donna, chi sei tu perché egli ti guardi
              così, che cosa c'è tra te e lui? È il tuo sguardo di dolore e di forza, di gioia segreta e di agonia
              misteriosa e le vostre anime che si toccano e si appoggiano l'una all'altra, e si riposano e
              comunicano alle radici della sofferenza! È mai esistita una tale intima unione tra l'uomo e la
              donna?

              GESÙ: O Madre, tu sei venuta, attratta dalla mia umanità divina come lo era Davide dall'arca
              dell'Alleanza. Tu mi cercavi nella città come la fidanzata tra le guardie. Tu mi hai trovato, amata
              dalla mia anima, e il tuo sguardo trafigge il mio cuore con la sicurezza della lancia del soldato,
              e io so che nel vedermi il tuo cuore è già trafitto, e si unisce perfettamente al mio.

              Quinta stazione: Simone di Cirene aiuta Gesù a portare la sua croce
              IL PADRE: Miei piccoli figli, miei poveri figli, volevo sinceramente che voi viveste nel mio amore
              e nella condivisione della mia gioia, ed ecco salire grida di dolore, gemiti di sorde sofferenze,
              e l'amarezza del vivere si mischia anche ai vostri piaceri. Essa trasmette la vostra guarigione;
              fatela vostra, prendete la croce, se amate la vita.

              L'ANIMA: Tu mi inviti a portare la tua croce quando io so appena portare il peso dei miei giorni
              e delle mie pene; soffro come uomo, come potrei portare la sofferenza di Dio? Ma tu mi dici che
              il tuo fardello non mi schiaccerà, che aprirà il mio cuore e che, se avrò diviso la croce di un altro,
              la mia tristezza si tramuterà in gioia e questa gioia nessuno potrà togliermela.

              GESÙ: Il mio corpo è il tuo corpo. Il mio corpo è immenso e tutte le croci non sono che una sola
              croce, e tutte le sofferenze ne formano una sola e si posano sulle mie spalle, e pesano sul mio
              cuore. Ma il mio corpo è anche il tuo corpo, e il mio cuore è anche il tuo cuore. Io ti do la forza
              e ti associo come l'amico più prezioso alla redenzione del mondo.

              Sesta stazione: Veronica asciuga il volto di Gesù
              IL PADRE: O mia immagine infranta! Chi ha visto il Figlio ha visto il Padre. Ed ecco che si
              manifestano i tratti del grande dolore dell'amore messo alla porta e il tormento della
              misericordia. Figlio mio, io amo te e il tuo viso, ti amo sfigurato dalla lebbra del peccato, ti amo
              come una madre coccola il suo figlio malato, il suo piccolo deforme; egli è unico perché è il suo.

              VERONICA: Ricevi il bacio di questo panno, o viso dell'amore, più bello tra i figli degli uomini.
              Il nuovo Adamo sta per nascere, lo vedo in questo miscuglio di acqua, sangue e fango. Più che
              su questo panno, posati come un sigillo sul mio cuore, imprimi per sempre la tua immagine nella
              carne del cuore dell'uomo.

              GESÙ: Ama ogni uomo che porti questo viso. Ama al di sopra di ogni cosa colui che è stato
              percosso senza motivo, o con ragione, ama colui che ha ricevuto gli sputi del disprezzo e
              dell'anatema. Ama la diversità ogni volta che la incontri, sappi che essa porta la mia immagine.
              Segui l'insegnamento di questa donna che, trasportata dal suo amore, si è precipitata verso di
              me come Francesco verso i lebbrosi.

              Settima stazione: Gesù cade per la seconda volta
              IL PADRE: "Ecco deserta la città celebre, la città gioiosa! Anche i suoi giovani cadranno ai loro
              posti...". Eppure l'avevo promesso: "Il suo piede non si scontrerà con la pietra". Ma io amo le
              pietre di questo cammino di dolore, ognuna di esse potrà diventare un figlio dell'alleanza se io
              non trattengo mio Figlio che si dona all'umanità che è caduta e rimane a terra. Non è forse
              venuto per la caduta e per il risollevarsi di una moltitudine?

              L'ANIMA: Mio Dio, non ho né il coraggio né il desiderio di rialzarmi. E un sottile orgoglio mi dice:
              a cosa serve mantenersi in piedi e tendere al cielo quando sei fatto per la terra che ti attira?
              Oh, la vanità dei miei giorni che volevano innalzarsi fino a te e che ritornano inesorabilmente
              verso la notte originale! Vorrei che tu mi lasciassi alla mia miseria ma mi affascina la tua forza
              nella prova della via della croce.

              GESÙ: Risollevo Adamo dalla sua caduta ripetuta infinitamente, e questa forza che si rinnova
              nelle mie braccia te la prometto e te la darò ogniqualvolta ti avvicinerai al sacramento della
              riconciliazione. Se tu ti spogli, verrò a cercarti come ho cercato Adamo che, nella sua vergogna,
              si nascondeva a Dio. L'Amore non sa null'altro che amare e l'Amore copre una moltitudine di
              peccati.

              Ottava stazione: Gesù incontra le donne di Gerusalemme
              IL PADRE: O mistero della donna che rallegra la creazione, o figlie di Sion venute a consolare
              il cuore di Dio! Maria, Veronica, e voi figlie di Gerusalemme, figlie della città che uccide i profeti.
              In mezzo a voi è colei il cui cuore sarà trafitto, l'onore della vostra razza. Silenziosa, ella
              camminerà tra di voi nelle fiamme della sinagoga incendiata dagli pseudosoldati di Cristo, ella
              camminerà fra voi nelle fiamme di tutte le Auschwitz scaturite dall'odio degli uomini verso Dio,
              fino a quanto tutto Israele sarà salvato.

              L'ANIMA: Dov'ero, Signore, nell'ora della tua angoscia? Cos'ho detto per consolarti? Quale mano
              rassicurante ti ho teso? Solamente le donne si avvicinano a te; dove sono i discepoli di cui faccio
              parte? Eppure l'amore perfetto annienta la paura, e io ho una tale vergogna della mia mancanza
              d'amore e di questa terribile cecità! Uniscimi ulteriormente alla tua passione affinché io ti ami
              di una passione così forte da dimenticare i miei tormenti.

              GESÙ: Quanto siete benedette tra le donne, voi che capite che la rovina di Gerusalemme è
              vicina, poiché è il Tempio che sta per essere abbattuto. Dimenticate la mia sofferenza, che essa
              non sia per voi che un incoraggiamento a soffrire i dolori di una genesi terribile e nuova. Siate
              benedette per la vostra misericordia; vi sarà fatta misericordia nella stessa misura nel giorno
              della disgrazia. Siano benedetti coloro che dimenticano le proprie pene per consolare gli altri.

              Nona stazione: Gesù cade per la terza volta
              IL PADRE: Ho mandato mio figlio pensando che l'avrebbero risparmiato, ma ecco che essi
              uccidono il mio Amore, se ne burlano e lo beffeggiano. Il suo viso non ha più un aspetto umano.
              Questo viso essi lo cercheranno dappertutto, ma hanno infranto lo specchio e ucciso le loro
              anime. Nonostante questo, essi sono sempre miei figli; se essi conoscessero il mio dolore,
              capirebbero fino a che punto sono amati. Cesserebbero di sfigurare il Volto dell'Amore.

              L'ANIMA: Ho commesso l'irreparabile e soffocato in me la voce ancora capace di chiamare Dio.
              Non so più chi sia. Abramo non può ottenere la grazia per Sodoma e il fuoco del cielo consuma
              il vizio, il suicidio e l'assassinio, la vertigine dei drogati e degli alcolisti. Non vi è più speranza.

              GESÙ: Io sono il giusto, il solo a giustificare tutte le Sodoma della terra. È per te, è per loro che
              io cado più in basso della più profonda decadenza umana, perché è Dio che cade e attraverso
              la sua caduta viene a cercare e a salvare coloro che erano perduti. E il fuoco che era destinato
              a te mi divora in un battesimo d'amore, la mia lingua è incollata al mio palato e il grido che sale
              in me giustifica il mondo: "Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno".

              Decima stazione: Gesù è spogliato dei suoi vestiti
              IL PADRE: Ecco che i fratelli omicidi hanno preso il mantello di Giuseppe prima di far scendere
              nelle tenebre colui che li libererà dalle tenebre d'Egitto. Essi non sanno quello che fanno, essi
              accelerano l'ora del trionfo di colui che perseguitano. Il mantello del nuovo Elia sconfiggerà le
              acque della morte. Coloro che hanno spogliato Cristo, io li rivestirò di Cristo per la Pasqua
              eterna, ed essi appariranno davanti a me vestiti di lui come d'un vestito nuziale.

              L'ANIMA: Il Padre si è fatto mediatore d'amore. Egli non possedeva che una sola pecora e, come
              mio padre Davide, gliel'ho rubata, gli ho preso il suo solo abito. Attraverso la tua nudità, o
              Cristo, voglio ormai rivestire coloro che sono nudi nel mondo. Colmare di tenerezza i maltrattati,
              colmare di giustizia e di misericordia coloro che sono stati privati del pane e della dignità,
              colmare del tuo Santo Spirito coloro che hanno fame e sete di conoscerti. Non vivrò abbastanza
              per riparare alla vergogna della tua nudità.

              GESÙ: Non viene soltanto strappato il velo del Tempio, viene denudato Dio. Il cuore che ha
              tanto amato gli uomini si scopre, pronto a ricevere il colpo di lancia. Vi restituisco il mantello che
              copriva la mia carne per restituire a mio Padre il vestito della mia carne e dirgli: "Non ho altro
              abito che il sudore del sangue dell'angoscia dei tuoi figli, che il fango della loro miseria. Ora,
              Padre, rivestimi della tua gloria, affinché a mia volta io possa avvolgerli nel mantello della
              misericordia".

              Undicesima stazione: Gesù è messo in croce
              IL PADRE: Sono io che vi ho creato e voi mi inchiodate le mani perché non benedica più, perché
              cessi l'opera delle mie mani. Trafitte, esse diventano sorgenti di vita abbondante e gli angeli si
              chinano su questo mistero grande e bello. Voi legate l'Amore e, attraverso questi legami,
              l'Amore vi legherà a me in modo indissolubile. Per una sfida suicida, volete estinguere l'Amore
              per mezzo di tutte queste torture, ma alla fine dell'Amore vi è ancora l'Amore del mio figlio
              prediletto.

              L'ANIMA: Gesù, fa' di me l'amante della tua croce. Concedimi di desiderare l'attraversamento
              di ogni opacità perché sia identificato in te, fa' passare attraverso le mie ferite la luce della gloria
              che hai acquisito. Soffrire con te non è più soffrire, e la sofferenza della croce apre una fonte
              inesauribile di gioia. La prova di colui che è inchiodato con te, prigioniero dell'Amore, apre
              l'immenso campo della libertà spirituale.

              GESÙ: Padre, tu non hai voluto sacrificio né olocausto, è la misericordia che volevi; essa aveva
              disertato il frutto delle tue mani, ma tu mi hai dato un corpo e io ti dico: Eccomi qui per fare la
              tua volontà. È arrivata l'ora della grande messa per il mondo ed eccomi, ostia elevata sopra la
              terra. Che io ami i chiodi, che io ami la croce e l'acqua con l'aceto, e tutti gli elementi di questa
              liturgia che salva il mondo!

              Dodicesima stazione: Gesù muore sulla croce
              IL PADRE: Il grande grido dell'Amore è giunto fino a me. Risuonerà eternamente; nulla ormai
              lo farà tacere. Si alzerà in ogni istante, ad ogni eucaristia, ad ogni atto di carità, ad ogni
              sacrificio di santi che sono altri "Cristo", della folla immensa dei fratelli dei quali mio Figlio è il
              primogenito. Mai più sarà proclamata la vittoria della morte e della distruzione. Il grido che sale
              fino a me copre le grida di odio e le grida blasfeme.

              L'ANIMA: O mio re, piego le ginocchia davanti alla tua sovranità. O mio unico amore, vorrei
              rispondere alle tue sette parole d'amore ma nessuna parola può fare eco all'infinito. Ho preso
              con me tua madre e il mio cuore si è aperto ancora di più, la mia casa è grande come il cielo che
              risuona del canto della lode dei cori angelici. O mia attesa superata, come ti restituirò tutto il
              bene che mi hai fatto?

              GESÙ: La Vita non muore. Il grappolo è spremuto, non è più frutto ma vino novello. Ed è in
              questo nuovo inebriamento, fatto di dolore e di amore, che io mi addormento sul petto del
              Padre, poiché tutto è compiuto.
              Ora sappi che nulla potrà fermarti nel tuo cammino verso il regno. Regola i tuoi passi su quelli
              di colui che ha camminato sul mare e domato gli elementi scatenati. Dov'è l'odio degli uomini
              nell'ora della mia morte? L'amore ha avuto l'ultima parola.

              Tredicesima stazione: Gesù è deposto dalla croce
              IL PADRE: Si compie l'elevazione mediante la quale l'Agnello, al quale ritorna la beatitudine:
              "Beati i miti", prende possesso della terra e la strappa alla forza del nemico. Tenevo il corpo di
              Adamo tra le mie braccia divine, che egli non avrebbe mai dovuto abbandonare, come non si
              sarebbe mai dovuto interrompere il bacio attraverso il quale gli donavo il soffio vitale. Golgota,
              dove si è appena giocata la felicità dell'umanità, luogo del cranio, luogo dove ho visto morire
              Adamo.
              Se l'uomo avesse conosciuto il grande dolore che provavo vedendo morire il primo uomo, il mio
              grande dolore nel vedere il figlio dell'Eterno scendere nel regno dei morti! E il dolore nel vedere
              la terribile agonia di mio Figlio, l'agonia della mia anima che mette fine ad ogni disperazione!
              La morte è morta, l'Amore è vita e seme di vita.

              MARIA: Mio Dio, abbandonato nelle mie braccia, Figlio mio, mio Amore e mio Dio. Mio Signore,
              totalmente abbandonato, come nel giorno di Natale il Figlio nelle mie braccia. E in questo
              silenzio dopo le tenebre un altro patto si compie, nel quale non è più il mio ventre ad aprirsi ma
              il mio cuore. E nel dolore di questa rivelazione, io avverto il Corpo di mio Figlio, la Chiesa, più
              grande del mondo.
              O Figlio mio, il cielo e la terra sono pieni dell'eco della tua morte e del tuo amore.

              Quattordicesima stazione: Gesù è portato al sepolcro
              IL PADRE: Si è fatto silenzio, il silenzio della pienezza che precedeva l'istante della creazione,
              l'esplosione luminosa, l'estasi dell'Amore che partorì l'uomo e la bellezza del mondo e di tutto
              ciò che esso contiene. In silenzio il mio Verbo scende nel regno dei morti. La luce della Vita apre
              gli occhi di coloro che brancolavano nella valle dell'ombra. In silenzio egli ritorna, tenendo
              Adamo ed Eva per mano. Non li lascerà mai più; insieme essi ritorneranno perché esploda il
              grande Alleluia di Pasqua.

              MARIA: Il Padre ha riempito il mio cuore del balsamo della saggezza e io veglio come la sola
              Vergine saggia di un mondo divenuto folle. E tutta la speranza del mondo e tutta la sua fede
              ardono nel mio cuore. E il soffio dello Spirito mi colma e dice: "No, tuo Figlio non è morto,
              dorme. E nel silenzio di questo grande sabato del mondo io offro tutte le sofferenze, tutte le
              umiliazioni e tutta la miseria degli uomini".

              • VienieSeguimi

                SENZA DIO, SIAMO SENZA BUSSOLA, E IL MALE PROLIFERA

                Una società nella quale Dio è assente - una società che non lo conosce più e lo tratta come se non esistesse - è una società che perde il suo cri­terio. Nel nostro tempo è stato coniato il motto della «morte di Dio». Quando in una società Dio muore, essa diviene libera, ci è stato assicurato. In verità, la morte di Dio in una società significa anche la fine della sua libertà, perché muore il senso che offre orientamento. E perché vie­ne meno il criterio che ci indica la direzione insegnandoci a distinguere il bene dal male. La società occidentale è una società nella quale Dio nella sfera pubblica è assente e per la quale non ha più nulla da dire. E per questo è una società nella quale si perde sempre più il criterio e la misura dell’umano. In alcuni punti, allora, a volte diviene improvvisa­mente percepibile che è divenuto addirittura ovvio quel che è male e che distrugge l’uomo. È il caso della pedofilia. Teorizzata ancora non troppo tempo fa come del tutto giusta, essa si è diffusa sempre più. E ora, scossi e scandalizzati, riconosciamo che sui nostri bambini e giovani si commet­tono cose che rischiano di distruggerli. Che questo potesse diffondersi anche nella Chiesa e tra i sacerdoti deve scuoterci e scandalizzarci in misura particolare.

                Benedetto XVI, appunti sugli abusi nel clero, aprile 2019

                • VienieSeguimi

                  Un passaggio del testo di Benedetto XVI pubblicato oggi sulle cause degli abusi sessuali nella Chiesa e su come rispondervi: "La fede è un cammino, un modo di vivere. Nella Chiesa antica, rispetto a una cultura sempre più depravata, fu istituito il catecumenato come spazio di esistenza nel quale quel che era specifico e nuovo del modo di vivere cristiano veniva insegnato e anche salvaguardato rispetto al modo di vivere comune. Penso che anche oggi sia necessario qualcosa di simi­le a comunità catecumenali affinché la vita cristiana possa affermarsi nella sua peculiarità." #opzionebenedetto

                  • VienieSeguimi

                    "Tutti i migranti che arrivano in Europa vengono stipati, senza lavoro, senza dignità... E' questo ciò che vuole la Chiesa? La Chiesa non può collaborare con la nuova forma di schiavismo che è diventata la migrazione di massa. Se l'Occidente continua per questa via funesta esiste un grande rischio - a causa della denatalità - che esso scompaia, invaso dagli stranieri, come Roma fu invasa dai barbari. Il mio Paese è in maggioranza musulmano. Credo di sapere di cosa parlo".

                    Card. Robert Sarah, da un'intervista a "Valeurs Actuelles"

                    • VienieSeguimi

                      Io non mi sono sposato per essere onorato ed amato. Certo lo desidero, ma non dipende da me. Io mi sono sposato per amare ed onorare la mia sposa. Ho promesso questo, null’altro. Questo si che dipende da me. Certo anche la mia sposa ha promesso di onorarmi ed amarmi. Questo è però il suo impegno, non il mio. Non è la stessa cosa. Cambia prospettiva. Non mi concentro su ciò che fa o non fa lei, ma su quello che faccio o non faccio io. Io ho promesso di servire. Non mi sono sposato per essere servito, ma per servire. Non ci si sposa per essere amati, ma per amare. Capite bene che se non ci si sposa con questa convinzione il matrimonio sarà un sicuro fallimento.

                      • VienieSeguimi

                        "Fai quello che puoi e chiedi quello che non puoi. Ed Egli farà in modo che tu possa".

                        S. Agostino