“Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20)

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      Autocritica e responsabilità sul Matrimonio Cristiano

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      Un'autocritica su questo potrebbe essere che come Chiesa abbiamo preso in giro Gesù Cristo e i sacramenti che ci ha lasciati, abbiamo svenduto e banalizzato

    • Qui anche il testo: https://www.cercoiltuovolto.it/vangelo-della-domenica/commento-al-vangelo-di-domenica-18-novembre-2018-don-fabio-rosini/
      Commento al Vangelo 18 Novembre - Don Fabio Rosini
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                    Oggi forse possiamo fermarci e domandarci dove stiamo andando, che cosa vogliamo veramente, che senso ha la nostra vita. Quando abbiamo il coraggio di queste domande, significa che abbiamo il coraggio di interrogarci su Dio, perché Dio è l’unico che può rispondere a queste domande che riempiono tutta la nostra vita. (Luigi Maria Epicoco Ft)

                    • VienieSeguimi
                      VienieSeguimi ha pubblicato un articolo Vangelo 17 Novembre + commento

                      Dal Vangelo secondo Luca 18,1-8
                      In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c'era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: "Fammi giustizia contro il mio avversario". Per un po' di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: "Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi"». E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?». 

                      OMELIA 
                      Il vangelo ci racconta che Gesù trascorreva intere notti in preghiera. Gli apostoli, nel desiderio di imitarlo, un giorno chiesero al loro Maestro: "Signore, insegnaci a pregare". Gesù dettò per loro e per noi il Padre Nostro. Lo stesso tema della preghiera ricorre poi più volte in diverse pagine della scrittura sacra. Del resto il bisogno di elevare lo spirito a Dio è innato nell'uomo. Sgorga da quella somiglianza che abbiamo con il nostro creatore e Dio, che indissolubilmente ci lega a Lui. Sgorga dalla umile e vera constatazione della nostra situazione di indigenza e dalla fede che riponiamo nel nostro Signore, da cui ci attendiamo quegli aiuti e quella grazie indispensabili alla nostra crescita spirituale e umana. Oggi Gesù ci raccomanda non solo di pregare, ma di "pregare sempre, senza stancarsi". Solo se instauriamo un rapporto intimo di comunione con Dio arriveremo alla preghiera continua. L'alimento principale della preghiera è infatti l'amore, che lo stesso Signore riversa nei nostri cuori, dandoci la consapevolezza di essere amati da Lui e resi capaci di riamarlo con lo stesso amore. Amore e fede si fondono nell'orazione. Con questi vincoli è facile non dimenticarlo mai ed orientare tutta al vita verso di lui. San Paolo raccomanda ai Corinti: "Sia dunque che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio". Ecco come diventa possibile la preghiera continua; è l'orientamento della vita, è il pensiero costantemente rivolto al Signore. Non può subentrare la stanchezza perché si gode nello stare con Dio, che ci infonde coraggio e sicurezze che nessuno è in grado di garantirsi da solo. Il salmista canta: "Il mio bene è stare vicino a Dio: nel Signore Dio ho posto il mio rifugio". È stato scritto che la preghiera è il respiro dell'anima, il tentativo migliore possibile di percepire e far sentire a Dio la sua presenza in noi. Una presenza paterna, affabile e confortante. Non dovremmo però cadere, come spesso accade, nell'errore di confondere il nostro intimo rapporto con Dio, come la sottoscrizione di una polizza assicurativa totale: egli ci ascolta, ma ci dona, nella sua infinita sapienza, non sempre ciò che chiediamo, ma ciò che più giova alla nostra salvezza. (Padri Silvestrini) 
                       

                      • VienieSeguimi
                        VienieSeguimi ha condiviso un link

                        “Una cosa è essere indotto in tentazione e un’altra essere tentati” (S. Agostino)

                        www.radiospada.org

                          a cura di Giuliano Zoroddu   Sulla questione della fantomatica problematicità della traduzione della sesta petizione del Pater noster vogliamo pubblicare un ultimo commento, questa volt…

                        • VienieSeguimi

                          Dedicato a tutti coloro per i quali si è ritenuto "necessario" modificare il Padre nostro...

                          «Va notato che Cristo ci insegna a chiedere non di non essere tentati, ma di non essere indotti nella tentazione.

                          Se infatti l’uomo vince la tentazione merita la corona; ed è per questo che Giacomo ci ammonisce: “Considerate perfetta letizia, miei fratelli, quando subite ogni sorta di prove” (Gc 1,2), e l’Ecclesiastico aggiunge: “Figlio, se ti presenti per servire il Signore, preparati alla tentazione” (Eccli 2,1).

                          Ecco perché ci viene insegnato a chiedere di non essere indotti nella tentazione prestandole consenso; e S. Paolo commenta: “Nessuna tentazione vi ha finora sorpresi se non umana; infatti Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita e la forza per sopportarla” (1Cor 10,12).

                          Essere tentati è infatti cosa umana, ma consentirvi è cosa diabolica.

                          Forse Dio induce al male dal momento che ci fa dire: “non ci indurre in tentazione”?

                          Rispondo che si dice che Dio induce al male nel senso che lo permette, in quanto, cioè, a causa dei suoi molti peccati precedenti, sottrae all’uomo la sua grazia, tolta la quale, egli scivola nel peccato. Per questo noi diciamo col salmista “Non abbandonarmi quando declinano le mie forze” (Sal 70,9).

                          Dio però sostiene l’uomo, perché non cada in tentazione, mediante il fervore della carità che, per quanto sia poca, è sufficiente a preservarci da qualsiasi peccato. Infatti che “le grandi acque non possono spegnere l’amore” (Ct 8,7).

                          Lo sostiene inoltre col lume dell’intelletto, col quale ci istruisce sulle cose da fare; poiché, come dice il Filosofo: “Ogni peccatore è un ignorante”.

                          E, siccome Dio per bocca sua aveva promesso: “Ti farò saggio, ’indicherò la via da seguire” (Sal 31,8), questo dono Davide lo chiedeva invocandolo: “Signore mio Dio, conserva la luce ai miei occhi, perché non mi sorprenda il sonno della morte, perché il mio nemico non dica: l’ho vinto” (Sal 12,4 5).

                          Noi otteniamo tutto questo col Dono dell’Intelletto, mediante il quale, se non consentiamo alla tentazione, conserviamo un cuore puro, del quale viene detto “Beati i puri di cuore” (Mt 5,8).

                          In questa maniera perverremo alla visione beatifica, alla quale ci faccia giungere il Signore».

                          S. Tommaso, Commento al Padre nostro, 6

                          • VienieSeguimi
                            VienieSeguimi ha pubblicato un articolo Vangelo 16 Novembre + commento

                            Dal Vangelo secondo Luca 17,26-37
                            In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell'uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca e venne il diluvio e li fece morire tutti. Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell'uomo si manifesterà. In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa, non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni indietro. Ricordatevi della moglie di Lot. Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva. Io vi dico: in quella notte, due si troveranno nello stesso letto: l'uno verrà portato via e l'altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l'una verrà portata via e l'altra lasciata». Allora gli chiesero: «Dove, Signore?». Ed egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi».

                            OMELIA 
                            È un linguaggio apocalittico quello che ci propone oggi la liturgia della Parola nel brano di Vangelo di Luca. Realtà umane ed escatologiche s'intrecciano. Sul nostro mondo sta per essere irrorato l'amore misericordioso del Padre, con l'immolazione del Figlio suo Gesù Cristo. Egli dice che sarà un fuoco che si accende ed arde sul mondo. Vuole dirci che, per assurdo, dinanzi all'evento centrale della storia, c'è ancora la possibilità di una incomprensibile indifferenza da parte degli uomini. Già era accaduto qualcosa di simile in passato: le grandi teofanie da una parte e le imperdonabili disattenzioni degli uomini dall'altra. Ora la teofania è diventata presenza viva del Figlio di Dio. La sua incarnazione e la sua immolazione significheranno la redenzione universale dell'intera umanità; è la suprema manifestazione del Cristo, la più grande teofania della storia. Nessuno però potrà più sfuggire agli influssi divini della sua infinita misericordia. Quell'amore senza limiti è destinato a scandire l'ultima inevitabile selezione: o salvati e redenti per quel sacrificio e per la libera e gioiosa adesione personale a Cristo o irrimediabilmente condannati per un colpevole definitivo rifiuto. Così si diventa "cadaveri", dilaniati dagli avvoltoi. In questo contesto leggiamo la sua sentenza: "Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà, chi invece la perde la salverà". Salvare la propria vita nel concetto umano più immediato, significa reclamare ancora la propria libertà, esimersi dall'influsso divino, spendere la vita in completa autonomia. Perderla per Cristo significa quella umile sottomissione che ci fa godere dei frutti della redenzione e ci assimila a Cristo, che ci conferisce una più sublime somiglianza a sè e al nostro Creatore e Padre. Purtroppo siamo ancora spesso vittime di quella primordiale tentazione che ci insinua che la personale libertà è l'apice dell'auto-realizzazione per l'uomo. Noi credenti preferiamo invece di ridare a Dio il primato che gli spetta, consapevoli che questa è la via che ci consente la nostra piena realizzazione. (Padri Silvestrini) 

                          • Sono giorni difficili, per noi poveracci che non facciamo "categoria argomentativa". Ci hanno cambiato il Padre Nostro perché all' uomo pare brutto pensare che Dio possa indurre/mandare le tentazioni. 
                            Traduzione o rimodellamento della verità? Non sono una teologa e neanche una liturgista e forse, dico forse, tutto questo gran male non è. Perché? Per due motivi:

                            1. Leggo la Bibbia senza "principi ermeneutici" alla moda. Sono una cattolica che cerca di capire quello che chiede a Dio, né modernista né tradizionalista né tutte le categorie stupide scritte dai "DIVISORI" pennaioli che di mestiere dividono con l' inchiostro. O si è cattolici o non lo si è. Il resto viene dai Castelli Romani coi fiaschi di vino cattivo.

                            2. Se ho bisogno di capire meglio qualche cosa vado a chiedere a chi ne sa. E non da chi crede di saperne. Chiedere consiglio e lume è sempre cosa buonissima ma anche un rischio se si cade nelle mani di "tuttologi", direttori spirituali, sacerdoti confusi e allo stesso tempo sicuri delle loro ignoranti aperture a tutto ciò che non viene da Dio ma coccola il mondo.
                            Poi si predica "conversione". Ma verso quale Gesù? Quello di ieri, quello di oggi o quello che verrà domani?

                            Nel libro di Giobbe è chiaramente detto che Satana deve chiedere il permesso per tentarlo e Dio lo concede e mette un limite: purché non si tocchi la sua vita. Dio Padre ha fiducia dei Suoi figli e per questo li mette alla prova. Tanto difficile da accettare?
                            E il San Michele Arcangelo (tradotto da schifezza rispetto al latino), non è forse frutto della visione di Papa Leone XIII il 13 ottobre (!) 1884 che vide e udí il dialogo tra Satana e il Signore in cui chiedeva a Gesù 100 anni di tempo per distruggere la Sua Chiesa? Gesù acconsentí perché fosse chiaro all' uomo che ha in sé la grazia e i mezzi, dati da Lui, per poter liberamente vincere le Potenze del Male e scegliere di restare fedele a Dio. Perché si grida "al Satana!al Satana!" ma per scherzo??

                            Forse che Satana è un principio di Male autonomo in tutto da Dio? L' onnipotenza di Dio troverebbe un limite nella potenza malefica del Satana che può davvero distruggere s il Regno di Dio? 
                            Come se non fosse mai stato vinto da Cristo e come non fosse mai stato precipitato dall' Alto sulla terra a muovere guerra contro i discendenti della donna? (Ap. 12, 15-17).
                            Certo che Dio ci permette e ci conduce nella tentazione, perché guai se ci entrassimo da soli! Sarebbe uno scontro perso in partenza. Permette, misura e ci accompagna nella tentazione, per insegnarci a COMBATTERE! Tanto difficile da accettare? Come ci si allena a fare il pugile? Prendendo a pugni l' aria?

                            COSA NON VI È CHIARO FRATELLI?

                            Ma, d' altra parte, proprio il presunto principio di autosufficienza ha portato Adamo ed Eva a peccare. Dio poteva impedire il peccato originale? Ovviamente si. 
                            Poteva impedire tutta la storia della caduta dell' uomo? Ovvio che si!
                            Allora perché non lo ha fatto?
                            Perché ha dato a Satana un tempo storico per tentare di distruggere tutta la Chiesa?
                            E perché si chiede di pregare il San Michele Arcangelo (tradotto in milioni di versioni tanto che nelle parrocchie non si pregava più in una sola maniera! Ma vedete quanto casino di traduzione c'è per una sola preghiera???), perché si crede che la Chiesa sia sotto attacco ma non si crede che QUESTO È VOLUTO E PERMESSO DA DIO?

                            Poteva risparmiare il FIGLIO dalla Croce e potrebbe risparmiare la Chiesa dall' attacco...ma non lo fa.
                            Saremmo burattini. Occorre comprendere che la LIBERTÀ portata da Cristo che è la VERITÀ, non viene capita da chi ancora confonde il "libero arbitrio" in salsa buonista con la LIBERTÀ dei FIGLI DI DIO. LA LIBERTÀ DI VINCERE IL MONDO! 
                            (Tra l' altro consiglio vivamente di leggere il "Dialogo" di Santa Caterina di Genova che ha 3 protagonisti: l' anima, il corpo e il libero arbitrio come arbitro tra i due. Che poi fa il buon arbitro ma è il vero nemico di Dio, travestito da mediatore buono- in versione ecclesiale è il clericalismo-).

                            Personalmente continuerò a pregare il Padre Nostro così come è stato fedelmente e anticamente tradotto. Là dove la traduzione è una opinione personale del momento, non vedo disobbedienza. Perché fra altri dieci anni, magari, cambieranno di nuovo e pure il Magnificat! Chi lo sa! Se siamo nella "Rivoluzione permanente", scusatemi tanto, ma soffro di cervicali e scendo dalla giostra. Scendo per stare ferma e salda. E perché il Vangelo mi dice "di non andare oltre e di rimanere salda nella dottrina". La CEI è al di sotto del Vangelo. Può propormi ma non impormi una preghiera che deforma la mia stessa volontà nel pregare. Non posso dire con la lingua una cosa (perché così è più facile liquidare il mistero del male), e col cuore supplicare Dio perché mi dia una "tregua momentanea dalle tentazioni". 
                            Sarei divisa in me stessa dalla stessa preghiera.
                            Oppure la preghiera è solo un tot di parolette..dette solo per far "conversazione religiosa in luogo sacro semi serio".

                            Poi c'è il cambio nel Gloria: con la nuova formula della preghiera più conosciuta cambierà anche l'inizio del Gloria ("pace in terra agli uomini, amati dal Signore"). Dunque, salutiamo con la manina la Signora "buona volontà" perché la pace arriva su tutti, anche su quelli che non la vogliono, ma tant' è! Siamo amati dal Signore...piove pace!
                            Allora, perché tanto gridare al mondo "via le armi nucleari! Via la pena di morte! Pace!" Perché creare una Cattedra della Pace se la buona volontà non conta più?
                            Tanto...piove dall' Alto anche senza la nostra vera voglia di cercarla.
                            Siamo in pace perché amati dal Signore. Ora, io capisco che la venuta del Cristo è la Bella NOTIZIA. Ma l' altra metà dell' ANNUNCIO è che CRISTO può essere rifiutato e rinnegato ancora. Ciao ciao pace....insieme alla signora "buona volontà."

                            "Grazia Misericordia e Pace saranno con noi da parte di Dio Padre e da parte di Gesù Cristo, Figlio del Padre, nella Verità e nell' Amore", dice San Giovanni. CHI VIVE NELLA VERITÀ E NELL' AMORE RICEVE I DONI DI DIO.

                            Chi va oltre...avrà un gran mal di testa.
                            Minimo.

                            P. S. 
                            Nei giorni scorsi ho sentito molte stupidità su cosa voglia dire vivere nella Verità o testimoniare la VERITÀ.
                            Essere esatti? Essere precisini? Essere coerenti? Essere testimoni?

                            No. È essere così poveri (di noi stessi) da non voler neanche essere testimoni, bensì Sacramento del Dio vivente. La Verità è quell' unico VIVENTE, vero uomo e vero Dio, che resiste ad ogni brutta figura di questo mondo. È eterno e risorto. Lui permane, io no. 
                            Ci sono molte razze di "pavoni" in Chiesa istituzione. Molte. I peggiori sono quelli buoni che fanno i finti umili. Le chiocce..materne: Quelle che ti fucilano con lo sguardo se non "fai come ti dicono loro" o se non ringrazi per l' inutile.

                            Ringrazio, invece, don Nicola Bux per averci ricordato, di recente, un discorso di sant'Atanasio ai (pochi) cristiani rimasti fedeli durante la crisi ariana.
                            Eccolo qua:

                            "Che Dio vi consoli! ... Quello che rattrista ... è il fatto che gli altri hanno occupato le chiese con violenza, mentre in questo periodo voi vi trovate fuori. E' un dato di fatto che hanno la sede, ma voi avete la fede apostolica. Possono occupare le nostre chiese, ma sono al di fuori della vera fede. Voi rimanete al di fuori dei luoghi di culto, ma la fede abita in voi. Vediamo: che cosa è più importante, il luogo o la fede? La vera fede, ovviamente: Chi ha perso e chi ha vinto in questa lotta - quella che mantiene la sede o chi osserva la fede? È vero, gli edifici sono buoni, quando vi è predicata la fede apostolica; essi sono santi, se tutto vi si svolge in modo santo ... Voi siete quelli che sono felici, voi che rimanete dentro la Chiesa per la vostra fede, che mantenete salda nei fondamenti come sono giunti fino a voi dalla tradizione apostolica, e se qualche esecrabile gelosamente cerca di scuoterla in varie occasioni, non ha successo. Essi sono quelli che si sono staccati da essa nella crisi attuale. Nessuno, mai, prevarrà contro la vostra fede, amati fratelli, e noi crediamo che Dio ci farà restituire un giorno le nostre chiese. Quanto i più violenti cercano di occupare i luoghi di culto, tanto più essi si separano dalla Chiesa. Essi sostengono che rappresentano la Chiesa, ma in realtà sono quelli che sono a loro volta espulsi da essa e vanno fuori strada. Anche se i cattolici fedeli alla tradizione sono ridotti a una manciata, sono loro che sono la vera Chiesa di Gesù Cristo. (Coll. Selecta SS. Eccl. Patrum. Caillu e Guillou, vol. 32, pp 411-412). "

                            Ma non siete ancora stanchi di usare il nome di Gesù per parlare di altro solo perché non avete più fede?
                            Si vede...sapete? Sappiatelo!

                            L. F.

                            FONTE: https://www.facebook.com/groups/598611773650001/permalink/1110809942430179/

                            • VienieSeguimi

                              Profezia di San Nicola di Flüe, 1417-1487:
                              "Oh figli miei, non lasciatevi condurre sulla cattiva strada dalle innovazioni... Rimanete sempre sulla stessa strada, sugli stessi sentieri percorsi dai vostri padri. Preservate e mantenete ciò che vi è stato insegnato. Sarà abbastanza se resisterete agli attacchi, alle tempeste e agli uragani che sorgeranno con grande violenza.
                              La Chiesa sarà punita perché la maggioranza dei suoi membri, in alto e in basso, si pervertiranno. La Chiesa affonderà sempre di più finché alla fine sembrerà essersi estinta, e la successione di Pietro e degli altri Apostoli sembrerà conclusa.
                              Ma, dopo questo, sarà vittoriosamente esaltata alla vista di tutti i dubbiosi".

                              • VienieSeguimi

                                "Se vuoi imparare e conoscere qualcosa, in modo spiritualmente utile, cerca di essere ignorato e di essere considerato un nulla. È questo l’insegnamento più profondo e più utile, conoscersi veramente e disprezzarsi. Non tenere se stessi in alcun conto e avere sempre buona e alta considerazione degli altri; in questo sta grande sapienza e perfezione.

                                3. Anche se tu vedessi un altro cadere manifestamente in peccato, o commettere alcunché di grave, pur tuttavia non dovresti crederti migliore di lui; infatti non sai per quanto tempo tu possa persistere nel bene. Tutti siamo fragili; ma tu non devi ritenere nessuno più fragile di te".

                                (da "L'imitazione di Cristo")

                                • VienieSeguimi
                                  VienieSeguimi ha pubblicato un articolo Vangelo 15 Novembre + commento

                                  Dal Vangelo secondo Luca 17,20-25
                                  In quel tempo, i farisei domandarono a Gesù: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l'attenzione, e nessuno dirà: "Eccolo qui", oppure: "Eccolo là". Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!». Disse poi ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell'uomo, ma non lo vedrete. Vi diranno: "Eccolo là", oppure: "Eccolo qui"; non andateci, non seguiteli. Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all'altro del cielo, così sarà il Figlio dell'uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione». 

                                  OMELIA 
                                  Aspettare al tempo stesso ardentemente e pazientemente, senza pretendere di vedere arrivare la cosa, né di sapere come arriverà: ecco qualcosa di assai difficile. Quando arriverà il regno? ci chiediamo con i farisei. E alcuni si affidano ai calcoli. Altri gridano: Eccolo, è qui. No, risponde in anticipo Gesù: le domande che riguardano il momento, il luogo e il modo rimarranno sempre senza risposta, e anche senza oggetto: la sorpresa sarà totale, renderà polvere tutte le false domande. Ma le parole di Gesù ci riportano da questa attesa del futuro ai giorni del Figlio dell'uomo, cioè al tempo dell'Incarnazione: il regno di Dio è in mezzo a voi. Per riconoscerlo bisognerà che i farisei credano e comprendano che questo regno è Gesù stesso e ciò che egli dice, Gesù e la passione che egli vede avvicinarsi. Oggi il Regno non è ancora e sempre in mezzo a noi? Non si trova in embrione ovunque ci si ricordi dei giorni del Figlio dell'uomo, si aspetti il suo giorno, e si traduca questo ricordo e questa speranza in amore e fervore?

                                  • VienieSeguimi

                                    Se voi sarete nella santa fede, mai nel vostro cuore ci sarà tristezza! Perché la tristezza non procede da altro se non dalla fede che noi poniamo nelle creature, perché le creature sono cosa morta e caduca che vengono meno; e il cuore non si può mai riposare se non in cosa stabile e ferma.
                                    Santa Caterina da Siena

                                    • VienieSeguimi
                                      VienieSeguimi ha pubblicato un articolo Vangelo 14 Novembre + commento

                                      Dal Vangelo secondo Luca 17,11-19
                                      Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all'infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va'; la tua fede ti ha salvato!». 

                                      OMELIA 
                                      Tutto l'interesse di questo passo si concentra sul contrasto tra il prima e il dopo. Dieci intercedono, ma uno solo ritorna per rendere grazie, per mettere in relazione con Gesù, riconoscendola, la grazia della sua guarigione. Ora, e ciò è ancora più significativo, l'unico che ritorna è un Samaritano: uno straniero, come dice Gesù, ma anche un uomo dalla religione dubbia e sbagliata. Ne dedurremo che tutte le religioni si equivalgono? No, ma che alcuni uomini dei quali abbiamo ragione di rifiutare la religione, o l'assenza di religione, possono ampiamente darci delle lezioni, per quanto riguarda il senso di Dio, la forza di convinzione, la generosità nei confronti degli altri. L'assenza di riconoscenza verso Dio - e dove si esprime meglio questa riconoscenza se non nella liturgia dell'Eucaristia in particolare? -, l'assenza dell'azione di grazie trasforma l'essere umano in consumatore e approfittatore. Essa lo disumanizza fin nel profondo dello spirito e del cuore. Meravigliatevi di Dio: attraverso ciò che gli domandate, riconoscerete che desiderate Dio stesso. E, nella fede, è la salvezza che riceverete: quello slancio attraverso il quale Cristo ci dà al Padre e ci dà il Padre. 
                                       

                                      • Raffaele
                                        Raffaele si è appena iscritto/a
                                        • VienieSeguimi
                                          VienieSeguimi ha pubblicato un articolo Vangelo 13 Novembre + commento

                                          Dal Vangelo secondo Luca 17,7-10
                                          In quel tempo, Gesù disse: «Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: "Vieni subito e mettiti a tavola"? Non gli dirà piuttosto: "Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu"? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: "Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare"». 

                                          OMELIA 
                                          È innato nell'essere umano attendersi una ricompensa ed una gratificazione, dopo aver adempiuto ad un proprio dovere. Tutto il lavorio dell'uomo è orientato infatti al conseguimento di un giusto salario e ad una adeguata ricompensa. Non è così nei confronti del Signore: da Lui, fonte di ogni bene, Signore dell'universo, nulla possiamo pretendere, anche se tutto speriamo da Lui. Il rapporto infatti che instauriamo con Dio non è confrontabile con quello che viviamo nei confronti del nostro prossimo. "Essere servi del Signore, significa regnare", garantirsi cioè l'accesso al regno di Dio e godere della sua ineffabile presenza santificante già in questo mondo. Non può essere quindi oggetto di un baratto e ancor meno una pretesa. Ridurremmo il buon Dio ad un semplice buon padrone se lo pensassimo come un datore di lavoro con tutti quei vincoli e obblighi reciproci che li regolano. È per questo che il Signore oggi ci dice che: "Quando avrete fatto tutto quello che vi stato ordinato, dite "siamo servi inutili". Non è l'esortazione ad un semplice gesto di umiltà, ma il riconoscimento del primato di Dio nell'amore e la consapevolezza che non saremo mai in grado di offrirgli un servizio adeguato alla sua divina maestà. Senza la sua grazia nessuna azione umana, per quanto giusta, potrebbe meritare un premio eterno, la cui essenza è lo stesso amore di Dio, di cui saremo riempiti per l'eternità. Tuttavia in altre parti del Vangelo lo stesso Signore non manca di esortarci al bene anche in vista del premio finale. Ai suoi apostoli egli dice: "In verità vi dico: voi che mi avete seguito, nella nuova creazione, quando il Figlio dell'uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù di Israele". Ci parla ripetutamente del premio riservato a coloro che gli rimangano fedeli, ma tutto questo ci conferma che solo dalla bontà divina sgorga l'incommensurabile premio. Lo stesso San Paolo, prossimo ormai a concludere la sua buona battaglia, afferma: "Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione". 

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