Gesù è sacrificato per noi

Ora passiamo a un momento cruciale. A questo punto, il piano di Dio di sacrificare quest’uomo perfetto sta giungendo a compimento. Sarà importante per noi capire perché doveva essere sacrificato. Assicurati di ripensare alle storie precedenti in modo da poter collegare queste storie insieme!

Gesù viene giudicato e appeso a una croce per morire, anche se è stato trovato innocente di ogni accusa. Potrebbe essere questa la fine per il Messia?

Leggi la storia – Luca 22:66 – 23:56

Appena fu giorno, si riunirono le autorità del popolo, i capi dei sacerdoti e i maestri della Legge. Fecero condurre Gesù davanti al loro tribunale e gli dissero:

— Se tu sei il Messia, dillo apertamente a noi.

Ma Gesù rispose:

— Anche se lo dico voi non mi credete. Se invece vi faccio domande voi non mi rispondete. Ma d’ora in avanti il Figlio dell’uomo starà accanto a Dio Onnipotente.

Tutti allora domandarono:

— Dunque, tu sei proprio il Figlio di Dio?

Gesù rispose loro:

— Voi stessi lo dite! Io lo sono!

I capi allora conclusero: «Ormai non abbiamo più bisogno di prove! Noi stessi lo abbiamo udito direttamente dalla sua bocca».

Tutta quell’assemblea si alzò e condussero Gesù da Pilato. Là, cominciarono ad accusarlo: «Quest’uomo noi lo abbiamo trovato mentre metteva in agitazione la nostra gente: non vuole che si paghino le tasse all’imperatore romano e pretende di essere il Messia-re promesso da Dio».

Allora Pilato lo interrogò:

— Sei tu il re dei Giudei?

Gesù gli rispose:

— Tu lo dici!

Pilato quindi si rivolse ai capi dei sacerdoti e alla folla e disse:

— Io non trovo alcun motivo per condannare quest’uomo.

Ma quelli insistevano dicendo: «Egli crea disordine tra il popolo. Ha cominciato a diffondere le sue idee in Galilea; ora è arrivato fin qui e va predicando per tutta la Giudea».

Quando Pilato udì questa accusa domandò se quell’uomo era galileo. Venne così a sapere che Gesù apparteneva al territorio governato da Erode. In quei giorni anche Erode si trovava a Gerusalemme: perciò Pilato ordinò che Gesù fosse portato da lui.

Da molto tempo Erode desiderava vedere Gesù. Di lui aveva sentito dire molte cose e sperava di vederlo fare qualche miracolo. Perciò, quando vide Gesù davanti a sé, Erode fu molto contento. Lo interrogò con insistenza, ma Gesù non gli rispose nulla. 10Intanto i capi dei sacerdoti e i maestri della Legge che erano presenti lo accusavano con rabbia. Anche Erode, insieme con i suoi soldati, insultò Gesù. Per scherzo gli mise addosso una veste splendida e lo rimandò da Pilato. Erode e Pilato erano sempre stati nemici tra di loro: quel giorno invece diventarono amici.

Pilato riunì i capi dei sacerdoti, altre autorità e il popolo, e disse loro:

— Voi mi avete portato qui quest’uomo come uno che mette disordine fra il popolo. Ebbene, ho esaminato il suo caso pubblicamente davanti a voi. Voi lo accusate di molte colpe, ma io non lo trovo colpevole di nulla. 15Anche Erode è dello stesso parere: tant’è vero che lo ha rimandato da noi senza condannarlo. Dunque, quest’uomo non ha fatto nulla che meriti la morte. Perciò lo farò flagellare e poi lo lascerò libero.

Ma tutti insieme si misero a gridare:

— A morte quest’uomo! Vogliamo libero Barabba!

Barabba era stato messo in prigione perché aveva preso parte a una sommossa del popolo in città e aveva ucciso un uomo.

Pilato parlò di nuovo ai presenti perché voleva liberare Gesù. 21Ma essi gridavano ancora più forte:

— In croce! In croce!

Per la terza volta Pilato dichiarò:

— Ma che male ha fatto quest’uomo? Io non ho trovato in lui nessuna colpa che meriti la morte. Perciò lo farò frustare e poi lo lascerò libero.

Essi però insistevano a gran voce nel chiedere che Gesù venisse crocifisso. Le loro grida diventarono sempre più forti.

Alla fine Pilato decise di lasciar fare come volevano. Avevano chiesto la liberazione di Barabba, quello che era stato messo in prigione per sommossa e omicidio, e Pilato lo liberò. Invece consegnò loro Gesù perché ne facessero quello che volevano.

Presero Gesù e lo portarono via. Lungo la strada, fermarono un certo Simone, originario di Cirène, che tornava dai campi. Gli caricarono sulle spalle la croce e lo costrinsero a portarla dietro a Gesù.

Erano in molti a seguire Gesù: una gran folla di popolo e un gruppo di donne che si battevano il petto e manifestavano il loro dolore per lui.

Gesù si voltò verso di loro e disse: «Donne di Gerusalemme, non piangete per me. Piangete piuttosto per voi e per i vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le donne che non possono avere bambini, quelle che non hanno mai avuto figli e quelle che non ne hanno mai allattato.

«Allora la gente comincerà a dire ai monti:

“Franate su di noi”
e alle colline: “Nascondeteci”.

Perché se si tratta così il legno verde, che ne sarà di quello secco?».

Insieme con Gesù venivano condotti a morte anche due malfattori.

Quando furono arrivati sul posto detto «luogo del Cranio», prima crocifissero Gesù e poi i due malfattori: uno alla sua destra e l’altro alla sua sinistra.

Gesù diceva: «Padre, perdona loro perché non sanno quel che fanno». I soldati intanto si divisero le vesti di Gesù, tirandole a sorte.

La gente stava a guardare. I capi del popolo invece si facevano beffe di Gesù e gli dicevano: «Ha salvato tanti altri, ora salvi se stesso, se egli è veramente il Messia scelto da Dio».

Anche i soldati lo schernivano: si avvicinavano a Gesù, gli davano da bere aceto e gli dicevano: «Se tu sei davvero il re dei Giudei salva te stesso!».

Sopra il capo di Gesù avevano messo un cartello con queste parole: «Quest’uomo è il re dei Giudei».

I due malfattori intanto erano stati crocifissi con Gesù. Uno di loro, insultandolo, diceva:

— Non sei tu il Messia? Salva te stesso e noi.

L’altro invece si mise a rimproverare il suo compagno e disse:

— Tu che stai subendo la stessa condanna non hai proprio nessun timore di Dio? 41Per noi due è giusto scontare il castigo per ciò che abbiamo fatto, lui invece non ha fatto nulla di male.

Poi aggiunse:

— Gesù, ricordati di me quando sarai nel tuo regno.

Gesù gli rispose:

— Ti assicuro che oggi sarai con me in paradiso.

Verso mezzogiorno si fece buio per tutta la regione fino alle tre del pomeriggio. Il sole si oscurò e il grande velo appeso nel Tempio si squarciò a metà. Allora Gesù gridò a gran voce: «Padre, nelle tue mani affido la mia vita». Dopo queste parole spirò.

L’ufficiale romano, vedendo quel che accadeva, rese gloria a Dio dicendo: «Egli era veramente un uomo giusto!». 48Anche quelli che erano venuti per vedere lo spettacolo, davanti a questi fatti se ne tornavano a casa battendosi il petto. Invece gli amici di Gesù e le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea se ne stavano a una certa distanza e osservavano tutto quel che accadeva.

Vi era un certo Giuseppe originario di Arimatèa. Faceva parte anche del tribunale ebraico, ma non aveva approvato quel che gli altri consiglieri avevano deciso e fatto contro Gesù. Era uomo buono e giusto, e aspettava con fiducia il regno di Dio. Giuseppe dunque andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Lo depose dalla croce e lo avvolse in un lenzuolo. Infine lo mise in un sepolcro scavato nella roccia, dove nessuno era stato ancora deposto.

Era la vigilia del giorno di festa, già stava per cominciare il sabato. Le donne, che erano venute con Gesù fin dalla Galilea, avevano seguito Giuseppe. Videro la tomba e osservarono come veniva deposto il corpo di Gesù. Poi se ne tornarono a casa per preparare aromi e unguenti. Il giorno festivo lo trascorsero nel riposo, come prescrive la legge ebraica.

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